Calcio Amarcord / Mondiale senza Italia ma dopo 52 anni con Haiti, come quella volta che Trevisan…

Il piccolo Paese caraibico, sotto dittatura, si qualifica nel 1974 grazie a un tecnico giramondo italiano, che prima del Mondiale perde il posto passando poi alla Vigor Senigallia.
Tra i gesti in mondovisione di Chinaglia a Valcareggi e riti vodoo, una storia di oltre mezzo secolo fa
SENIGALLIA, 9 Giugno 2026 – L’Italia non c’è, ed ormai è, se non una abitudine, quantomeno una notizia a metà visto che gli azzurri saltano il Mondiale per la terza volta di fila confermando la crisi totale del calcio italiano, palesata pure a livello di qualità della serie A e di risultati nelle coppe europee.
In un Mondiale a 48 squadre però c’è posto – se non per tutti (e l’Italia ne è la prova) – quantomeno per molti, e cosi si potrà assistere, nella rassegna che inizia in Messico giovedì 11 giugno, a qualche storico debutto, come quello del piccolo Curacao, e ad inaspettati ritorni, come quello di Haiti, che torna alla rassegna iridata 52 anni dopo la prima e unica volta.
Era Germania Ovest 1974, e Haiti nella prima fase incontrò proprio l’Italia in una partita rimasta nella storia del calcio di entrambi i Paesi.
Gli azzurri del Ct Valcareggi erano reduci dal Mondiale 1970 concluso al secondo posto dietro al Brasile di Pelè (chi non l’ha mai vista, si guardi le rete di testa in finale del fuoriclasse brasiliano, che sembra arrivare in cielo sovrastando un mastino come Burgnich) dopo l’epica vittoria 4-3 nella semifinale contro la Germania Ovest, in quella che subito venne ribattezzata “La partita del secolo”.
Nello stesso stadio Azteca che giovedì ospiterà l’esordio dei Mondiali, una scritta sul marmo ricorda quella partita dove il calcio divenne epica, come mai prima e forse nemmeno dopo.
Quando le telecamere la inquadreranno, prenderà possesso dell’animo una inevitabile malinconia nell’osservare che proprio nello stadio dove il calcio italiano raggiunse uno dei suoi momenti più alti, anche in questa edizione l’azzurro non risplenderà né in campo né sugli spalti, ma tant’è.
Nel 1974 da Messico ’70 erano passati quattro anni, ma le ambizioni erano ancora tante: che non si sarebbe ripetuto il cammino del mondiale precedente in Germania però lo si capì subito, e proprio contro Haiti nel match inaugurale: i caraibici, di cui l’Italia avrebbe dovuto fare un sol boccone, andarono addirittura in vantaggio con Sanon – e quest’ultimo in patria divenne presto un mito sportivo – e anche se poi si arresero 3-1, evidenziarono presto i problemi di una Italia piena di stelle (Rivera, Mazzola, Zoff, Capello, Facchetti, avercele adesso….) ma altrettanto poco coesa: lo dimostrò il mai banale “Giorgione” Chinaglia, bandiera e simbolo della Lazio appena reduce dalla vittoria dello scudetto, che al momento della sostituzione con Anastasi, si fece riprendere dalle telecamere in gesti non proprio da catechista nei confronti del povero e inerme Valcareggi.
Italia presto eliminata e Giovanni Arpino, intellettuale e scrittore tra i più noti in Italia, che poco dopo pubblica uno dei suoi romanzi più famosi, “Azzurro Tenebra”, racconto in tempo reale della disastrosa partecipazione italiana a quel Mondiale.
