Pallamano A Gold / Macagi Cingoli, il colpo in porta è il tedesco Noack

Proveniente dalla 2. Bundesliga tedesca, il classe 199 è un amante della natura, che sul Balcone delle Marche potrà trovare in abbondanza. “Ho ambizioni molto alte: desideravo da tempo fare un’esperienza fuori dalla Germania”

CINGOLI, 23 giugno 2024 – Marius Noack è un nuovo giocatore della Macagi Cingoli. Il nuovo portiere, 25 anni, arriva direttamente dalla Germania, esattamente dalla seconda divisione della Bundesliga. Si affida lui, dunque, coach Sergio Palazzi per blindare la porta e affiancare a Francesco Albanesi e Matteo Santamarianova un portiere di caratura internazionale.

Chi è Marius Noack: carriera, carattere e ambizioni

Nato l’8 aprile 1999 in Germania, alto 2,02 metri per 90 kg di peso, è nato e cresciuto nel Thsv Eisenach, club di Bundesliga tedesca dell’omonima città della Turingia. Nel 2020 al 2024 ha giocato nel Hc Elbflorenz Dresden di Dresda, nella Bundesliga 2. “Sia in campo che fuori – racconta Noack – sono una persona coscienziosa. A livello personale, nel 40×20 le mie ambizioni sono sempre molto alte e provo sempre aconcentrarmi sempre più su me stesso che su gli altri. Fuori dal campo, invece, sono molto più tranquillo rispetto a come mi comporto da giocatore.

Mi diverto a giocare a pallamano, dato che ci gioco praticamente da tutta la mia vita, ma fuori dal campo sono lieto di trovare del tempo per fare le cose che mi piacciono. Ad esempio, mi piace stare in mezzo alla natura e di avere tempo di avere nuove esperienze. Questa è la ragione per cui sono qui”. Parla sia tedesco che inglese.

Noack a Cingoli: “Cercavo un’esperienza nuova. Sono entusiasta di giocare con la Macagi”

Spazi all’aria aperta che troverà sicuramente nella nostra Cingoli. “Stavo cercando – conferma – un’esperienza completamente nuova. Per tanto tempo avevo il desiderio di giocare fuori dalla Germania: così ho deciso che era giunto il momento. Continuare a giocare nel mio Paese non era più un’opzione per me. Quando mi è arrivata la proposta del Cingoli, sono stato veramente entusiasta e questo sentimento è stato importante nel prendere la decisione”.

 “La mia sfida è il passaggio dal campionato tedesco a quello italiano. Voglio fare un’esperienza completa”

Cosa pensa della Serie A Gold il nuovo portiere della Macagi? “A essere onesto – chiarisce -, ho cominciato a informarmi sul campionato italiano dopo la proposta della Macagi. Credo, comunque, che sia molto interessante questo mio trasferimento dal campionato tedesco alla Serie A Gold italiana. Sarà una competizione differente per me: mi piace fare nuove esperienze. Nel mio caso, voglio aiutare la squadra nel meglio che posso per raggiungere gli obiettivi della squadra. Mi piace prendermi delle responsabilità:voglio prendere il mio ruolo e ritagliarmi uno spazio nel roster. A Cingoli ci sarà molto di nuovo e la mia volontà è quella di fare un’esperienza completa, dentro e fuori dal campo”. Benvenuto a Cingoli, Noack. Ora sei uno di noi, uno della Macagi Cingoli.

Giacomo Grasselli 

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Arrampicata Sportiva / Stella Giacani a caccia di medaglie in Germania ai Campionati Europei Under 18

La chiaravallese parteciperà al Campionato Europeo di categoria, in programma a Duisburg tra l’8 e l’11 giugno

CHIARAVALLE, 3 giugno 2023 – La chiaravallese Stella Giacani ai Campionati Europei di arrampicata sportiva.

Ha svolto la sua ultima seduta di allenamento allo stadio comunale con il suo preparatore fisico Massimo Pistoni e volerà in Germania martedì prossimo 6 giugno.  Giusto qualche giorno prima per prendere confidenza con l’impianto che ospiterà dall’8 giugno i Campionati Europei Individuali Under 18. La competizione continentale si svolgerà a Duisburg e durerà fino a domenica 11 giugno.

