JESI / Alfiero Latini, il cordoglio del Sindaco Bacci e della comunità intera

I funerali mercoledì ore 15,30 nella chiesa del Divino Amore. La camera ardente da domani alle ore 10 alla Casa del Commiato Bondoni a Castelplanio 

JESI, 15 novembre 2021 – La notizia si è diffusa in città a macchia d’olio ed in molti hanno avuto e voluto raccontare quello che Alfiero Latini, deceduto questa mattina all’Ospedale Lancisi di Torrette, ha rappresentato per Jesi e per la comunità tutta.

Ad iniziare dal Sindaco che nella propria pagina facebook ‘Massimo Bacci Sindaco di Jesi’ ha scritto: “Dici Alfiero Latini e pensi ai trionfi del basket. Rattrista la notizia della scomparsa di Alfiero Latini, imprenditore lungimirante con la sua Sicc che, per decenni, è stata un’azienda di successo prima di pagare lo scotto della drammatica crisi del settore. Il suo nome resta indissolubilmente legato alla pallacanestro, sebbene abbia generosamente sostenuto tanti sport, a partire dal ciclismo (ed immagino quanto gli avrebbe fatto piacere rivedere l’arrivo di tappa a Jesi del prossimo Giro d’Italia). Con lui l’Aurora basket ha toccato il livello più alto della sua gloriosa storia, generando con la promozione in A1 uno straordinario entusiasmo che ha riempito di passione il Palasport e che resta ancora vivo nei ricordi di tutti noi“.

Per l’Aurora basket invece “E’ un lunedì di profondo lutto, raggiunta dalla notizia della scomparsa del suo patron Alfiero Latini, spentosi questa mattina per un problema di salute. Alfiero Latini non è stato solo imprenditore illuminato della Sicc Cucine ma anche l’artefice del salto di qualità di una società che, grazie al suo sostegno economico e alle sue idee innovative, ha vissuto gli anni d’oro della scalata alla serie A per poi stazionare stabilmente nel panorama nazionale della pallacanestro. Il cuore, grande verso il basket e nei confronti dell’Aurora, gli giocò la prima volta un brutto scherzo proprio al Pala Triccoli nel maggio 2006 un malore lo tradì in tribuna nell’intervallo di gara tre play off tra Sicc e Ferrara ma ne uscì alla grande, pur decidendo, suo malgrado di abbandonare la sua attività in prima linea a fianco dell’Aurora cui rimase comunque sempre affezionato tifoso e sostenitore. Alfiero Latini fu un mecenate della pallacanestro jesina, si appassionò ad uno sport che lo travolse positivamente per partecipazione ed amore, facendone un riferimento per autorevolezza e competenza nel panorama dello stivale cestistico. Con Alfiero se ne va una figura di riferimento dell’imprenditoria locale, un capitano d’azienda nato leader che si spese per lo sport locale portando Jesi sulle vette più alte del basket. Alla signora Rita e ai figli Gianluca e Francesca l’abbraccio sincero di tutta l’Aurora Basket che verso la famiglia Latini ha sempre nutrito, nutre e nutrirà un sentimento di grande riconoscenza, umana e sportiva“.

L’ex presidente del club scherma Jesi Alberto Proietti Mosca ha invece scritto: “Un caro amico ed amante dello sport tutto. IL Club Scherma Jesi, come è noto , si è trovato molto spesso in difficoltà economiche per mancanze di sponsor. Nel periodo in cui lui era presidente degli industriali noi stavamo per chiudere per mancanza di risorse economiche. Prese a cuore il problema e riuscì a formare una cordata di sei imprenditori per complessivi 30 milioni rimettendo in careggiata il Club Scherma Jesi. Ti ringrazio ancora Alfiero poiché se la città di Jesi può vantare tanti titoli sportivi lo deve anche a te. Le mie preghiere ti accompagneranno sempre unitamente alle condoglianze alla famiglia”.

Molti i messaggi di condoglianze anche da parte di giocatori e tecnici della Sicc Cucine Componibili come quelli di Michele Maggioli “Riposi in pace.. un abbraccio a tutta la famiglia e non finirò mai di dire grazie Alfiero” e coach Gigio Gresta: “Alfiero Grazie. Sei l’uomo che più di ogni altro ha creduto in me… insieme abbiamo vissuto un sogno. Ti voglio bene riposa in serenità Forza SICC, ‘muntobè“.

I tifosi della ‘Curva Nord’ lo hanno salutato con uno striscione appeso all’esterno del Palatriccoli con la scritta: “Hai fatto sognare una città e te ne saremo sempre grati. Rip Alfiero”.