Quando il libro esce, nel 1977, a Senigallia un allenatore triestino, di nome Ettore Trevisan, sta allenando la Vigor Senigallia di Giuliani, Alessandrini, Pasi e tanti altri, in serie D: tre anni prima, invece, mentre Arpino compone dalla Germania il suo diario che diverrà libro – reportage ante-litteram dei lati oscuri del nostro pallone -, lo stesso Trevisan sta facendo miracoli proprio col piccolo Haiti.
Già, perché è proprio Ettore Trevisan – fratello minore del più noto Guglielmo, centravanti della Triestina e della Nazionale negli anni 40′ – allenatore giramondo, a compiere l’impresa di portare per la prima volta ai Mondiali un Paese di meno di 10 milioni di abitanti, governato da un feroce dittatore come “Baby Doc” Duvalier, che ha appena raccolto l’eredità del non meno sanguinario padre “Papa Doc”: per chi volesse farsi una idea su quale fosse lo spazio di libertà ad Haiti in quel trentennio sotto i due Duvalier, dia uno sguardo allo straordinario documentario del premio Oscar Jonathan Demme, “The Agronomist”.
Trevisan arriva ad Haiti nel 1973 e vince subito la Coppa Concacaf, unico trofeo della storia della Nazionale.
Vi giunge dal Savoia di Torre Annunziata, ma dopo aver giocato già all’estero, in Francia, e allenato in Grecia addirittura già nel 1959, trentenne, all’Ethnikos Pireo: Trevisan allena più volte nell’Ellade, quindi in Francia, rientrando poi in Italia prima di dirigersi quindi ancor più lontano, in America, direzione appunto Haiti.
Qui fa il miracolo che vale una carriera, qualificare un piccolo Paese praticamente senza tradizione né campi in erba al Mondiale, una rassegna allora a sole 16 squadre, non certo la fin troppo affollata festa di consumo a 48 di oggi.
E’ un calcio dove la politica non manca, certo, e lo si vedrà già nel Mondiale di quattro anni dopo (1978), quando più di una mano arriverà all’Argentina del dittatore Videla per conquistare in casa il primo titolo, ma la politica non ha ancora preso del tutto il sopravvento sul calcio giocato, e un Mondiale a 48 – grazie al cielo – non attraversa ancora nemmeno i pensieri più nascosti dei non certo immacolati dirigenti Fifa del tempo.
Allora non c’era gloria per tutti, ma per Haiti, per cui già esserci fu una festa – quella sì, per davvero, pur di un popolo affamato -, resa ancora più indimenticabile dal pur illusorio vantaggio di Sanon contro l’Italia (con gente subito in strada e due morti nei festeggiamenti), la gloria ci fu eccome.
Non per Trevisan, però: si disse che il buon (si fa per dire) “Baby Doc”, ansioso di sfruttare la partecipazione al Mondiale a fini politici, avesse regalato una Fiat a ciascun giocatore, vietandone però l’utilizzo, mandando tutti in Germania con largo anticipo per prepararsi al Mondiale ma lasciando a casa proprio il tecnico dell’impresa impossibile, costretto a dimettersi dopo continui attriti con la Federazione, legatissima all’allora poco più che ventenne, ma già assai autoritario, dittatore, che gli rese di fatto la vita a dir poco complicata a sorteggio Mondiale già avvenuto.
Al tecnico venne proposto di guidare una squadra vicina al regime, ma non se ne fece nulla: niente più Nazionale, Mondiale né squadre di club e addio improvviso ad Haiti e a quel mondo lontano, calcisticamente e non solo, a biennio nemmeno concluso.
Di certo, l’intervista al celebre giornalista Vittorio Zucconi, in cui il futuro allenatore della Vigor Senigallia dichiarò “di aver trovato giocatori che vivevano in baracche miserabili, convinti di dover perdere per forza contro le squadre dei bianchi, o magari di dover ricorrere ai riti vodoo.
