ECCELLENZA / L’Ancona dice si a Diego Zannini, Pieroni poco dopo lo invita ad andarsene

Poco prima Marconi, Lelli, Arcipreti gli avevano proposto un accordo economico che il giocatore aveva accettato

JESI, 16 settembre 2020 – Una storia come forse tante altre in questo mondo del calcio, anche dilettantistico, che non guarda in faccia nessuno.

Protagonista della vicenda Diego Zannini residente a Cingoli, classe 2000, centrocampista.

Diego Zannini

Un passato con la maglia della Jesina in serie D, 34 presenze 2 reti, e, sempre in serie D con la Sangiustese, 22 presenze.

I fatti. Ad inizio di preparazione il giocatore viene convocato dall’Anconitana che lo invita a svolgere gli allenamenti agli ordini di mister Lelli con l’accordo di una decisione definitiva, se trattenerlo e meno, dopo averlo visionato.

Nella mattinata di ieri l’ex leoncello era stato convocato da mister Lelli e dal direttore sortivo Arcipreti che gli avevano fatto una proposta economica la quale, se accettata, lo avrebbe inserito ufficialmente nella rosa della squadra che si appresta ad affrontare il prossimo campionato di Eccellenza Marche.

Nè più nè meno di quello che Zannini si era sentito dire la sera precedente anche dal presidente Marconi.

Zannini non muove ciglio, accetta, pure con soddisfazione, ed il futuro dorico per lui è segnato.

Tempo del pranzo e prima dell’allenamento pomeridiano Zannini viene di nuovo convocato da Pieroni che gli illustra la decisione di non far più parte del piano tecnico dell’Anconitana invitandolo a lasciare la squadra.

Delusione e rabbia, comprensibile, da parte del centrocampista che ora è al palo.

Nelle ultime ore il protagonista della vicenda si è mosso mandando dei messaggi ai suoi ex compagni mettendoli al corrente della situazione in cerca ovviamente di squadra. Che troverà di certo, negli ultimi giorni sia il P.S.Elpidio che la Vigor Senigallia lo avevano contattato, considerate le sue ultime tre stagioni soddisfacenti in serie D.

Zannini, per caratteristiche, è un giocatore duttile che può ricoprire diversi ruoli sia da esterno che a centrocampo.

(e.s.)

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JESINA CALCIO / Ricardo Paciocco da Jesi al Milan

Paciocco ha vestito la maglia della Jesina per 60 presenze e 26 gol all’attivo. Quando Pieroni e Latini gli dissero del trasferimento al Milan 

JESI, 10 giugno 2020 – Di recente Ricardo Paciocco ex attaccante della Jesina, due stagioni in C2 – 81-82, 82-83 – con 60 gare disputate e 26 reti realizzate, allenatori Baldoni e Di Giacomo, ha rilasciato una intervista ai microfoni di SuperNews ricordando anche i due campionati in maglia leoncella.

Paciocco dopo Jesi è stato in serie A al Milan, Lecce e Pisa ed è balzato all’attenzione generale per un rigore calciato al 91esimo con il gesto tecnico della “rabona”.

Di seguito la sua intervista

Come nasce la tua passione per il calcio?
E’ una storia particolare. Fino a 15 anni, io non giocavo a calcio. Giochicchiavo nella piazza del paese con gli amici, ma la mia passione, trasmessa da mio padre, era il ciclismo. Ho fatto anche delle gare, ero bravo. Un giorno, mi hanno visto fare un torneo di calcio a Vacri, il mio paese, e hanno voluto a tutti i costi che io andassi a giocare nel River Calcio di Chieti. Nel giro di un anno, io e i miei compagni del River vincemmo il campionato.

Tra l’81 e l ’83 con lo Jesina hai fatto una stagione importante: 26 reti in 60 partite. E’ stata una delle fasi della tua carriera dove hai espresso al meglio te stesso?
Nei due anni a Jesi realizzai quasi 60 goal. Il presidente (Leopoldo Latini; ndr) mi disse che se avessi continuato a raggiungere risultati così importanti, avrei iniziato a ricevere le attenzioni di squadre blasonate. E così fu. Da un punto di vista oggettivo, io non ero un giocatore tecnicamente perfetto. Non avendo avuto modo di frequentare una scuola calcio, il mio gioco si basava sulle mie doti naturali: ero ambidestro, avevo un’ottima elevazione, una buona forza fisica. Il mio problema, infatti, era la tattica: avevo difficoltà all’inizio, non essendo il calcio il mio mondo fin da subito. Cercavo di imparare il più possibile, ascoltavo e osservavo tanto.