Stella Giacani insieme al preparatore fisico Massimo Pistoni

Stella é specialista del boulder: una disciplina che consiste nell’arrampicarsi ad un’altezza poco rilevante ma per risolvere particolari sequenze di movimenti concatenati e dinamici estremamente difficoltosi. Nella prima giornata, l’atleta chiaravallese dovrà superare le prove di qualificazione per accedere alle semifinali. Quello che succederà dopo non è dato a sapersi: le contendenti sono nella stragrande maggioranza più esperte e per Stella sarà una competizione molto impegnativa. Solamente in 12 accederanno alla finalissima, ma il coach Danilo Marchionne che accompagnerà l’atleta per tutta la durata della manifestazione, saprà supportare la ragazza con i giusti consigli.

La OPES Marche e la FASI per le quali Stella è affiliata esprimono grande soddisfazione nel vedere convocata una loro rappresentante ad un meeteng di assoluto valore sportivo, mentre i supporters chiaravallesi attendono con grande curiosità di conoscere i risultati di questa prestigiosa trasferta.

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Jesi / Stefano Cerioni aveva auspicato il ritorno della Russia, subito i primi no

La Fie aveva in qualche modo accolto l’appello del Ct azzurro, Germania e forse Polonia già hanno annullato le gare da loro organizzate

JESI, 18 marzo 2023 – Il 10 marzo scorso il Congresso straordinario della Fie (Federazione Internazionale di Scherma), aveva deliberato che gli atleti russi e bielorussi, previo benestare del Cio, avrebbero potuto tornare a gareggiare nelle competizioni internazionali.

Questo era quanto anticipato ed auspicato il Ct azzurro del fioretto Italia Stefano Cerioni proprio a Jesi (leggi qui…). L’aveva fatto in occasione del primo raduno della sua nazionale a Jesi nella palestra del Club Scherma in via Solazzi dove aveva chiaramente affermato: ““Lo sport è molto cambiato e spero vivamente che rientri nelle competizioni la Russia. Per me è assurdo che ancora si tengano fuori gli atleti russi: lo sport deve essere completamente separato dalla politica. Possiamo dare tutte le colpe che vogliamo alla Russia come Stato, a Putin o chi per lui, per questa guerra insensata, però vedere degli atleti di sedici anni dover smettere perchè nessuno tirava con loro non è comprensibile. Questa esclusione si potrebbe rivedere, e penso che venga rivista per quelle che sono le notizie che vengono dal Cio, con la squadra Russa che possa presentarsi per le qualificazioni olimpiche. Sarebbe un bel segnale. Ho contatti con ex maestri, maestri della Russia. Ricordo un episodio. Quando è successo tutto si stava gareggiango a Guadalajara in Messico ed i Russi erano in pedana con noi. Un maestro non si è messo la tuta Russia per tre giorni perchè si vergognava, quasi si scusavano, e questo per far capire come la pensano. Quella volta per me, ma penso per tutti, fu un dispiacere ed oggi sapere che si sta lavorando per farli ritornare mi fa enormemente piacere”.

Il provvedimento preso nei giorni scorsi ha valore dalle prossime gare di Aprile quando si avvierà il percorso di qualificazione verso i Giochi Olimpici di Parigi 2024 che avrà il suo culmine con i Campionati Mondiali di Milano 2023.

Evidentemente non tutti la pensano come Cerioni, uomo di sport, e la politica sta prendendo delle decisioni diametralmente opposte. Ebbene subito qualcuno ha preso le distanze: cancellata la gara di Tauber (Germania), prevista per il primo fine settimana di maggio, e in forte dubbio quella di Poznan (Polonia) del 21-23 aprile.

Il presidente della Federazione Italiana Scherma, Paolo Azzi, al riguardo ha detto: “La linea resta quella del CIO. È fondamentale ricordare come la FIE abbia specificato che l’ultima parola spetterà al CIO. Una posizione che la Federazione Italiana Scherma ha coerentemente sostenuto fin dall’inizio, impegnandosi per fare in modo che ogni decisione fosse sottoposta al vaglio del CIO. Così come accadrà”.

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Fioretto femminile / Coppa del Mondo under 20, l’Italia e Jesi conquistano la Germania

Matilde Calvanese nel quartetto azzurro con l’oro al collo. Nella gara individuale la jesina si è piazzata al terzo posto

JESI, 5 febbraio 2023 – L’Italia del fioretto femminile a squadre vince l’oro nella tappa di Coppa del Mondo Under 20 in Germania a Jena.