Io ho detto loro: guardate Cassius Clay (Muhammad Alì) che è nero e vince, altro che magia”, non lo aiutò.
Tornato in Italia, Trevisan guida il Pordenone nel 1974-75, dove qualche anno prima pure un altro celebre giramondo legato a Senigallia e alla Vigor, Renato Cesarini, aveva allenato: poi subentra a Mario Tortul – ex giocatore della Nazionale e zio di Fabio Capello – sulla panchina della Vigor nella stagione 1976-77.
La squadra è valida, Tortul è stimato ma i risultati non arrivano, Trevisan non è gradito da tutti, ha metodi talvolta insoliti ma porta la squadra a metà classifica e a una tranquilla salvezza nello stesso periodo in cui nelle librerie arriva “Azzurro Tenebra” con cui Arpino descrive il disastro italiano a Germania Ovest 1974, a partire dalla reazione spropositata di Chinaglia nel match contro Haiti.
E’ passato ormai mezzo secolo da quegli eventi.
Ettore Trevisan, uno dei primissimi allenatori italiani ad avere successo all’estero, è morto a 91 anni nel 2020, nella sua Trieste.
A distanza di 50 anni esatti dal suo approdo a Senigallia come allenatore, la Vigor, dopo alti e bassi, è ancora in D, come allora.
L’Italia, dopo il trionfo del 2006, ha disputato due Mondiali disastrosi nel 2010 e nel 2014, non qualificandosi nei tre successivi, figuracce che fanno impallidire quella del 1974: Arpino, scomparso nel 1987, non ha potuto assistervi, ma “Azzurro Tenebra” resta una lezione imprescindibile di storia e giornalismo per chiunque abbracci la carriera di giornalista sportivo.
Oggi, nella carenza di attaccanti del nostro calcio, difficilmente un Ct potrebbe mettere in discussione un bomber di razza come “Long John” Chinaglia, scomparso nel 2012.
Haiti, però, il piccolo Paese dei Caraibi con 10 milioni di abitanti dove i campi in terra battuta nel 1974 superavano quelli in erba, al Mondiale ci è tornato davvero, dopo 52 anni, e sogna l’impresa sfiorata in Germania grazie al gol iniziale di Sanon, deceduto nel 2008.
Di certo il Commissario Tecnico Sebastian Migné, francese, può stare molto più tranquillo dello sfortunato Trevisan, che un Mondiale seduto in panchina se lo era guadagnato con un calcio anche moderno e se lo sarebbe proprio meritato: ad Haiti, tra gang criminali e povertà, il frangente storico odierno è tra i più sofferti, ma il dittatore “Baby Doc” Duvalier non fa più paura: è morto nel 2014 a 63 anni, già nel 1986 era stato deposto ed esiliato dopo un quindicennio, susseguente a quello del padre, caratterizzato da repressione e corruzione, con l’appoggio non nascosto degli Stati Uniti.
Foto in evidenza tratta da https://storiedicalcio.altervista.org/blog/ettore-trevisan-io-e-haiti.html
Foto di Chinaglia tratta da https://vavel.it/piu-vavel/2011/10/12/sport-vintage/15021.html
Quindi Trevisan, quinto da sinistra in alto, nella Vigor 1976-77
Nell’ultima foto, tratta da wikipedia, “Baby Doc” Duvalier.
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Capitolo giocatori: non sarà facile – col budget che non sarà certo quello di alcune big – confermare tutti però, con i vari Novelli, Tonelli, De Feo, Braconi, Grandis, Urso, Tomba, che dopo l’ultimo torneo sicuramente hanno acquisito valore e suscitato l’interesse di altri club.