L’ottima stagione con lo Jesina ti permette di entrare in una big, il Milan. Ci racconti di quando sei stato contatto dai rossoneri? Che emozione hai provato?
Il Milan era appena salito in Serie A. Il presidente e il direttore sportivo Pieroni mi contattarono, dicendomi: “Paciok, il Milan ti vuole: stiamo trattando con il club, quasi sicuramente sarai dei rossoneri”. Dopo una settimana mi arrivò la chiamata di Pieroni: “Abbiamo concluso la trattativa. Sei un giocatore del Milan, complimenti”. Non ci credevo, non mi rendevo conto di quello che stava accadendo. Ho realizzato solo nel momento in cui mi arrivò a casa la lettera di convocazione del Milan, con lo stemma in cera, la testa del diavolo, con i caratteri in rossonero. Veramente particolare, la conservo ancora. Mi accorsi della professionalità del club e del salto in avanti che stavo per compiere quando lessi la loro lettera, che invitava a presentarsi a Milanello in modo corretto, sia da un punto di vista estetico sia da un punto di vista comportamentale.

Sei conosciuto come “Il re della rabona”, appellativo nato da un calcio di rigore battuto al 91′ di rabona quando giocavi con la Reggina. Ci racconti quell’episodio?
Solo ora mi rendo conto di quanto io sia folle, me lo ripetono sempre tutti. (Ride). In allenamento iniziai a battere i rigori insieme ai miei compagni. Io, ambidestro, facevo sempre arrabbiare il portiere, non capiva mai dove potesse andare il tiro. Inoltre, tiravo di rabona. In una partita amichevole, prima della partita in questione, tirai un rigore di rabona: il portiere, Marchegiani, me ne disse di tutti i colori. Nello spogliatoio, anche mister Bolchi si arrabbiò: “Non si fa così, non è corretto, non si prende in giro l’avversario! Voglio vedere se tiri di rabona in una partita ufficiale..”. Io gli risposi: “Mister, io non prendo in giro nessuno, io tiro così!”. Neanche a farlo di proposito, nella partita di campionato contro la Triestina ci danno rigore al 90esimo. Posizionai il pallone sul dischetto, Simonini aveva già capito tutto. Mister Bolchi chiedeva: “Ma il Pacio che fa? Batte di sinistro?”  Tutti i miei compagni gli rispondevano: “Mister, Pacio lo batte di rabona!”. Bolchi era disperato. Tirai di rabona e feci goal. Il portiere non capì il movimento, quasi si sedette. Neanche il telecronista capì immediatamente la situazione. La notorietà arrivò grazie ad un tifoso della Reggina, che ricordò il mio gesto atletico.

Tra i diversi ruoli che hai svolto, c’è anche quello dell’attaccante. Qual è oggi l’attaccante più completo della Serie A, secondo te?
Io amo l’attaccante puro, quello dell’area di rigore, che tiene palla, che fa respirare la squadra e aiuta i compagni a centrocampo e in difesa. Romelu Lukaku, nonostante non sia tecnicamente perfetto, rispecchia tutte queste caratteristiche. Ha tante qualità: stacco di testa, forza fisica, carattere, determinazione. Lo ritengo molto forte, insieme a Ibrahimovic.

Hai anche intrapreso la carriera da allenatore. Per essere un buon allenatore, quali caratteristiche del Paciocco giocatore hai mantenuto e quali hai dovuto modificare?
Ho dovuto modificare il carattere, perché quando diventi allenatore inizi ad avere a che fare con tante teste, tutte diverse. Il mondo dilettantistico, poi, è diverso da quello professionistico: i professionisti sono pagati, l’allenatore può imporsi e dare le direttive che loro si impegneranno a rispettare. Al contrario, i giocatori dilettanti non sempre percepiscono uno stipendio, quindi bisogna gestirli in maniera differente: bisogna avere una mentalità aperta, essere elastici, ma soprattutto essere educatori. Non è un ruolo facile. Quello che mi ha gratificato di più, nella carriera da allenatore, sono state le parole di un papà di un mio giocatore: “Mister, io le ho affidato un ragazzo e lei mi ha ridato indietro un uomo”. E’ stato il regalo più bello che io abbia ricevuto dal calcio.

