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VOLLEY FEMMINILE B1 / Chiara Verdacchi: ” Vorrei essere un’atleta non un numero”

Il pensiero del capitano della Termoforgia. “lo Stato Italiano non mi riconosce come professionista ed il silenzio della Federazione Pallavolo in questo momento è assordante”

CASTELBELLINO, 14 marzo 2020 – Chiara Verdacchi è il capitano della Termoforgia Castelbellino.

In Vallesina da quattro anni, ha saputo farsi apprezzare in campo e fuori. Talento indiscusso e parole mai banali per Chiara. In questi giorni di difficoltà generale, con una sosta forzata e sgradita, ha utilizzato la sua pagina facebook per lasciarsi andare ad un pensiero forte, libero, profondo, proprio come lei.

Rispettare il Decreto Ministeriale non è solo una scelta obbligata, ma anche morale, di senso civico. E su questo mi pare di essere tutti profondamente d’accordo, anche se lo str**** di turno ci sarà sempre. Purtroppo. Però quel “restate a casa” per me è veramente di difficile interpretazione in questo momento. Gioco a pallavolo da sempre, da quando andavo in quinta elementare, e ci “gioco” tuttora. Si, “gioco”, perché lo Stato Italiano non mi riconosce di essere una professionista, anche se dedico interamente le mie giornate, il mio fisico e la mia testa a questo sport. Anche se mi trovo in un circuito nazionale (la Serie B1) e anche se le società che lo compongono fanno dei grossi sacrifici per sostenere i costi del campionato, dello staff e dei vari organici. Quindi, riassuntino veloce: io non sono un’atleta io gioco e basta. Non lo sono quelle di serie A, figurati noi, abbandonate da Dio in serie B. A tal punto che per quanto riguarda noi giocatrici, si parla sempre di “rimborso”: trattandosi di gente che si diletta e non lavora, a noi non ci pagano. Ci rimborsano. Perciò noi siamo “dilettanti” allo sbaraglio in giro per l’Italia. Noi siamo paradossalmente invisibili e, di fatto, ci ritroviamo in posti in cui ci trasferiamo esclusivamente per diletto, per passione, senza appartenere a categoria alcuna. È chiaro, senza passione si fa poco o nulla, ma in serie B non può esserci solo quello altrimenti non potrebbe essere una competizione competitiva e non potrebbe appartenere al circuito nazionale. Definire la situazione attuale anormale è di certo riduttivo e proprio la sua manifestazione imprevista e improvvisa sta inevitabilmente facendo risalire in superficie un problema che seppur celato c’è. Noi giocatrici siamo in quelle che attualmente chiamiamo case, circondate dall’affetto e dal sostegno di un paese che non è il nostro, nonostante ci abbia accolto a braccia aperte. Non siamo a casa nostra, noi siamo nelle case che le società – non senza fatica – sono riuscite a metterci a disposizione. E se la comunità intorno, in qualche modo, si fa sentire, il silenzio della Federazione Pallavolo è assordante. Fino ad una settimana fa, le uniche comunicazioni sono state: “Potete allenarvi, ma solo se vi disinfettate le mani ogni 5 minuti di gioco e se mantenete un metro di distanza l’una dall’altra”. Ma siete seri? E adesso che siamo – giustamente – ferme, nessuno che si prenda la briga di dire quale sarà il nostro futuro. Volete concludere il campionato oppure bloccare/congelare tutto? Volete giocare direttamente i playoff e pensare a dei playout (ovviamente quando sarà possibile farlo in tutta sicurezza sanitaria)? State pensando a cosa dovremmo fare dopo questo periodo di quarantena?! E soprattutto, dobbiamo rientrare nelle nostre effettive residenze (e sgravare la responsabilità delle società concernente la nostra incolumità fisica) oppure no? Lungi da me far passare l’idea di voler fare cose contrarie a quelle emanate dal decreto. Sia chiaro, chi vuole farmi passare per una pazza che vuole giocare per forza, si accomodi fuori. Ci sono altre priorità al momento ed è giusto che si parli di altro. Ma quando questo marasma finirà, perché questo schifo finirà, voglio proprio vedere come la Federazione si rivolgerà a noi giocatrici, staff e organici in giro per l’Italia. Che stupida, farà come sempre: non ci degnerà nemmeno di una parola. Vorrei essere un’atleta e non un mero numero di tesseramento. un’atleta. Chiara”.

Marco Pigliapoco

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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