Manfredi era l’ultimo componente in vita per quella che i tifosi vigorini ricordano come la triade: nella Vigor era rimasto anche dopo la partenza di Urlietti e Vignoli, ricoprendo la carica di presidente nell’ultima Vigor a partecipare a un torneo professionistico, quella 1984-85, prima dell’esclusione per difficoltà finanziarie nel 1985 e la ripartenza dalla D nel 1985-86.


I rossoblù devono onorare il campionato anche perché hanno ancora qualche flebile speranza di agganciare i play-off: per farcela devono vincere e sperare che perdano il Notaresco con l’Ancona e l’Aquila col Termoli.
Mancheranno anche stavolta Caprari, Balleello, Gambini e Subissati per i quali il torneo è finito ormai da tempo.
Intanto soddisfazione in casa Vigor per la partecipazione di Giacomo Marchegiani, classe 2013, a uno stage col Bologna.
Potrebbero riuscirvi gli Hearts, che non vincono dal 1959-60 ma che sono in testa, a sorpresa, fin dall’inizio.
Kerjota è stato eletto migliore in campo e diversi tifosi sui social hanno scritto che il giocatore meriterebbe più spazio.
Chi lo ha visto giocare in particolare a Senigallia e San Benedetto, nonostante l’enorme salto dalla D italiana a una squadra che il prossimo anno in ogni caso giocherà le coppe europee, non può che condividere.
Punti vitali in chiave salvezza per l’orgogliosa e validissima squadra di Del Zotti, più forte della drammatica situazione societaria, per la Vigor la strada play-off si fa durissima.
Evitabilissimi infatti i primi due gol abruzzesi.
Ripresa all’assalto e Alonzi di testa torna al gol al 50′ dopo lungo tempo e riapre tutto: De Feo sfiora il pari al 52′, Mercorelli prima esce in tuffo poi sul proseguo è miracolosa da terra a respingere la ribattuta di Tonelli al 55′.
Ma la squadra non ha mai mollato, è risalita, ed ora con 29 punti ha quattro formazioni dietro e giocherebbe i play-out in casa: l’entusiasmo è a mille in casa teatina dopo i 7 punti nelle ultime 4 partite che hanno rivitalizzato l’ambiente, tutto stretto attorno a una squadra che dato il contesto sta facendo miracoli: domenica, nel derby vinto contro il Giulianova, oltre 2.000 spettatori e saranno crediamo non meno di 200, ma forse anche di più i tifosi abruzzesi che si recheranno a Senigallia acquistando il biglietto nell’unico modo possibile, in prevendita.
Ma anche la Vigor ha entusiasmo: le assenze, tantissime e gravi, non hanno fermato la squadra di Clementi che ha mostrato coi fatti di credere nei play-off: il quinto posto, ultimo utile, è a 2 punti, il sesto a 1, ma il calendario non aiuta le rivali.
Invece è in arrivo in Argentina una serie di cimeli per ricordare degnamente Renato Cesarini, a 120 anni dalla nascita avvenuta a Senigallia, anche a Rosario, dove ci sono una società e un museo in via di realizzazione a lui intitolati: nella targa riportata, è evidenziato quanto inviato e chi ha contribuito all’iniziativa.
Poco dopo la rete di Abagnale, che corregge dopo una grande risposta di Novelli (54′).

URBINO e SENIGALLIA, 16 aprile 2026 – Nico Mariani è ormai diventato uno dei tecnici di riferimento dell’Eccellenza Marche. Il tecnico senigalliese, infatti, sta scalando la classifica della massima divisione dilettantistica regionale con il suo Urbino, quarto, con una rosa dall’età media più bassa di tutti i campionati di Eccellenza delle Marche. E con un budget inferiore rispetto a corazzate come K-Sport Montecchio Gallo, Fermana e Trodica che la precedono in classifica. “Siamo giovani e abbiamo ambizione – spiega a Vallesina.TV Mariani -: stiamo raccogliendo i frutti del nostro grande lavoro. Proveremo fino alla fine a raggiungere i play-off per vincerli, sarebbe la ciliegina sulla torta. Certo, mi piacerebbe allenare in Serie D, ma vorrei raggiungerla con l’Urbino: è la strada più semplice per arrivarci. Vi dico la mia su Montemarcianese, Montefano e Vigor Senigallia”.

Infine il Notaresco: va a Termoli contro una squadra al momento ancora non salva, ospita il San Marino in lotta per evitare almeno la retrocessione diretta e chiude ad Ancona contro una squadra che potrebbe ancora giocarsi la promozione.


Di fronte c’è una Recanatese davvero inguaiata, specie dopo la sconfitta di domenica contro il Chieti all’Angelini, 2-1.
I giallorossi, nonostante i cambi tra i giocatori e in panchina, con da alcune settimana il ritorno di Pagliari, non sono mai riusciti a dare una svolta al loro campionato e sono in zona play-out.
Una posizione che anzi è peggiorata nelle ultime settimane perché con 22 punti, a 5 partite dalla fine, il rischio è la retrocessione diretta, sia perché il penultimo posto è soltanto un punto sotto, sia perché anche la squadra di Pagliari riuscisse a giungere terz’ultima, rischierebbe seriamente di avere 8 o più punti di ritardo dalla sest’ultima piazza e dunque da regolamento
scenderebbe subito.
La Vigor nonostante la sconfitta nel derby contro l’Ancona, può credere nei play-off:
squadra che è stata a lungo più forte delle assenze.
I tifosi della Vigor Senigallia potranno acquistare i biglietti per il Settore Ospiti (capienza 507 posti, botteghino chiuso) con le seguenti modalità:






