CUCINA&MELODIE / Insetti a tutti i gusti: scopriamo insieme il cibo del futuro!

La popolazione globale sta aumentando sempre di più e gli allevamenti animali e l’agricoltura intensiva non bastano più ma soprattutto non sono più sostenibili a livello ambientale!

Benvenuto nel mio Blog CUCINA&MELODIE, io sono Anna Maria Giretti e insieme faremo un bellissimo viaggio nel Food World.

Grazie ai moltissimi studi che da tempo vengono effettuati sugli insetti, molti esperti di settore sono arrivati alla conclusione che gli insetti possano rappresentare un’ottima alternativa per soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione in crescente espansione.

Nel mondo siamo ormai arrivati ad essere più di 8 miliardi e purtroppo il nostro pianeta sta soffocando e le risorse che pensavamo potessero essere inesauribili iniziano a scarseggiare sempre di più! In questi ultimi giorni abbiamo tutti sentito l’approvazione da parte dell’Unione Europea nei confronti della “FARINA DI GRILLO“.

Molti nutrizionisti e docenti universitari la definiscono un passo in avanti molto importante per scardinare le nostre abitudini e pensare alla sostenibilità ambientale e non solo… in un recente report pubblicato dalle Nazioni Unite viene valutato l’impatto ambientale dell’allevamento animale, nello specifico per quanto riguarda “il consumo di acqua“: si stima che per la produzione di un chilo di carne di maiale siano necessari 3.500L di acqua, 2.300L per un chilo di carne di pollo e addirittura… 4.3000L per un chilo di carne di vitello. In più, anche l’anidride carbonica emessa per produrre un chilo di carne di vitello è pari a 150Kg.

Parlando di insetti invece, possiamo dire che esistono più di 2.000 insetti commestibili nel mondo, e che 2,5 miliardi di persone nei paesi tropicali hanno da tempo iniziato a farne uso a livello alimentare, sfruttando al massimo ogni peculiarità di questo “Novel Food“.

Gli insetti nella quotidianità alimentare di molti paesi!

Cercando in internet mi sono imbattuta in un articolo che parlava di una coltivatrice australiana di insetti, determinata a fare la differenza.

Olympia Large, è la fondatrice e CEO di “GOTTERÀ”, una delle sette aziende agricole di insetti commestibili in Australia e la cosa interessante è che sa benissimo ogni passo da compiere, infatti: ha sviluppato un sistema di produzione completamente automatizzato che produce più di 250 chilogrammi di vermi da pasto ogni mese.

I suoi vermi della farina sono allevati in scatole poco profonde e ordinatamente impilate su scaffali in un capannone buio e caldo. Un grande braccio robotico controlla le condizioni di produzione e distribuisce il cibo agli insetti, anche se una piccola squadra di agricoltori li controlla quotidianamente.

Passate sei settimane, i vermi entrano nella fase di massimo sviluppo ed è il momento di raccoglierli. Vengono congelati o disidratati, a seconda della preparazione quando sono ancora freschi.

In Australia, gli insetti sono considerati animali da allevamento, perciò vige la stessa normativa presente sugli animali da allevamento in termini di standard alimentari.

Perchè dobbiamo iniziare a mangiare insetti?

Se andiamo a vedere qual’è impatto nutrizionale degli insetti, posso darvi delle piccole indicazioni che ho appreso grazie all’Università di Camerino e al mio corso di laurea in Scienze Gastronomiche, dove da tempo, facciamo seminari proprio sugli insetti e l’alimentazione.

Per quanto riguarda i valori nutrizionali, gli insetti rappresentano alimenti di tutto rispetto se comparati alla carne. Il contenuto proteico di locuste e cavallette varia dal 18% al 32% a seconda della specie, quello dei grilli varia dall’8% al 25% e per i bachi si parla di numeri intorno al 15%. Se andiamo a paragonarli alla carne, il contenuto delle proteine nella carne di vitello si aggira intorno al 22% e tale valore si osserva anche per alcune specie di pesci.

Stiamo parlando di proteine ad alto valore biologico, poiché contengono tutti gli aminoacidi essenziali di cui l’uomo a bisogno. Sono inoltre ricchi di grassi insaturi, fibre, vitamina D, minerali e ferro.

Esistono rischi per la salute?

I rischi per la salute umana sono riassunti nel dossier prodotto dall’ANSES, “L’AGENZIA NAZIONALE FRANCESE PER LA SICUREZZA ALIMENTARE”, possiamo dire che i rischi sono equivalenti a quelli di altri prodotti alimentari: microbiologici, germi patogeni, chimici per contaminazione di metalli pesanti, fisici o allergenici. Gli insetti sono abbastanza simili ai crostacei e le persone allergiche ai crostacei sono probabilmente allergiche anche agli insetti, esistono rischi per la salute associati alle operazioni di allevamento intensivo che consentono un’ampia diffusione, quindi grazie a delle norme specifiche il tutto sarà pian piano normalizzato e ben controllato.

