Attualità / In bilico tra arte e sport: la vita artistica di “Tom Tattoo”

L’artista anconetano Tommaso Buglioni meglio noto come “Tom Tattoo” per la sua attività di tatuatore ha da poco promosso l’esposizione della sua ultima serie di tele nel cuore del capoluogo marchigiano. Un’artista a tutto tondo con una componente che da sempre ruota intorno alla sua vita, plasmandola: lo sport

ANCONA,  3 ottobre 2025 Quale correlazione può esserci tra arte, tatuaggi e lo sport?

Molte in realtà, e la troviamo racchiusa nella figura di Tommaso Buglioni. Anconetano classe 1961 meglio noto nel capoluogo marchigiano come “Tom Tattoo”. Uno dei tatuatori più riconosciuti a livello locale e non solo, in realtà Buglioni è un artista a tutto tondo: fotografo, poeta, scrittore e pittore d’arte contemporanea che non si è mai fermato, dedicando l’intera esistenza alla scoperta continua di se stesso e sperimentando di continuo.

Di recente, ha presentato la sua ultima fatica artistica “New pop action painting art show” nella mostra di quadri allestita presso il locale “Magazzino Muse” nel pieno centro storico anconetano. La passione innata per il disegno dall’infanzia e dello sport in età giovanile, a forgiarne l’identità per una storia che merita di essere raccontata.

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Innanzitutto ci parli un po’ di lei, dato che la maggior parte la conoscono come uno dei più rinomati tatuatori sulla scena, da dove nasce la passione per la pittura?
“In realtà io nasco proprio come pittore. Mia madre era una pittrice, la talentuosa di casa, e la sua eredità artistica è poi proseguita con me. Quindi l’estro creativo era di famiglia, e anche io ho sempre sentito dentro questa dote innata. Fin da piccolo ho sempre amato disegnare, creare e anche comporre testi scritti. E’ a seguito dei miei viaggi però che sono diventato tatuatore.
Negli anni 1981/82 durante i mei studi di medicina sono approdato negli USA entrando a contatto con una realtà diversa dalla mia di cui ne rimasi folgorato e da lì, nacque poi “Tom Tattoo”.  Ma la pittura l’ho sempre coltivata in realtà, sono sempre stati due binari paralleli per me”.

E dopo tanta esperienza e altrettante mostre allestite in diverse parti del mondo, come nasce l’idea di ritornare alle origini scegliendo Ancona, come teatro della sua ultima fatica artistica?
“Hai detto bene, ho lavorato tantissimo all’estero in effetti. Basta digitare “Tom Tattoo” su weekepedia per fasi un’idea. Ho fatto tante mostre fuori confine tra cui Canada, Nuova Zelanda, New York e poi Lugano, Ginevra. Non è che prima abbia voluto trascurare Ancona ma all’inizio non avvertivo molto interesse, con il tempo e maturando esperienze mi sono appassionato al territorio. Ho fatto due mostre alla Mole Vanvitelliana, altre private nel mio studio. Quest’anno ho avuto l’idea di riproporla ad Ancona considerando che c’era la possibilità di avere a disposizione un interessante e molto suggestivo spazio espositivo curato da Maria Antonietta Scarpari dove ho potuto anche il mio ultimo libro “versetti lisergici”. Una raccolta di citazioni, aforismi e pensieri legati a tutta la mia produzione artistica di quadri. Dal 1982 anno ufficiale di nascita della mia prima produzione, dove ogni anno scrivevo. Infine ho fatto una raccolta, rivisitato, e racchiuso tutto in questo libro”.

Come definirebbe la sua arte?
“Faccio action painting. Si tratta di una modalità di pittura dove l’azione e il movimento la fanno da padrona. Ho già avuto modo di fare dimostrazioni pratiche di questa tecnica anche in discoteche con delle performance che hanno riscosso un notevole successo o ad una serata di Luca Paolorossi. In pratica, pitturi su tela apponendo colori e forme attraverso diversi supporti come pennello, bombletta spray o la spazzola, ad esempio. La mia arte potrebbe strizzare l’occhio all’espressionismo astratto con delle influenze neo pop art, attraverso l’inserimento di immagini e volti. Una rivisitazione in chiave moderna della pop art degli anni 60/70. Mi piace sperimentare, non amo fossilizzarmi in una sola corrente artistica”.