Derby bruttino, con gioco ripetutamente spezzettato e pochissime palle gol, oltre a non poco nervosismo.
Dopo il gol di Attasi, su ripartenza dorica e gran tiro da fuori area del giocatore dorico, Novelli non fa più una parata: Salvati ne compie tre, ma nessuna è impossibile.
E’ l’Ancona a essere più pericolosa a inizio ripresa con Pecci che si divora il raddoppio al 46′ e una capolista che mostra aggressività fino alla metà campo avversaria, rendendo difficile alla squadra di casa proporre il suo gioco.
Zini chiede un rigore, inesistente, al 55′, Kouko non centra la porta da favorevole posizione al 60′ e subito dopo rischia per una scaramuccia con un avversario quando è già ammonito, e prudentemente Maurizi, in tribuna squalificato, lo toglie.
Braconi chiama alla respinta dalla distanza Salvati al 65′, quindi ancora il portiere biancorosso al 72′ respinge una punizione di De Feo magistrale ediretta al sette ma non molto potente.
L’Ancona non dà certo spettacolo, ma sa essere umile, non rinuncia a giocare con una certa malizia (la stessa rimproverata alla Vigor nel match d’andata) con qualche palese perdita di tempo che fa spazientire il pubblico ma che fa parte del gioco, e dopo oltre 7′ di recupero porta a casa successo e primato.
Finale con qualche tensione in campo, ma poi applausi per tutti dalle due tifoserie.
Note: ammoniti Salvati, Zini, Grandis, Tomba, Kouko, Markic, Cericola, Braconi, Rovinelli.
Ancona senza il tecnico Maurizi, squalificato, Vigor al solito con varie assenze in campo: out da tempo Gambini (che prosegue il recupero dopo l’intervento al crociato, nella foto), Milli e Balleello.
Match che, rispetto allo scorso anno quando si giocò alla terza giornata, vale tanto, visto che i dorici si giocano una fetta di promozione: un po’ come accadde nell’indimenticato scontro diretto per la C1 del 1982, anche allora era marzo, quando il match finì in schedina (nella foto) e all’allora Comunale gli spettatori furono circa 8.000, record di tutti i tempi per una partita interna della Vigor Senigallia.
“sto abbastanza bene dopo i problemi alla vista. Ho ancora qualche problema ma il fatto che mi sia stato permesso di tornare a giocare mi ha dato una grande fiducia ed anche fisicamente va abbastanza bene.
“L’Ancona è prima e si gioca molto, noi magari abbiamo qualche pressione in meno – aggiunge – Dobbiamo goderci il tutto, assieme ai nostri tifosi. Il mio sogno? Riuscire a giocare, certo, un gol sarebbe il massimo”.
Ma non sarebbe il primo nel derby: fu proprio Pesaresi, con un gol spettacolare sotto la curva vigorina esurita in ogni ordine di posti, a decidere il derby dello scorso anno al minuto 89, giocato davanti a 4.000 spettatori (nella foto in evidenza): presenza che non dovrebbe essere troppo diversa quest’anno data l’importanza della posta in palio e un settore ospiti dove in una giornata sono stati venduti tutti gli 874 biglietti disponibili.
Vigor-Ancona è una sfida tornata qualche anno fa dopo quasi 40 anni, ma che si è giocata per la prima volta oltre 100 anni fa: la Vigor vinse per la prima volta nel 1932, in amichevole, schierando il fuoriclasse senigalliese della Juventus Renato Cesarini (nella foto di quel giorno in basso a sinistra, le altre nel testo si riferiscono ai derby recenti) con un gol di Vittorio Joppolo, ma colse il primo successo ufficiale soltanto nel 1978 in serie D con una rete al Bianchelli, allora Comunale, dell’indimenticabile Ciro D’Amico.
Il match del marzo 1982 in C2, terminato 1-1 coi gol di Ennas e Zandegù, rimase per quasi quattro decenni l’ultimo scontro diretto ufficiale e detiene il record di spettatori, quel giorno oltre 8.000 in uno stadio assolutamente identico all’attuale ma con le norme assai meno stringenti per l’accesso del tempo. 
I tifosi della Vigor Senigallia potranno assistere alla partita munendosi di biglietto tramite il servizio di prevendita o al botteghino del Bianchelli.
I tagliandi sono acquistabili in prevendita presso il Vigor Official Store (via Cattabeni, 41): mercoledì, giovedì e venerdì dalle 16.00 alle 20.00, sabato dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00, domenica dalle 9.00 alle 12.30 (prevendita biglietti fino alle 12.00).
La vendita dei biglietti al botteghino dello stadio sarà effettuata esclusivamente il giorno della gara, con apertura dei botteghini 1 ora e 15 minuti prima del calcio d’inizio e prezzo di 2 euro in più rispetto alla prevendita.
Biglietti nominali: è obbligatorio esibire un documento d’identità valido al momento dell’acquisto.