Nel quartetto azzurro Matilde Calvanese insieme a Carlotta Ferrari, Giulia Amore e Aurora Grandis.

Matilde Calvanese

Già nel giorno precedente, nella prova individuale, le azzurrine avevano fatto man bassa di medaglie occupando tutto il podio con la stessa calvanese col bronzo al collo mentre nelle prime due posizioni erano giunte Ferrari e Collini.

Una vera prova di forza che ha reso felice il Ct dell’Italia Stefano Cerioni che guarda al futuro con grande ottimismo.

Le ragazze azzurre guidate dai maestri Fabrizio Villa e Francesca Bortolozzi nei quarti di finaleha battuto il Canada per 45-32. Poi l’Ucraina, per 45-22 ed in finale strapazzato la Francia per 45-31.

Prossimo appuntamento a fine mese agli Europei a Tallinn in Estonia.

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Amarcord / Quando in un piccolo stadio di provincia, a Senigallia, arrivò il mito di Mexico 1970

Fu il Mondiale del Brasile più forte di sempre e del clamoroso stacco di testa di Pelè, ma pure dell’Italia-Germania 4-3 dell’Azteca, l’epica applicata al calcio: un match rigiocato nel 1982 dagli stessi protagonisti, grazie a una intuizione geniale che fece epoca

SENIGALLIA,  3 Gennaio 2023 – Si può discutere se il più grande di tutti nel calcio sia stato Pelè o Maradona, ed anzi c’è chi nella ristretta lista del calciatore numero 1 di tutti i tempi trova posto pure per Cruyff, Di Stefano, “Pepe” Schiaffino e da ultimo anche Messi.

Su una cosa però un po’ tutti sono d’accordo: c’è un prima e un dopo Pelè perché il passo in avanti che il numero 10 brasiliano appena scomparso ha fatto compiere al calcio coi tre successi ai Mondiali – unico a riuscirci – tra il 1958 e il 1970, non ha eguali.

La tecnica, la velocità, la fantasia e il carisma per la prima volta si associavano anche alla potenza, perché Pelè fu anche un grande campione d’atletismo, come ben sa l’Italia, trafitta da quell’imperioso stacco di testa nella finale di Mexico 1970 contro il Brasile, col povero Burgnich – non certo il più tenero dei marcatori – che una volta ridisceso a terra non potè far altro che ammirare il numero 10 verde-oro, lassù, ancora in cielo, a sfidare la forza di gravità per bucare per la prima volta Albertosi nella finale del Mondiale.

Quel Brasile campione del 1970 è a detta di molti la miglior Nazionale della storia del calcio e indubbiamente segnò una cesura tra il calcio di prima e quello che si sarebbe visto dopo.

Ma se niente fu più lo stesso dopo Mexico 1970 lo si deve anche a ciò che era accaduto alcune ore prima nella semifinale dell’Azteca tra Italia e Germania Ovest, la partita più celebre della storia del calcio, ci perdonino i fans del recente Argentina-Francia.

Quel 4-3 fu l’epica applicata allo sport e al calcio, fu illusione, delusione, paura, speranza, rinascita e trionfo, non necessariamente nell’ordine.

Fu imprevisto, perché Schnellinger, che nel Milan era bravo a non far prendere gol, ma non certo a farne, pareggiò proprio a un passo dal triplice fischio, al termine di “un recupero incredibile” come sospirò in telecronaca Nando Martellini: in realtà il messicano Yamasaki aveva concesso appena 2 minuti, chissà come avrebbe definito il celebre telecronista Rai gli interminabili recuperi di Qatar 2022.

Fu redenzione, perché Rivera, “Il Golden Boy” del calcio tricolore, Pallone d’Oro l’anno prima ma colpevole sul 3-3 e per questo “maledetto” dal suo portiere Albertosi, andò a segnare il 4-3 decisivo.

“L’eco dell’avvenimento fu enorme. I tifosi messicani decisero su due piedi di murare una lapide all’esterno dello Stadio Azteca per eternare una partita che aveva esaltato il gusto latino-americano per lo spettacolo e la battaglia. Un banchiere italiano, che seguiva la partita per televisione a Montevideo, cadde fulminato da un infarto. In Italia oltre trenta milioni di appassionati […] rimasero incollati davanti al video, sebbene fosse mezzanotte passata. Molti andarono a coricarsi, sconsolati, quando Schnellinger aprì il fuoco, ma alla rete di Burgnich un urlo lanciato in centinaia di case […] e l’esito finale della pugna spinsero migliaia di appassionati nelle strade e nelle piazze”, scrisse subito Antonio Ghirelli, ma a distanza di oltre 50 anni al mitico 4-3 dell’Azteca sono stati dedicati libri, film, omaggi in canzoni.

