Una pozzanghera fatale e la vita del campione forlivese Mario Preta si fermò al Molinello, poi il giorno dopo toccò al sidecarista belga Marcel Masuy: due pionieri di quegli anni folli e coraggiosi.
“La velocità sta prendendo la mano all’uomo”, titolarono i giornali a tutta pagina: una storia dimenticata e d’altri tempi
SENIGALLIA, 30 Luglio 2025 – Il tempo cancella la memoria, specie se non adeguatamente coltivata e tramandata tra generazioni.
Accade anche nello sport e pure a livello locale, nonostante l’impegno di qualche romantico: a Senigallia, infatti, a tanti giovani di oggi poco è arrivato del leggendario circuito stradale cittadino che dagli anni Venti ai Cinquanta del secolo scorso per la città e il motorismo fu un appuntamento cruciale: tra le strade cittadine una folla di decine di migliaia di spettatori di tutte le classi sociali (vip compresi, come Enzo Ferrari e Roberto Rossellini) applaudiva gli eroi delle auto e delle moto di allora, tra cui campioni del mondo come Carlo Ubbiali e Libero Liberati, che sulla Spiaggia di Velluto vinsero e diedero spettacolo.
Non vinse, ma diede ugualmente spettacolo a Senigallia anche Hans Ruesch, personaggio straordinario dalle molteplici vite, ma non mancò la gloria anche per i campioni locali come Piero Bucci e Luigi Fagioli in quella gara che rappresentava un vitale sostegno economico ad una città che solo col turismo, e poco altro, riusciva a tirare avanti dopo le sofferenze delle due guerre mondiali.
Ma in quegli anni di pionieri, vincere un Gran Premio era un qualcosa in più, perché non di rado già salvare la pelle equivaleva a un successo: in circuiti cittadini lontanissimi dalla sicurezza di quelli attuali, con il pubblico che respirava ai lati di strade polverose, i gravi incidenti erano all’ordine del giorno, praticamente ovunque.
Erano tempi diversi, che non dobbiamo oggi fare l’errore di giudicare con i criteri attuali: chi saliva in auto o su una moto, sapeva a cosa andava incontro, ma non di meno, continuava a farlo, spinto da passione, prima ancora che dal bisogno di guadagnarsi da vivere.
Ed esattamente 70 anni fa, il 30 luglio 1955, anche il circuito di Senigallia conobbe la morte di un coraggioso pilota di quei tempi: non era un campionissimo Mario Preta, detto “Gnafin” ma non era nemmeno un comprimario, per il poco che può contare il lato sportivo di fronte a una vita che si spegne.
Oggi, la sua vicenda, è ricordata pressochè soltanto nella sua Forlì, che gli ha dedicato omaggi anche ad anni di distanza e ne conserva i trofei, mentre la memoria di quel giorno tragico – anzi di quei giorni tragici, come vedremo in seguito – a Senigallia è rimasta solo negli occhi di chi, allora bambino, vide quel drammatico incidente che in un sabato mattina di prova, stoppò per sempre la vita di “Gnafin”.
Quel sabato Mario Preta stava allenandosi con la sua Morini 175.
Giunto all’altezza della curva della Molinello, per cause imprecisate (pare una pozzanghera), perse il controllo della moto e finì fuori strada.
Uno schianto sull’asfalto. Preta rimane a terra in gravissime condizioni, poi si spegne in ospedale.
La Morini, in segno di lutto, si ritira dalle gare.
La curva fatale viene segnalata con indicazioni apposite, e altre balle di paglia vengono ancora disseminate nei punti che si ritenevano più pericolosi: non sarebbe bastato ugualmente.
Domenica 31 luglio infatti, il giorno dopo, nella seconda prova in programma, il belga Marcel Masuy esce di strada col suo sidecar nella curva che già era costata la vita a Preta.
Masuy muore pochi minuti dopo l’incidente in seguito allo schiacciamento della base cranica.
Il suo passeggero Marino Saguato riporta ferite di lieve entità.