Non sta benissimo nemmeno il San Marino, che rispetto all’andata, quando perse al Bianchelli nella partita che fu diretta da Berretta al posto dell’esonerato Magi prima del ritorno di Clementi, ha cambiato moltissimo, con diverse partenze e arrivi, anche importanti (si pensi al portiere Meli, che è stato titolare in C nella Recanatese) ma senza migliorare la sua posizione in classifica.

Vigor praticamente senza più di mezza squadra: mancano Balleello, Gambini, Milli, Novelli, anche Parrinello (tornato in Francia per un lutto familiare) e all’ultimo Tonelli, febbricitante: Pesaresi, tornato ad allenarsi dopo 6 mesi, viene portato in panchina dato il numero impressionante di gravi assenze e dopo mesi torna in panchina anche l’under Gasparroni, ma nel corso del match gli acciacchi di Beu, Tomba e Caprari portano all’esordio pure di Bucari e Pietro Magi Galluzzi, fratello minore del capitano Enrico.
Succede poco nel primo tempo, ma la Vigor mostra grande attenzione e concede poco o nulla agli avanti avversari: Perini si distende plastico su Mantini al 47′ ma non può nulla sulla girata in area di Pandolfi, che segna al 58′ il vantaggio ospite sotto la curva di casa e si prende la miriade di fischi e improperi dai suoi ex tifosi, con cori che dureranno fino a fine partita.

Lo farà ancora senza Balleello, Pesaresi, Gambini, mentre rientrerà Grandis dalla squalifica, e fanno progressi anche Milli e Gasparroni fuori da lunghissimo tempo.




Il mister vigorino Aldo Clementi è soddisfatto: “non è stata una partita facile, ma è stata la partita che mi aspettavo – sottolinea – Mi è piaciuto l’atteggiamento della squadra. La salvezza è vicina. Novelli? Se la sentiva di giocare ma poi in partita il problema fisico palesato in settimana si è presentato ed è dovuto uscire, speriamo non sia nulla di grave. Ma Perini ha esordito bene, così come Celani entrato nel finale.
Se la Vigor al solito è giovanissima, con 4 under invece degli obbligatori 3 dall’inizio ed altri 6 su 9 in panchina, dove si accomoda pure Tonelli non al meglio, l’Inter Sammaurese lo è ancora di più: 6 under dall’inizio, gli altri, tranne Merlonghi, attaccante di 38 anni con 110 gol in carriera in D, hanno tutti meno di 23 anni.












Fragoroso il boato dello stadio cittadino al pari, splendido per esecuzione, di Tomba, in pieno recupero.
“E dire che mi ero anche confrontato a lungo con lo staff medico perché non volevo assolutamente rischiarlo (si era temuto addirittura per uno stop di almeno un mese). Voglio ringraziare l’intero staff pubblicamente, ha fatto un lavoro eccelso (simtomatico l’abbraccio al gol tra lo stesso Tomba e l’osteopata Mattia Ferretti) – sottolinea mister Aldo Clementi – Non ditemi però che schierare Alessandro centravanti sia stata una mossa geniale, è stata la mossa della disperazione.
Sappiamo bene le difficoltà con gli infortuni che stiamo vivendo.
Stiamo lavorando sulla consapevolezza dei nostri mezzi, andiamo in campo credendo in quello che facciamo e con facce differenti. Mi piace l’atteggiamento della mia squadra, mostrato davanti ad un Ostiamare davvero di grande livello, che aveva vinto 9 volte in 10 trasferte”.
D’Antoni, mister della leader, è amareggiato ma non si scompone: “peccato, ma sono soddisfatto della prestazione, abbiamo sofferto nel primo tempo ma al Bianchelli non è facile per nessuno e lo sappiamo bene…e la Vigor, con Clementi, è un’altra Vigor rispetto a prima. Nel secondo ho visto un grande Ostiamare. Il primato? E’ una corsa a quattro, ci metto anche l’Aquila anche se attualmente è a -7″.
In chiusura, qualche nota a margine: la curva sarà presente a Teramo con un pullman, mentre il vigorino Omar Ben Amor è stato convocato nella rappresentativa dilettanti under 15.
Partiamo dalla fine del big match tra la squadra di Clementi, che arriva a 7 risultati utili consecutivi ed ora è in zona play-off e la capolista Ostiamare, che fuori casa si presenta al Bianchelli dopo aver vinto in trasferta 9 partite su 10 e da capolista dalla prima giornata.
Clementi, che in panchina ha soprattutto under e Alonzi che entra solo al 76′ con un tutore, prova la mossa della disperazione: entra il difensore centrale Tomba, vittima di un infortunio alla caviglia giusto la settimana prima che sembrava doverlo tenere fuori almeno un mese.
Il tecnico a sorpresa lo porta in panchina e al 91′ lo fa entrare schierandolo addirittura centravanti: passano 3′, la palla arriva in area ospite, il difensore classe 2003 di sinistro, non il suo piede, si inventa al volo un gol pazzesco, che fa esplodere i 1.500 del Bianchelli al 4′ dei 5′ di recupero.
E’ l’1-1, ma le emozioni non sono finite in un match di alto livello, in cui dopo lo 0-1 l’Ostiamare aveva prima sfiorato il raddoppio con Greco (73′, Novelli respinge) e poi rischiato il pari all’89’ quando un altro sganciamento difensivo, stavolta di Magi Galluzzi, aveva messo i brividi a Vertua, che bloccava a terra abbracciato dai compagni per lo scampato pericolo.