E pazienza se per gli azzurri di Valcareggi – mister triestino come “il Paròn” Nereo Rocco – contro Pelè, ma pure Tostao, Gerson, Carlos Alberto, Jairzinho e tutti gli altri fenomeni sudamericani in finale non ci fu nulla da fare con un 4-1 per il Brasile che non ammette repliche: il Mondiale del 1970 sarà per sempre ricordato per il 4-3 della semifinale tra Italia e Germania.

Una partita che l’Italia vinse due volte, perché qualche anno dopo, nel 1982, curiosamente a poche settimane di distanza dalla finale, sempre tra Italia e Germania Ovest, dei Mondiali spagnoli, vinta ancora dagli azzurri (3-1 per l’undici condotto da un altro hombre vertical come Enzo Bearzot, contro tutto e tutti nel credere alla rinascita di Pablito Rossi), l’Italia-Germania del 1970 fu ripetuto.

Accadde a Senigallia, allo stadio Comunale allora ancora non intitolato a Goffredo Bianchelli, che fu però proprio l‘artefice di una iniziativa geniale e che sarebbe stata ripetuta altrove.

La riedizione della “Partita del secolo” si svolse il 21 settembre 1982 davanti a 10.000 spettatori per 100 milioni di lire di incasso (in beneficenza all’Istituto italiano per la ricerca sul cancro e all’Associazione per la cura della fibrosi cistica infantile), record insuperabili per lo stadio senigalliese, con in campo praticamente tutti i protagonisti di 12 anni prima, nella gran parte dei casi ancora in forma.

A commentare per la Rai, naturalmente, Nando Martellini.

Ci furono meno gol che all’Azteca, ma fu partita vera in una cornice indimenticabile con l’intera città coinvolta in un evento senza precedenti non solo a livello locale, e a cui pure la stampa straniera diede ampio risalto.

Vinse ancora l’Italia, grazie a un gol di De Sisti al 24′ del secondo tempo, come ricorda una lapide ancora oggi ben conservata vicino alla scalinata di accesso alla tribuna, mentre sempre all’interno dello stadio è appeso il grande manifesto che annunciava l’evento.

Sarebbe stata necessaria una certa dose di ottimismo per riuscire a portare in una piccola città di provincia delle Marche, lontana dal grande calcio di Nazionali e serie A, campioni provenienti da Italia e Germania, per rigiocare una partita che in entrambi i Paesi era già mito, ma aveva suscitato ovviamente sentimenti decisamente contrastanti tra vincitori e vinti.

E invece, Martellini e i 10.000 presenti in un Comunale che sembrava davvero uno stadio di massima serie con tutta quella gente assiepata ovunque, si poterono gustare una Italia davvero simile a quella di 12 anni prima con Albertosi, Burgnich, Facchetti, Bertini, Rosato, Cera, Domenghini, De Sisti, Prati (al posto di Riva, unico assente), Mazzola, Rivera, Boninsegna, ma pure la Germania, con lo spietato bomber Gerd Muller, il mancino temibile del talentuoso Overath e le intuizioni geniali di Haller, schierava molti dei suoi big.

“Picchio” De Sisti segnò a metà della ripresa e spinse Haller a confidare ai giornali, “abbiamo perso ancora una volta…” ma in realtà quel giorno fu festa per tutti: per l’Italia, che potè godersi un successo sugli acerrimi rivali tedeschi senza dover già il giorno dopo pensare, come 12 anni prima, alla finale col Brasile dello spauracchio Pelè; per la Germania, che contribuì a un evento di grande rilevanza benefica ma ancor più per Senigallia, che grazie alla visione di Bianchelli per un giorno aveva potuto assaporare da vicino il mito di Mexico 1970.

Il Mondiale del Brasile più forte di tutti i tempi, dei 6 minuti di Rivera, del colpo di testa stellare di Pelè, ma anche di Italia-Germania 4-3: la partita del secolo, nel 1970 come oggi nella memoria di chi era davanti alla tv 53 anni fa ma anche dei 10.000 che affollarono come mai prima e mai più dopo, il piccolo stadio di Senigallia.

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