Oltre all’arte, la sua vita è stata da sempre ruotata anche intorno allo sport. Cosa rappresenta per lei questa componente e come l’ha vissuta negli anni?
“Lo sport lo abbiamo nel sangue da sempre. Mio fratello è stato campione di body building ed io ho praticato il pugilato arrivando alle porte del professionismo. Mi aveva allora notato Galeazzi, il manager dell’allora campione Kalambay ma avevo già altri progetti. Continuai a praticare in seguito altre branchie del genere come la thai box e kick boxing. Io devo molto allo sport: ho vissuto gli anni della giovinezza in un periodo storico dove specie tra i giovani, la droga è stata una vera e propria piaga sociale. Avere la giusta forza mentale di buttarmi a capofitto nello sport mi ha letteralmente salvato la vita, mi ha tenuto sempre a debita distanza da tanti circuiti mortiferi. Altra mia grande passione è l’apnea: per 25 anni ho praticato questa affascinante disciplina subacquea a livello agonistico guadagnandomi cinque record italiani e uno internazionale. Infine mi sono dedicato alla specialità dei tuffi. Con la polisportiva di Riccione sono riuscito a vincere un campionato italiano di propaganda riguardo i tuffi. A dir la verità ho avuto in giovinezza anche una breve perentesi nel basket con l’allora Stamura Ancona e anche nel football americano con i Dolphins ma ben presto mi resi conto di non essere portato per gli sport con la palla. Mia moglie Chiara Negrini invece, è un ex giocatrice di pallavolo professionista di serie A militando con la Monteschiavo di Jesi e incamerando anche una coppa europea. Lo sport è di famiglia”.

Lo sport ha mai influenzato qualche sua opera?
“Negli anni 90 fino all’epoca del Covid ho pitturato tanto. Soprattutto gli anni passati in solitaria durante l’epidemia, mi hanno permesso di creare diversi quadri con al centro il pugilato. Una tela la detti in beneficenza in favore dell’acquisto di un’ambulanza. Anche a metà anni 90 feci una serie di tele cubiste sempre a tema pugilato”.

Per concludere: sono in programma altre sue iniziative nel territorio?
“Le tele rimangono per ora all’interno del locale “Magazzino Muse” in via Degli Aranci. Un luogo originalissimo, unico nel suo genere, che consiglio caldamente di visitare dove si è svolta la mostra da fine agosto fino alla fine di settembre. Maria Antonietta Scarpari, l’organizzatrice dell’evento, ad ogni modo rimane sempre a disposizione quindi chiunque fosse interessato a vedere le mie opere sarà sufficiente contattarla”.

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Monsano / Ancora sul Motorshow 2025 tra motori e spettacolo

Tra spettacoli serali, stand, esibizioni drift e una ricca esposizione di vetture che hanno fatto la storia. Ma come si organizza un evento di tale portata? Ne parliamo con uno dei tre organizzatori, Maurizio Paolinelli

MONSANO, 16 settembre 2025 – Monsano a tutto gas.

Non si tratta di una semplice battuta ma dell’evento avuto luogo lo scorso fine settimana, dal 12 al 14 settembre, presso il piazzale davanti  il Paradise Play Center di Monsano. Ritorniamo a parlare della sesta edizione del Motorshow Vallesina.

Una vera e propria kermesse di motori dove non ci si è fatto mancare nulla: dalle varie esibizioni di drift che periodicamente si sono susseguite tra moto di ogni tipo, motocross, quad, auto con guida sportiva e persino un’esibizione in pista con un camion.

Ancora, i percorsi per gli offroad 4X4 e tanti stand, sia gastronomici che di esposizione con la possibilità inoltre di provare l’ebbrezza, ovviamente in tutta sicurezza, di salire sui vari mezzi direttamente in pista. E persino l’intrattenimento serale con musica e spettacoli insomma, una sorta di “luna park” dove la parola d’ordine è divertirsi, ma anche cercare di aprire al pubblico la possibilità di conoscere quello che rappresenta il grande pianeta dei motori, e tutta la macchina organizzativa che gli gira intorno.

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L’evento è stato l’ennesimo successo. Tantissima l’affluenza di pubblico nei tre giorni, dove tra appassionati e semplici curiosi di ogni età ma anche tante famiglie con bambini, si sono susseguiti nei tre giorni godensosi le varie esibizioni e la mostra di auto sia storiche che sportive di ogni modello e cilindrata tra le quali una bellissima Ferrari Testarossa e un’evergreen Auburn Super Charged americana, tanto per citarne alcune.