In chiusura una nota di merito ai tifosi vigorini che nella tradizionale tombolata di Natale hanno raccolto 2.000 euro per l’Andos.

Dei 23 punti, ne ha fatti 17 in casa, mentre fuori è con la Sammaurese l’unica squadra a non aver mai vinto.
Buon match da vedere, arbitrato altrettanto bene dal signor Iheukwumere dell’Aquila.
Sul punto, dopo polemiche pretestuose da parte di chi nemmeno si degna di leggere i regolamenti prima di prendere posizione, la Vigor è intervenuta con un comunicato che riportiamo qui a fianco.



Si tratta di una delle più gloriose e antiche squadre di calcio del Regno Unito, fondata addirittura nel 1874, un anno prima dei cugini dell’Hibernian, a cui è legata da grande rivalità.
Va alla grande anche la Fiorentina Primavera di Mevale Kone, l’ivoriano classe 2007 alla Vigor nel 2024-25, e al Trecastelli l’anno precedente: l’attaccante esterno ha giocato 11 partite, diverse delle quali per tutti i 90 minuti, ha segnato 1 gol e la sua Fiorentina (Mevale nella foto è al centro in basso), che non vince lo Scudetto Primavera addrittura dal 1983, è prima davanti alla Roma con 30 punti in 16 partite, a +3.


Nella ripresa, decisamente migliore da parte ospite e con diversi cambi in formazione (dentro Parrinello, Beu e Magi Galluzzi per Balleello, De Marco e Tomba infortunato) il gol decisivo segnato da De Marco su assist di De Feo con un rasoterra che buca Zanin, poi la Vigor riesce a conservare il risultato e torna a vincere col Chieti dopo ben 44 anni: l’ultima volta accadde nella serie C2 del 1981, quando al Comunale di Senigallia un insolito, quanto straordinario, gol del difensore vigorino Silvestro Baldacci in mezza rovescata fissò il 2-1 per la squadra di Lidio Rocchi.

La Vigor, in campo con la terza maglia appena presentata, controlla nel primo tempo nel quale potrebbe raddoppiare, trascinata dalla qualità di De Feo, che sfiora il 2-0 al 32′ prima che Alonzi al 36′ e al 42′ vada vicino al bis.
I tifosi della curva vigorina hanno ricordato le sei vittime della Lanterna Azzurra di Corinaldo a distanza di 7 anni dai fatti.
Portieri – Nicola Perlini, Alessandro Bonazza, Mattia Vandini
Portieri – Federico Boncompagni, Leonardo Rampini Boncori, Gianmarco Surico


L’intero comunicato è riportato nella foto in evidenzia in questo articolo.
La Recanatese pareggia un minuto dopo ma Pierfederici, senigalliese ed ex di turno, è in fuorigioco e il gioco è fermo.