Vi ricordo che sono presente nei social più famosi quali: Instagram e Facebook , in più ho anche dei miei #hastag personali che sono #cucinaemelodie #provateafarloanchevoi.

Cucina&Melodie

Anna Maria Giretti




CUCINA&MELODIE / Che cosa dobbiamo evitare di mangiare a fine pasto?

Scopriamo insieme quali alimenti bisogna evitare dopo pranzo e cena: dai formaggi alla frutta secca, passando per gli insaccati e l’alcool

Benvenuto nel mio Blog CUCINA&MELODIE, io sono Anna Maria Giretti e insieme faremo un bellissimo viaggio nel food world.

Sono molte le tradizioni che nel tempo abbiamo reso totalmente nostre in tavola, abbiamo ereditato molte abitudini nell’era moderna, semplicemente per piacere: sono molti gli alimenti che fanno parte del nostro “fine pasto“, ma quasi nessuno di noi sa che dovrebbero essere consumati in altri momenti della giornata.

La fase della digestione, infatti, è uno dei momenti fondamentali e molte sostanze la rallentano o la compromettono.

Scopriamo insieme nel dettaglio quali sono gli alimenti che dobbiamo ingerire con cautela o per niente alla fine del pranzo o della cena:

I Formaggi

Consumare formaggi a fine pasto è una tradizione francese che abbiamo pian piano ereditato, ma i formaggi non sono un alimento ideale a fine pasto: ci forniscono un considerevole apporto proteico da tenere sotto controllo, di conseguenza il rischio è quello di squilibrare il pasto e rallentarne la digestione.

Ciò che sto dicendo vale anche per i cosiddetti “formaggi light“, non solo per quelli freschi ma anche per quelli stagionati, in particolare, dovremmo evitare di mangiare formaggio a fine cena: grazie ad alcune sostanze contenute nei prodotti caseari, questi vanno a stimolare l’aumento di DOPAMINA, un’ormone che tiene alta la soglia dell’attenzione, così da impedire il rilassamento pre-sonno.

La Frutta secca e non solo…

Quando parliamo di frutta secca, dobbiamo fare attenzione e sento di dirvi che: non è corretto dire che la frutta o la frutta secca fanno male a fine pasto, ma sarebbe più corretto dire che: la frutta consumata a fine pasto, tende ad aumentare i livelli di glicemia, stimolando i cosiddetti picchi glicemici, quindi sono le persone che hanno problemi di IPERGLICEMIA o DIABETE quelle che devono prestare molta attenzione ma soprattutto dovrebbero consumarla lontano dai pasti, in modo che la curva glicemica non subisca scossoni importanti.

Questa considerazione vale soprattutto per la frutta secca, poiché ha una concentrazione di zuccheri maggiore rispetto a quella fresca!

Lo avreste mai detto?

Inoltre, come per il formaggio, questa rallenta la digestione e la appesantisce: se da un lato è vero che si tratta di un’apporto di fibre elevato, dall’altro questo problema è legato a chi ha patologie come “la colite ulcerosa“, la sindrome dell’intestino irritabile e il meteorismo.

Il Gelato

Anche per il gelato vige la stessa regola, dobbiamo prendere ogni individuo singolarmente: in generale, mangiare i gelati a fine pasto, soprattutto quelli confezionati, renderà il nostro fino pasto IPER-CALORICO.

Se avete problemi di peso e state seguendo una dieta per tenere il tutto sotto controllo, la cosa migliore sarebbe consumarlo come merenda, quindi, lontano dai pasti; se però, avete voglia di gelato dopo i pasti, potete concedervelo dopo pranzo; ogni tanto è giusto concedersi qualche coccola.

L’Alcool

Dobbiamo partire sfatando un mito che per molti risulterà molto traumatico: “l’alcool non fa digerire“.

L’errata credenza, diffusa soprattutto in Italia, dove abbiamo una grandissima tradizione degli amari, ci ha portato a diversi fraintendimenti, l’alcool non aiuta a digerire dopo i pasti, anzi, a causa del suo elevato apporto di zuccheri, il suo effetto risulta irritante e questo rallenta la digestione.

Se vogliamo bere, meglio concedersi un piccolo sgarro prima di cena, magari abbinandoci qualcosa da sgranocchiare, senza però abbuffarci o bere eccessivamente durante e dopo il pasto.

Il Caffè zuccherato dopo i pasti abbondanti…

“Ok! In questo caso molti smetteranno di leggermi.. :)”

Il caffè non fa male se preso corto e non zuccherato dopo i pasti, ma se dopo un pasto abbondante lo prendiamo lungo e con molto zucchero, può crearci problemi, sopratutto se diventa un’abitudine fissa.

Volete sapere perchè?