Inoltre per i più piccoli, percorsi appositi in minimoto e tanti palloncini colorati messi a diposizione dall’ODV Vip Clown Vallesina, facente parte della federazione VIP Italia, attiva a livello nazionale nel mondo del volontariato. in particolare occupandosi di Clown Terapia nelle strutture ospedaliere, nell’occasione specifica, in collaborazione con l’Avis di Monsano.

Ma come si riesce a mettere in piedi un’organizzazione del genere?

Ne parliamo assieme ad uno dei tre organizzatori Maurizio Paolinelli, che insieme ad Enrico Marconato proprietario del Paradise, e a Mirco Morganti titolare dell’omonima officina meccanica di Monsano, hanno curato tutti gli aspetti dell’evento.

“Innanzitutto devo dire che ci riteniamo soddisfattiesordisce entusiasta Polinellia differenza delle altre edizioni, quest’anno lo abbiamo volutamente arricchito con attività aggiuntive per quella che sarebbe dovuta essere la settima edizione consecutiva. Peccato che nel 2021 abbiamo dovuto rinunciare causa Covid”.

In tutti questi anni quale evoluzione ci è stata?

“durante le prime edizioni c’era un po’ di scetticismo e non tutti volevano contribuire. Al contrario, negli ultimi anni dati alla mano (oltre 10.000 ingressi solo nella scorsa edizione) riusciamo ad ottenere una maggiore partecipazione attiva da part del territorio”.

Tornando all’edizione attuale, come si è attivata la macchina organizzativa?

“Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla famiglia Marconato proprietari del Paradise Play Center, una delle aziende maggiori in Italia e realtà ormai storica di bouwling, pattinaggio su ghiaccio e skateroom. Abbiamo creato un’area stunt nel piazzale davanti l’ingresso, messa in sicurezza, dove riproduciamo attività legata agli spettacoli motoristici come macchine a due ruote, moto freestyle, moto stunt, drift, taxi drift che negli anni ha suscitato tanto interesse. Tramite la mia associazione sportiva “Esina Performance” organizziamo anche corsi di guida sicura. Inoltre c’è tutta una parte off road, gestita dall’officina Morganti Mirco, dove diamo la possibilità a tutti i possessori di un 4×4 di utilizzare i propri veicoli in un contesto preparato. Chi vuole provare ma non detiene il mezzo, può salire al fianco di un pilota professionista nel taxi offroad. Stessa formula che applichiamo su asfalto con il taxi drift durante la manifestazione, ovviamente questo servizio in più che offriamo, solo a pagamento. E’un’esperienza che ad ogni modo consiglio vivamente di provare, anche per sensibilizzare sul fatto che non tutti possono fare certe manovre su strada, e quanto sia importante la sicurezza stradale. Ragion per cui sono presenti molte forze dell’ordine”.

Ha parlato di sicurezza, potremmo approfondire il punto in questione circa come viene garantita in spettacoli del genere?

“Soprattutto in questi casi dove l’evento supera un tot quantitativo di affluenza, diventa d’obbligo un piano di sicurezza. Almeno sei mesi prima abbiamo presentato un piano alla Commissione Pubblico Spettacolo di Jesi composta da figure come ad esempio il comandante dei vigili sia urbani che del fuoco, il 118 e tecnici. Viene effettuato un sopralluogo un giorno prima dello start dell’evento e se la commissione valuta che il pano sicurezza sia stato rispettato nei dettagli, allora viene concessa l’autorizzazione”.

Per quanto riguarda gli eventi?

“Gli spettacoli sono iniziati su asfalto. Il primo salto delle moto free style che sono la principale attrazione, ripetuti ad intervalli di due ore. Tra un intervallo e l’altro, ci sono altre esibizioni come quella di Giampiero Giuliani, uno dei pochi in Italia a fare drift con un trattore stradale, ossia un camion, un mezzo di oltre otto tonnellate che riesce abilmente a driftare. Inoltre, ci abbiamo abbinato degli spettacoli organizzati dal Paradise creando direi un bel connubio e una più ampia sponsorizzazione”.

In ultimo, come è nata l’idea di organizzare il motorshow nella zona della Vallesina, e perché avete optato come località per Monsano?