In molti lo hanno ricordato sui social: Bianchelli è stato un simbolo della Vigor, lo è stato da calciatore, di valore, lo è stato da dirigente, lo è stato da deus ex machina quando tutto sembrava perduto, dopo il fallimento del 1989, ma lo era stato pure prima e lo sarebbe stato anche dopo.

Magi, che tornava in D proveniente dal Montecchio Gallo dopo avervi già allenato, conquistando due promozioni in C a Macerata e Gubbio, a Senigallia erà già stato da giocatore, uno dei più amati dalla tifoseria a cavallo tra anni Ottanta e Novanta, ruolo attaccante, in Promozione dal 1989 al 1991 (vincendo

Battuto con pieno merito 2-1 il San Marino nel match che segna l’esordio assoluto, non solo in categoria, da capo allenatore di una prima squadra di mister Francesco Berretta, chiamato in extremis a sostituire Giuseppe Magi, esonerato a poche ore dal match.
Arriverebbe pure il 3-0, tolto ad Alonzi per fuorigioco, poi è la Vigor a rimettere in gioco il San Marino: Shkambaj presumibilmente dice qualcosa all’arbitro altrimenti non si spiegherebbe davvero l’espulsione dell’albanese, che lascia i suoi in 10 al 58′: sulla punizione susseguente arriva il gol di Brighi del 2-1.




Ma è un pari non da disprezzare: i molisani vanno in vantaggio di un gol e di un uomo ma il gruppo di Magi reagisce con carattere e il pareggio se lo merita tutto.
Primo tempo sostanzialmente bloccato, dove succede pochissimo, un leimotiv della Vigor di quest’anno che fa enorme fatica a creare occasioni limpide, tranne una con Braconi al 16′.
Ma il vantaggio ospite arriva a sorpresa: lo segna su rigore Romano al 43′ per un fallo di mano in area di Gambini, che, già ammonito, prende la seconda ammozione e viene espulso.
Rigore che comunque può starci e Termoli in vantaggio.







Sarebbe stato troppo, ma l’1-3 resta pesante, in un girone dove anche le squadre meno accreditate corrono: la Vigor invece pare ancora un cantiere come in estate e di certezze, al momento, fra infortuni ripetuti, squalifiche e mancanza di esperienza in alcuni ruoli cardine, pare averne ben poche.


Poco dopo il raddoppio con la più classica azione di contropiede, firmato da Pecchia al 93′.
Il problema è sempre lo stesso: in una città dove la politica da troppo tempo non crede concretamente nello sport, i campi sono sempre gli stessi, mentre i tesserati sono tanti e, dovendo trovare posto per tutti, gli impianti non bastano o finiscono per usurarsi prima del previsto.
Vigor che in settimana ha tesserato l’attaccante Nicholas Caprari, 19 anni, di Ancona ma transitato brevemente al Bra, in serie C, dopo la stagione scorsa al Castelfidardo in D con 34 partite e 5 gol giocando da under in posizione di seconda punta o trequartista.
Il Sora non è una delle big ma come la Vigor stessa sa – combattuti i precedenti del recente passato – è formazione ostica, con molti giovani ma qualche elemento esperto, su tutti Marcello Trotta, uno dei nomi più illustri di tutti i 9 gironi di serie D: 33 anni ancora da compiere, nel 2018 fu il bomber del Crotone in A, segnando 7 reti; ha giocato in tutte le Nazionali italiane di categoria, compresa la 21, a lungo in A e in B e pure in Premier League, avendo fatto le giovanili niente meno che nel Manchester City, che – appena passato alla ricchissima proprietà araba – lo aveva comprato poco più che bambino dal Napoli.
Ha giocato pure nel Fulham, nell’Ascoli, in B, e al Sora ha segnato 2 gol nelle prime 2 partite, impressionando.
Match di grande intensità, avvincente nella ripresa in campo e spettacolare fuori con quasi 2.000 spettatori di cui 400 ospiti.
Nella ripresa, Esposito salva sulla linea al 55′, ma poi a lungo è solo Giulianova: pericolosissimi gli ospiti con Scimia (65′, palo, e 71′, Novelli decisivo) e Pertosa (74′).
Vigor che vince nonostante le moltissime assenze: Parrinello, Beu, Milli, Magi Galluzzi, alla fine anche l’acciaccato De Feo non va nemmeno in panchina, dove c’è invece Pesaresi con la fascia da capitano che passa a Tomba.