Il motivo è molto semplice: il caffè zuccherato interferisce con la capacità del nostro organismo di eliminare gli zuccheri dal sangue. I grassi che assimiliamo durante il pasto, vanno ad interagire in maniera negativa con la caffeina, questo, rallenta la comunicazione tra stomaco e pancreas.

Dall’altro lato, però, una tazzina di caffè amaro o poco zuccherato, dopo un pasto “normale”, stimola la produzione di succhi gastrici. 

I Salumi

Ricordate cosa abbiamo detto a proposito dei formaggi all’inizio?

Ecco.. la stessa cosa vale per i salumi, una fettina di salame a fine pasto non è assolutamente una buona abitudine. Salumi e affettati, incidono sull’apporto di proteine animali (grassi saturi) ma anche su quella di sodio, rallentando la digestione.

A lungo andare, questa cattiva abitudine, potrebbe incidere negativamente anche sul nostro peso.

Vi ricordo che sono presente nei social più famosi quali: Instagram e Facebook , in più ho anche dei miei #hastag personali che sono #cucinaemelodie #provateafarloanchevoi.

Cucina&Melodie

Anna Maria Giretti




CUCINA&MELODIE / Fabrizi Family: produttore d’eccellenza enologica marchigiana dal sapore di visciole

Il Re di visciole è un blend che nasce dall’unione delle bacche di visciola e del vino rosso prodotto localmente nelle Marche 

JESI, 1 gennaio 2023 – Benvenuti nella mia Rubrica “Cucina&Melodie”, io sono Anna Maria Giretti ed oggi sono qui per parlarvi di un’azienda marchigiana che ha fatto delle visciole la sua vocazione.

Nicola Fabrizi, titolare della Fabrizi Family, nutre un amore vero e pulsante nei confronti di ogni tradizione produttiva enologica delle Marche.

Una vera e propria passione, quella di Nicola, che con il tempo è riuscito a far diventare un lavoro, celebrando il piacere, l’autenticità e un’intensa esperienza attraverso lo studio e l’assaggio dei suoi vini.

Le visciole sono delle piccole ciliegie, potremmo definirle delle “ciliegie speciali”, che vengono utilizzate in varie regioni d’Italia per creare diverse preparazioni. L’intuito della Fabrizi Family è stato quello di farne “un must” nelle varie preparazioni ma oggi siamo qui per parlare di vini d’eccellenza, per cui non posso non citare due protagonisti di quest’azienda: IL RE DI VISCIOLA e LA REGINA DI VISCIOLA.

Il Re di visciole è un blend che nasce dall’unione delle bacche di visciola e del vino rosso prodotto localmente nelle Marche (mix di uve Sangiovese e Montepulciano). Questo vino è arrivato al terzo posto all’ultimo “International Wine&Spirits Competion Awards” nella categoria “Alternative Drink” dei vini fruttati. Ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, un profumo delizioso ai frutti rossi e rimane molto gradevole al palato. Si abbina benissimo con il cioccolato, biscotteria secca…

Ma passiamo ora alla star del 2022, l’ultima nata in casa Fabrizi Family: “LA REGINA DI VISCIOLA”.

Il suo metodo di produzione prevede una rifermentazione in bottiglia di uve bianche e rosse tipiche del territorio marchigiano, poi questa delizia viene imbottigliata con i lieviti e tenuta per 15 giorni in orizzontale, questo serve per restituire al prodotto un profumo e un gusto unici, a fronte di una gradazione alcolica del 12,5%.

La Regina di visciola, infatti, è uno “spumante ancestrale alle visciole”, una vera e propria rivisitazione della bevanda classica delle Marche. Questa nasce nell’assoluto rispetto della tradizione, andando però a cercare un gusto diverso che può essere apprezzato anche da chi non ama il dolce della visciola, infatti la sua sapidità e acidità sostituiscono la nota tipica di questo frutto.

Il colore rosso brillante, tendente verso il rosa, rispecchia tutti i profumi di questo frutto magico per un finale delizioso e gradevole al palato.

In questo video ho deciso di documentare come nasce “LA REGINA DI VISCIOLA” attraverso la preparazione attenta e scrupolosa da parte di Nicola e l’enologo che, molto gentilmente, mi ha raccontato in che modo avviene la fermentazione e l’imbottigliamento di questo “nettare alle visciole”.

Nicola, in una dichiarazione ripresa dall’ANSA, commenta così la nuova arrivata in famiglia: “L’esaltazione del gusto delle nostre visciole, aspre e acide, ci ha portato a studiare e ricercare un sapore sconosciuto per chi ama questo frutto, che, si presenta sempre dolce nelle versioni tradizionali… Seguendo mia moglie Chiara, da cui nasce questa preparazione, abbiamo immaginato insieme una bollicina che si adatta alla perfezione sia per un aperitivo che per un percorso gustativo a tutto pasto.”

Cucina&Melodie

Anna Maria Giretti

©riproduzione riservata