“Nasce tutto dalla passione che ho per il mondo dei motori, essendo istruttore di guida da oltre 20 anni. Diversi anni fa partecipai ad un’altra manifestazione che si svolse all’epoca nell’ascolano. Parlando poi con l’organizzatore dell’evento ci venne l’dea di riproporlo nella nostra zona, dato che sono nativo di Chiaravalle e risiedo a Jesi. A quel punto, mi sono messo alla ricerca di una location adatta, conoscendo già il proprietario del Paradise di Monsano, gli proposi il mio progetto e l’idea gli piacque da subito. All’inizio sembrava quasi una scommessa, invece siamo riusciti a mettere in piedi una vera e propria kermesse. Da li in poi con rinnovato entusiasmo, abbiamo di anno in anno pensato sempre a come aggiungere qualcosa per poter ampliare l’evento. Tutto ciò è stato possibile grazie al sostegno della famiglia Marconato, dato che un evento del genere comporta tante belle attrazioni ma pure delle spese rilevanti. Ad oggi sono contento di aver avuto all’epoca questa idea ed essere arrivati alla sesta edizione. I numeri che registriamo ci incoraggiano ad andare avanti su questa strada e a poterne organizzare tante altre, offrendo al pubblico degli spettacoli ben attrezzati e organizzati”.

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Calcio / Il saluto di Arrigo Sacchi a Jesi

L’ex tecnico del Milan e della Nazionale è stato ospite di un evento presso l’”Hotel Federico II” in collaborazione col “Milan Club Jesi Daniele Massaro” e il “Milan Club Castelfidardo”

JESI, 10 aprile 2024 – Tra i tecnici più importanti della storia del calcio italiano, Arrigo Sacchi è stato protagonista di una serata a lui dedicata all’”Hotel Federico II” di Jesi, in collaborazione col “Milan Club Jesi Daniele Massaro e il “Milan Club Castelfidardo”.

Nel corso dell’evento, presentato anche il volume scritto proprio dall’ex allenatore del Milan e della Nazionale con Leonardo Patrignani, dal titolo “Il realista visionario, le mie regole per cambiare le regole”.

Un percorso importantissimo quello di Arrigo Sacchi, iniziato nelle giovanili del suo paese di origine, Fusignano, per proseguire poi sulle panchine di Baracca Lugo, Alfonsine, Bellaria, Cesena (Primavera), Rimini, Fiorentina (Giovanili), ancora Rimini, Parma, sino al grande salto al Milan, voluto fortemente da Silvio Berlusconi e, infine, l’approdo alla Nazionale, con cui sfiorò la conquista del titolo al mondialeUsa ’94”. In seguito, il ritorno al Milan, l’esperienza all’Atletico Madrid in Spagna, e l’ultima panchina al Parma prima del ritiro ufficiale.

Tantissimi i trofei conquistati: 1 Scudetto, 2 Coppa dei Campioni, 2 Supercoppa Uefa, 2 Coppa Intercontinentale ed 1 Supercoppa Italiana, oltre al secondo posto come detto, nel Mondiale americano.

Rivoluzionario grazie al suo modulo di calcio a zona e a una mentalità vincente fuori del comune, ha trascinato il Milan di Silvio Berlusconi sul tetto del mondo, e sfiorata la vittoria del mondiale, che all’Italia mancava dal lontano 1982.

Maestro di calcio e soprattutto, di vita e comportamento.

L’ex tecnico Arrigo Sacchi durante il firmacopie del suo ultimo volume “Il realista visionario, le mie regole per cambiare le regole”

Tanti i ricordi del suo lunghissimo percorso professionale, a partire dalla prime esperienze con la squadra del paese natale, il Fusignano. Svelati al pubblico presente, numeroso e attento, anche i principi e le sue massime che lo hanno sempre accompagnato nella sua lunga esperienza calcistica.

Queste le parole di Arrigo Sacchi: «Il calcio è il riflesso della cultura e della storia di un Paese. Sono tante le tipologie di allenatori. Molti oggi sono dei tattici. Il tattico però, è però colui che aspetta solo l’errore dell’avversario. Chi lavora così vuol dire, secondo me, che non crede in quello che fa. L’allenatore deve essere invece uno stratega, deve dare un gioco tutto suo. È importante anche avere un Club alle spalle, esso viene prima della squadra. Viviamo una vera e propria involuzione, abbiamo sempre cercato di non giocare in undici giocatori. Il calcio invece, è uno sport di squadra, non esistono individualismi».