Ma anche di super tifosi come Marco Moretti: “Oggi se n’è andato Alfiero Latini. Per chi è di Jesi ed ama il basket è un nome che dice tante, troppe cose. Racconta di un imprenditore che prese una piccola società sportiva e la portò nel giro di pochi anni nel mondo professionistico della serie A mettendoci soldi, determinazione, idee, tempo, programmazione. Nel momento in cui il calcio declinava, Jesi scopriva il basket, riempiva per anni ed anni il palazzetto dello sport con migliaia di persone. La domenica era il basket non esisteva altro. Abbiamo avuto il privilegio in quegli anni di vedere un gigante di 17 anni tirare da tre come una guardia, era Gallinari, Ginobili volare con ferocia a schiacciare in testa a tutti. Abbiamo scoperto Mason Rocca, visto Walter Berry danzare sul parquet, ammirato la professionalità di Ettore Messina, battuto in uno spareggio promozione la Virtus Bologna. Nomi, episodi, storie di un periodo indimenticabile nella vita di tutta una piccola città. Grazie Alfiero”.

I funerali si svolgeranno mercoledì 17 novembre alle ore 15,30 nella chiesa parrocchiale del Divino Amore. La camera ardente sarà aperta da domani alle ore 10 alla Casa del Commiato Bondoni a Castelplanio. La tumulazione nel cimitero di Jesi.

(e.s.)

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JESI / In lacrime per Alfiero Latini il re del basket e delle cucine

‘Patron’ dell’Aurora basket, a lui sono legati gli anni indimenticabili della serie A; imprenditore di successo alla guida della Sicc Cucine componibili

JESI, 15 novembre 2021 – E’ morto Alfiero Latini 80 anni.

Il ‘patron’ per l’Aurora basket, che con lui al timone il club ha raggiunto il massimo sportivo in campo nazionale con Jesi che ha disputato la serie A nel 2004-2005, ma anche l’imprenditore di grande successo alla guida della Sicc Cucine componibili situata nel territorio di Monsano, leader nel settore.

Latini è morto questa mattina all’ospedale di Torrette.

Latini prima di legare il marchio Sicc Cucine alla pallacanestro jesina nel 1992-93 era stato un atleta e calciatore di successo con la maglia della Jesina e poi anche come dirigente era stato vicino alla prima squadra di calcio della sua città.

Appassionato di ciclismo aveva anche qui legato il suo nome e quello della sua ditta ad uno sport che ha avuto sempre come passione.

Arrivato all’Aurora basket aveva sempre dichiarato apertamente di volere portare la squadra al massimo livello. Quelli del basket, per la città sono, stati anni stupendi e grandi soddisfazioni.

Alla guida della squadra aveva chiamato coach Alessio Baldinelli in collaborazione con Armando Bigi direttore sportivo.

Roster 1996-97

Nel 1994-95 l’Aurora ottiene la promozione in B2 e l’anno dopo in B1. L’apoteosi nella stagione 1996-97 completando uno straordinario triplo salto e approdando in Serie A2.

Nella stagione 2003-2004 la vittoria dell’A2 con lo spareggio contro la Virtus Bologna, serate indimenticabili per lo sport jesino, con il palaTriccoli strapieno e la squadra, supportata da moltissimi tifosi, a dominare gara3 a Bologna ed approdare storicamente in serie A.

Quel roster, allenato da Gigio Gresta, era così composto: Montonati, Casini, Robinson, Simgleton, Rossini, Rocca, Blizzard, Firic, Whiting, Salvi, Hadley, Guillermo Casini, Marco Toppi, Michele Cittadini e Lorenzo Pieralisi.

Una stagione nella massima serie nazionale e poi di nuovo in A2. Un anno segnato da un episodio che ha visto il ‘patron’ sentirsi male proprio all’interno del Palatriccoli durante la decisiva gara-3 contro Ferrara.

Un segnale che ha visto poi Latini allontanarsi piano piano dalla squadra e dalla società.

Jesi dunque piange un personaggio che ha dato molto alla città e al territorio.

Nelle prossime ore verrà decisa la data del funerale e l’allestimento della camera ardente.

Evasio Santoni

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JESI / Baldinelli, Maggioli, Rossini, Strappini: fenomeni ieri e per sempre

Lettere di ringraziamento, ricordi e saluti alla città e ai loro tifosi. Un inedito scritto del professor Ottorino Appolloni ai ‘due Latini’

JESI, 07 maggio 2020Quattro monumenti che hanno scritto la storia dello sport a Jesi sia esso pallacanestro sia calcio.