Già, ben 2 morti, non 1, proprio come a Imola nel 1994 quando prima Roland Ratzenberger, sabato 30 aprile, e poi il grande Ayrton Senna, il 1° maggio, persero la vita nell’autodromo del Santerno, in un fine settimana fosco, uno di quelli che chiunque si ricorda a distanza di decenni.
Preta, di professione, faceva l’elettricista.
Nato a Pescara, viveva praticamente da sempre a Forlì: era un esperto di gare di lunga durata, avendo partecipato alla massacrante Milano-Taranto e nella penisola e nel centro Italia era molto conosciuto avendo vinto su Benelli sia a Rimini che Cesena.
Fu però proprio il passaggio alla Moto Morini che permise al pilota romagnolo di fare il salto di qualità: vinse tra le altre a Imola e Camerino, brillò ancora alla Milano-Taranto, dove si aggiudicò la categoria 175 cc e fu secondo nella generale.
Poco prima del fatale incidente di Senigallia, si era aggiudicato il campionato italiano della montagna ed è presumibile pensare che nelle Marche si fosse presentato con grandi speranze, sempre in sella alla sua Moto Morini Rebello 175 che tante soddisfazioni gli aveva dato: invece, forse – si diceva – per una pozzanghera, il suo destinò si compì al Molinello, e la sua vita si spense nell’ospedale senigalliese in una mattinata estiva del luglio 1955.
Ai funerali, Forlì partecipò in massa con profonda commozione, la stessa dei tanti colleghi presenti.
Il giorno dopo, toccò a Marcel Masuy, sullo stesso circuito, a poca distanza: i due avevano rispettivamente 30 e 46 anni.
Così La Stampa di Torino raccontava lunedì 1° agosto 1955 quel fine settimana da incubo:
“Un velo di tristezza sul circuito di Senigallia: il rombo dei motori è un canto di morte.
Due lutti in due giorni rappresentano un nuovo tragico contributo di sangue.
La velocità sta prendendo, la mano all’uomo.
Precauzioni, curo minuziose, attenzione di dirigenti ed organizzatori, abilità di piloti sembrano non essere più, sufficienti”.
A Senigallia si corse tra il 1928 e il 1956: l’edizione del 1957, assai attesa, saltò dopo la tragedia di Guidizzolo, in Lombardia, durante la Mille Miglia, dove morirono 2 piloti e 9 spettatori tra cui 5 bambini.
L’episodio suscitò sconcerto e rabbia, fece bandire per sempre la popolarissima Mille Miglia (tornata molto dopo, ma solo come rievocazione storica) e provocò anche una durissima campagna diffamatoria sulla stampa cattolica nei confronti di Enzo Ferrari (che rischiò il carcere), paragonato a un padre che mandava a morire i propri figli (i piloti).
Da allora, i circuiti cittadini, sono praticamente soltanto un lontano ricordo anche se, nel caso di Senigallia, la rievocazione è annuale e la memoria, specie tra gli anziani – allora bambini che ammiravano i loro idoli ai lati delle strade per ore e ore – è ancora viva.
Ed è giusto ricordare, perché quel circuito diede molto, sportivamente ed economicamente, a Senigallia e al motorismo di allora.
Oggi però – a 70 anni da quel 30 luglio 1955 – è anche giusto non dimenticarsi di Mario Preta e Marcel Masuy, due protagonisti di quell’epoca di pionieri, folli e coraggiosi allo stesso tempo, al punto di pagare con la vita la loro passione, in quel caldo e luttuoso fine settimana senigalliese.
Si vedano per saperne di più su Mario Preta:
https://www.forlitoday.it/sport/mario-preta-morte-30-luglio-1955.html
https://www.diogene.news/mentelocale/285/il-30-luglio-1955-perdeva-la.html
Su Hans Ruesch, il libro La Vita oltre la gara dell’autore di questo articolo: https://www.vallesina.tv/eventi-sportivi/eventi-andrea-pongetti-2-alla-xvii-edizione-del-premio-letterario-nazionale-de-sanctis/
Sul circuito, https://www.vallesina.tv/motociclismo/motociclismo-si-rievoca-il-circuito-di-senigallia/
©riproduzione riservata