Arrigo Sacchi premiato dal presidente del “Milan Club Jesi Daniele Massaro” Luca Scortichini

Continua così poi l’ex tecnico rossonero e della Nazionale: «Ho avuto la fortuna di nascere in un piccolo centro, iniziando poi a fare l’allenatore quasi per caso. Ho sempre guardato la testa prima dei piedi. Non ho mai voluto giocatori individualisti, invidiosi o con la testa solo rivolta ai soldi, ma solo i più affidabili. Dopo l’esperienza con le giovanili del Cesena, andai al Rimini e facemmo bene. Poi ci fu anche l’occasione di venire all’Ancona, ma nella medesima giornata mi cercò il Parma e mia moglie aveva delle amiche lì…..Al Parma tenni solo 3 giocatori e portai alcuni ragazzi che avevo allenato nel settore giovanile del Cesena, formando un gruppo giovanissimo che non convinse la piazza, invece vincemmo il campionato. Quando andai al Milan, l’accoglienza non fu delle migliori, ero uno sconosciuto. Berlusconi fu un grandissimo presidente e non volevo che spendesse tanti soldi, perché vincere col bilancio in rosso, secondo me equivale a rubare. Gli proposi subito Ancelotti, sia per le sue grandi qualità tecniche che umane, ma il presidente era contrario, perché aveva subito un grave infortunio al ginocchio e non era tornato al 100% della sua funzionalità. Io gli dissi di prenderlo comunque, e gli promisi di vincere lo Scudetto. Ci siamo riusciti».

In merito all’esperienza rossonera, l’ex allenatore conclude così: «Una vittoria senza merito non è una vittoria. Noi vincevamo da dominatori. Vincemmo a Napoli la partita decisiva per lo Scudetto, il pubblico alla fine si alzò in piedi e ci applaudì. La squadra era formata da un gruppo di persone di altissimo livello. Il Milan del 1989 è stato addirittura considerato dalla UEFA la più grande squadra della storia. Ho sempre pensato che il segreto per fare bene le cose, è amare quello che si fa».

Un ultimo pensiero infine, sulla Nazionale da lui guidata nell’esperienza da CT e a quella vittoria solo sfiorata in occasione del mondiale americano: «Un giorno incontrai un appassionato che mi fece i complimenti per la mia carriera sottolineando però, la mancata vittoria al Mondiale. Chiedendogli che lavoro facesse, mi disse che era un idraulico. Io gli dissi che cosa avrebbe provato se un team di esperti l’avrebbero premiato per essere il secondo idraulico più bravo del mondo…..lui rispose che sarebbe stato comunque felicissimo…..» .

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Jesi / “Pallacorda e non solo”: presentato a Palazzo Pianetti il libro di Marco Droghini

Per l’occasione è stato presentato un programma di incontri che segnerà tutto il decennale di Jesi città europea dello sport

JESI, 26 febbraio 2024 – A Palazzo Pianetti di Jesi è stato presentato nei giorni scorsi il libro di Marco Droghini ‘Pallacorda e non solo’.

Il libro parla delle ‘balette’ custodite nella Pinacoteca civica e nell’occasione l’autore ha illustrato in modo coinvolgente il contenuto della ricerca ed ha avuto modo di soffermarsi sul gioco della pallacorda (palla piccola) a Jesi e nella storia.

Presenti il vice Sindaco e assessore allo sport Samuele Animali, l’ex assessore Ugo Coltorti tra i promotori della pubblicazione.

L’evento ha avuto un parterre di presenze importante: la professoressa Catherine Farwell dell’Università di Urbino (impegnata nella traduzione del libro per il pubblico anglofono), il Rettore di Uniurb Giorgio Calcagnini, l’assessora regionale allo sport e alla cultura, pari opportunità, politiche giovanili, Chiara Biondi e, in collegamento in diretta video, il prof. Francesco Rognoni, dell’Università Cattolica, il giornalista Ubaldo Scanagatta e il Presidente Giuliano Amato, autore anche della prefazione del libro.

Il volume pubblicato da Affinità elettive è frutto di rigorose ricerche d’archivio ed è la conferma della relazione particolare, anche dal punto di vista storico, che c’è tra Jesi e lo sport.

L’iniziativa è stata anche l’occasione per presentare un programma di incontri che segnerà tutto il decennale di Jesi città europea dello sport e avrà come filo conduttore il rapporto tra sport e salute, come ha spiegato il dott. Fabiani che è tra i principali organizzatori.

“A nome del Comune di Jesiha dichiarato Animali – un grande ringraziamento va al Club delle balette ed alla sua vice presidente Carla Saveri, che come sempre ha proposto e curato in maniera puntuale e con passione una proposta culturale che va oltre la promozione culturale e territoriale e costituisce motivo di orgoglio, di riflessione e di crescita per tutta la città ed in particolare per il mondo sportivo”.

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