Quattro personaggi, non jesini, che sono entrati nel cuore degli stessi e che hanno fatto parlare Jesi in giro per l’Italia grazie alle loro performance sulle tavole da gioco di un palazzetto dello sport o sui prati verdi di un rettangolo di calcio.

Baldinelli Alessio

Parliamo di Alessio Baldinelli, ‘Lupo’ Alberto Rossini, Marco Strappini e Michele Maggioli: un allenatore e tre capitani.

Poi ci sono pure quelli che meritano una citazione tutta particolare come il prof. Ottorino Appolloni, pioniere della pallacanestro a Jesi, e come i ‘due… Latini’ identificati appunto dal professore stesso Alfiero e Leopoldo Latini.

Perché questi personaggi? Perché nella lunga storia dello sport a Jesi, negli ultimi 25 anni, di loro abbiamo degli scritti.

Lettere inviateci, due personalmente ed altre tre come ai colleghi giornalisti ed agli sportivi tutti, per esprimere il loro stato d’animo dopo un esonero (Baldinelli); per ringraziare tutti i tifosi e sportivi nel momento in cui era giunta l’ora di appendere le classiche scarpette al chiodo (Rossini, Maggioli, Strapini); per esprimere dei momenti, sentimenti e sensazioni, da tifoso e da appassionato della situazione che Jesina e Aurora basket stavano proponendo o attraversando (Appolloni).

Alessio Baldinelli ci scrisse nel gennaio 1998, esonerato come coach dall’allora Sicc Cucine Componibili e sostituito da Massimo Mangano. Ricoprivamo l’incarico di direttore responsabile del quindicinale sportivo ‘Jesi Sportiva’ che trattava a 360° lo sport in città.

Qui sotto la foto del giornale dell’epoca.

Nel marzo 1998 anche il prof. Appolloni sempre dalle colonne di ‘Jesi Sportiva’ ha voluto omaggiare i ‘due… Latini’:

Appolloni Ottorino

Leopoldo e Alfiero. 

Il primo già aveva portato Jesi sul trono del calcio nazionale, in serie C, ed aveva anche assaporato quello che poteva significare la pallacanestro sponsorizzando con il nome della propria azienda il club di Forlì in serie A;  il secondo, già impegnato in quel periodo nella pallavolo ed in passato nel ciclismo, stava per compiere con il basket un’impresa storica ed assoluta. Appolloni, aveva esercitato anche come giornalista, era un intenditore critico e fine osservatore delle vicende sportive della sua città.

 

 

Anche per il Prof. Appolloni la foto del giornale dell’epoca.

 

Poi i campioni sul campo.

‘LUPO’ ALBERTO ROSSINI

Rossini, nel novembre 2011, ha voluto ringraziare tutti tramite un volume “Il Lupo è uscito dal branco”, vivace racconto dell’esperienza che ha segnato per sempre la vita del protagonista. Un racconto a 360 gradi del quale tramite il nostro collaboratore Marco Pigliapoco abbiamo estrapolato dei significativi passaggi che riguardano Jesi e la pallacanestro.

LUPO A JESI: COME TUTTO EBBE INIZIO: Davvero non sapevo dove fosse Jesi. Guardai sulla cartina geografica. Un puntino dalle parti di Ancona, nella Marche. Nemmeno sul mare. … E in un caldo pomeriggio di luglio del 2000, Jesi si trasformò da un anonimo incastonato tra le colline marchigiane alla mia seconda casa, perché l’uomo della provvidenza stava per bussare alla mia porta. Era Andrea Mazzon, coach che conoscevo da tempo e stimavo per le sue capacità.“Dove giochi quest’anno Lupo?” “Non lo so ancora. Voglio andare via da Roma perché mi hanno fatto giocare veramente poco e non mi sento ancora vecchio. Ho trent’anni”“Perché non vieni a Jesi?” “A Jesi? Dov’è? Cosa fate?” “Vicino ad Ancona. Facciamo l’A2. Io ho firmato per loro, è gente seria che fa le cose come si deve. Se sei d’accordo parlo con la società” Nemmeno una settimana dopo ero a Jesi a parlare con l’allora general manager Chiapparo, ma soprattutto per vedere la Città e capire l’ambiente. Era una cittadina più o meno come Cantù, molto tranquilla, ma con tutto quello che serviva a portata di mano e con il mare a venti minuti. Ottimo posto per viverci, l’ideale dopo il caos di Roma. Chiesi ragguagli anche a mio cugino, Andrea Conti, che aveva giocato a Jesi un paio d’anni, e da lui ebbi conferma alle mie sensazioni. Non mi pesava scendere in A2, mi interessavano i progetti, le ambizioni, gli obiettivi, la serietà della dirigenza. E tutto quadrava alla perfezione. Trovai l’accordo economico in non più di dieci minuti: due anni di contratto perché mi fecero proprio una bella impressione, e perché Jesi mi avrebbe consentito di tornare a respirare una buona aria, quelle delle piccole Città a misura d’uomo….Dieci anni dopo posso dire con assoluta certezza che Jesi è tata la scelta giusta. L’AURORA VOLA IN SERIE A1: QUELLA SERA A SCAFATI “i have a dream”. Il mio non era ambizioso e rivoluzionario come quello di Martin Luther King, ma molto più caduco e umano: tornare a giocare in serie A1 e farlo con la maglia dell’Aurora Jesi….Ogni anno lottavamo come disperati nella stagione regolare e nei play off, ma alla fine non avevamo mai niente da festeggiare… Restammo, fra i vecchi, solo io, Mason Rocca e Casini, ai quali si aggiunsero molti volti nuovi, qualche scommessa e