Il ricordo calcistico che ti sta più a cuore?
La promozione in Serie A con il Lecce. Impossibile dimenticare quando siamo scesi a Brindisi e abbiamo trovato tutta Lecce ad accoglierci. Il viaggio in pullman da Brindisi a Lecce, con un mare di gente intorno pronta a festeggiare con noi, è stato qualcosa di unico. Non lo dimenticherò mai.

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intervista originale al link:https://news.superscommesse.it/calcio/2020/06/ricardo-paciocco-ai-microfoni-di-supernews-un-attaccante-completo-lukaku-vi-racconto-il-retroscena-di-quella-rabona-su-calcio-di-rigore-399237/

 




JESI / Il calcio non sa decidere: il futuro sempre più lontano, i tifosi protestano

Decisi i tifosi leoncelli e dorici: i primi vogliono un confronto pubblico con Mosconi e Chiariotti, i secondi non vogliono il ritorno di Pieroni

JESI, 30 maggio 2020 – Rinviato ancora il Consiglio Federale e decisioni rimandate.

Prima era stato posticipato di un giorno, dal 3 al 4 giugno, ora a lunedì 8 giugno.

Come noto si doveva decidere sulla proposta della Lnd circa le promozioni in LegaPro delle prime otto classificate in serie D e sulle 4 retrocessioni di ogni girone.

Questa decisione avrebbe comportato una ulteriore convocazione del direttivo della Lnd che avrebbe preso atto e poi a scalare le convocazioni di tutti i Comitati regionali chiamati a scegliere il futuro dei campionati di competenza dall’Eccellenza alla Terza categoria nei rispettivi territori.

Tutto rinviato e stando ai tempi ed alla burocrazia si arriverà di certo oltre il 20 giugno.

Una decisione che farà spazientire tante componenti del calcio italiano che incomincia a non poterne più di questo non decidere mai.

Chi invece ha le idee chiare è la tifoseria della Jesina e dell’Anconitana.

La prima dopo il comunicato dei giorni scorsi a firma ‘…eppure il vento soffia ancora…’, dove tra le altre cose chiaramente si invitava a fare piazza pulita e all’attuale società di lasciare immediatamente, ora, dopo l’uscita di Cossu, qualche tifoso vuol chiedere chiarezza nel senso di poter vedere e discutere le carte contabili tramite un confronto pubblico con Chiariotti e Mosconi.

Incontro per capire effettivamente com’è la vera situazione debitoria considerando la Jesina, come sempre hanno fatto e sostenuto, un patrimonio della città.

In Ancona, invece, la Curva Nord non vuole un ritorno di Ermanno Pieroni, come paventato ed auspicato dal presidente Marconi.La Curva nord Anconasi legge tra l’altro nella notatorna a prendere parola dopo mesi di silenzio tenendo a far presente il proprio sdegno, in maniera chiara e netta, rispetto alla ventilata possibilità del rientro nell’organigramma societario della figura di Ermanno Pieroni.  Deve essere chiaro continua il comunicatoche  non ci saranno infatti, in alcun modo, risultati sportivi in grado di riabilitarlo agli occhi degli ultras. Ci teniamo a precisare che ci facciamo carico di questa protesta in maniera esclusiva, senza trascinarci dietro l’intera tifoseria, proprio perché queste ruggini riguardano solo ed esclusivamente gli ultras e Pieroni; non accetteremo nessun tipo di provocazione, perché siamo pronti in qualsiasi momento ad alzare i toni secondo le nostre modalità, che in passato ci hanno contraddistinto”.

Situazioni difficili in contesti diversi. Il calcio è passione e per i tifosi di ogni città anche un orgoglio e un patrimonio che va difeso e salvaguardato.

Infine come anticipato da Alessandro Cossu anche il responsabile della Comunicazione della Jesina calcio ha dichiarato esaurito il suo mandato. Tramite la propria pagina facebook ha titolato: ai tifosi, alla “mia” gente, al mio popolo. E tra le altre cose ha scritto: “Avevo detto che “alla Jesina non si dice di no” e non rimpiango nulla della scelta fatta. Pensavo ad un epilogo diverso: ci abbiamo creduto, abbiamo lottato per salvare e rilanciare 93 anni di storia. Quella storia che è tesoro di tutti gli appassionati, ed in minuscola parte anche mia. Posso dire di averci provato; è andata male. La prova a cui il nostro già provato vecchio cuore biancorosso sarà sottoposto nei prossimi giorni è di quelle epiche, tante ne abbiamo passate e l’unico di desiderio è quello di superare anche questo scoglio. Per quello che conta, come sempre, la storia assegnerà torti e ragioni, mentre il presente impone scelte drastiche, forse drammatiche. Io, mi fermo qui, ma non smetterò di soffrire per questa “maledetta” squadra della mia città”.

Evasio Santoni

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JESI / MISTER DANIELE BEDETTI NELLO STAFF TECNICO DELL’AREZZO CALCIO

JESI, 4 agosto 2019 – “Inizia una nuova avventura, lontano dalla mia Jesina, in un mondo che sognavo da bambino! Sarà un anno in cui crescerò grazie ad una nuova famiglia, l’Arezzo calcio. Ora non mi resta che continuare a sognare insieme a due Amici veri mister Daniele Di Donato e Jacopo Petrucci”.

Daniele Bedetti

Così Daniele Bedetti, allenatore con patentino Uefa B, ha scritto questa mattina nella sua pagina Facebook annunciando a quanti lo conoscono l’inizio del nuovo rapporto professionale con l’Arezzo calcio.

Bedetti, ad Arezzo, nello staff tecnico capitanato da mister Daniele Di Donato, svolgerà il ruolo di match analyst, titolo conseguito a Coverciano al termine di un corso specializzato nell’ottobre 2018 e conferitogli dal settore tecnico della Figc, e collaborerà anche con Jacopo Petrucci.

L’incontro tra i tre a Jesi in serie D nel girone di ritorno del campionato 2017-2018, quello purtroppo culminato nella retrocessione della Jesina allo spareggio play out a Sant’Egidio alla Vibrata contro il San Nicolò.

Di Donato arrivò a Jesi, dicembre 2017, dopo due campionati alla guida della Berretti del Modena, per sostituire Francesco Bacci che dopo una sola partita, dopo che a sua volta aveva sostituito Franco Gianangeli, decise di lasciare.

Subito nacque un feeling tra l’ex giocatore e capitano dell’Ascoli, Bedetti, che svolgeva il ruolo di vice e di allenatore della Juniores, e Petrucci il quale a sua volta collaborava da anni come preparatore atletico appunto nella Juniores con Bedetti.

staff tecnico Arezzo calcio

Lo scorso campionato Di Donato portò l’Arzignanese in serie C, con Petrucci sempre al suo fianco, ed anche Bedetti, seppur a distanza, ha collaborato con il tecnico oggi sulla panchina dell’Arezzo.

Poi, nelle settimane scorse, Di Donato è stato chiamato da Ermanno Pieroni ad Arezzo e nel suo staff non potevano mancare né Petrucci né Bedetti.

Il debutto ufficiale per tutti questa sera allo stadio comunale di Arezzo per la prima di Coppa Italia con gli aretini che affronteranno la Turris.

Evasio Santoni

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JESINA CALCIO / SESTA RIMPATRIATA ‘VECCHIE GLORIE’

JESI, 6 giugno 2019 – Sabato 8 giugno si ritroveranno, per festeggiare la 6^ Rimpatriata allo Stadio Carotti, gli ex Leoncelli del Gruppo Facebook Jesina Calcio “AMARCORD anni ’70-’60-‘50”.

Come nel passato l’organizzazione fa capo a Pieralberto Giaccaglia e Vladimiro Gregori che si sono adoperati con grande merito alla buona riuscita della rimpatriata.

Sono state rintracciate rispetto ai raduni precedenti oltre 20 nuove persone suddivise in vari anni fino al Campionato 1975/76, una minima parte di queste per vari motivi non potranno però essere presenti.

Si prospetta tuttavia una cospicua partecipazione tanto da pensare che si eguaglierà il numero di presenze rispetto agli scorsi anni.

Non mancheranno al raduno gli affezionati di sempre, sia della zona che da fuori Regione.

I tifosi e non, o solo simpatizzanti, sono invitati allo stadio dalle ore 10.

L’invito è stato rivolto anche a Gianfilippo Mosconi, attuale presidente della Jesina calcio ed Ermanno Pieroni, ex DS della Jesina.
(e.s.)
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