Rossini e i giornalisti jesini

qualcuno già noto, ma non di prima fascia. Devo essere sincero: nei primi giorni il gruppo non mi stava entusiasmando. Si, c’era un moro che saltava come un grillo, c’era un buon tiratore, ma non riuscivo a valutare bene il potenziale della squadra. In panchina un giovane alla prima esperienza come capo allenatore, Gigio Gresta, che giorno dopo giorno si è rivelato molto bravo nel costruire l’amalgama e navigato nell’allenarci. Dopo le prime giornate, però, mi resi conto che potevamo andare lontano… Naturalmente, proprio perché la fortuna è cieca e la sfiga ci vede benissimo, nella fase a orologio prima dei play off, il nostro americano Whiting si ruppe un ginocchio e fu costretto a fermarsi per lungo tempo. Ma proprio questo infortunio si rivelò, a mio avviso, la chiave di volta della stagione. Il posto di Whiting, infatti, fu preso dall’allora sesto uomo Brett Blizzard… che si dimostrò all’altezza di ogni situazione, contro qualsiasi squadra, e in qualunque ambiente. L’altro episodio che ebbe un effetto positivo devastante sulla nostra squadra e sull’esito della stagione avvenne negli spogliatoi di Scafati. Avevamo appena perso gara4 del primo turno di play off e la sfida era in perfetta parità: 2-2. Ci saremmo giocati tutto nella “bella” tre giorni dopo a Jesi. Noi eravamo di gran lunga più forti di loro, ma venivamo da due sconfitte che avevano rimesso in equilibrio la serie. Sconfitte maturate anche a causa del nostro

Rocca, Singleton, Rossini e il presidente di Lega Valentino Renzi dopo il successo a Bologna

americano James Singleton, il giocatore con più talento della squadra, ma anche molto giovane e quindi per certi versi più difficile da gestire. Quella sera, però, aveva superato ogni limite: sembrava non gliene fregasse nulla della partita, non l’avevo visto lottare come sapeva, mi era parso di cogliere sul suo volto un distacco netto rispetto al resto della squadra, quasi non vedesse l’ora di finire quell’avventura a Jesi per tornarsene a casa. La scintilla che provocò i fuochi d’artificio fu vedere Singleton che rideva e ascoltava musica prima di entrare in doccia. Apriti cielo! Ma come? Avevamo appena sprecato l’occasione di andare in semifinale, ci toccava giocare tutto in 40 minuti e lui rideva? Gli sono andato vicino a muso duro e ho cominciato a inveire contro di lui: “Se non vuoi più giocare devi avere il coraggio di dirlogli ho gridato a un centimetro dalla sua facciase non ti va più bene tornatene a casa, ma non prendere per il culo i tuoi compagni di squadra che sputano l’anima. Tira fuori le palle se le hai, anche se mi sembra che tu non le abbia proprio”. E lui cosa ha fatto? Mi ha guardato e ha sorriso senza dire una sola parola. Se possibile, la situazione si stava aggravando ancora di più. Ero una furia. Nero di rabbia. E con me Mason, che lo ha affrontato con fare minaccioso. Per qualche secondo ho temuto seriamente che venissero alle mani. Intanto Brett provvedeva a piazzarsi davanti alla porta dello spogliatoio impedendo a chiunque di entrare. Al di là c’erano solo Mason e James quasi naso contro naso. In inglese strettissimo Rocca stava investendo di parole il suo compagno, proseguendo nella strada

Singleton James

che avevo tracciato io. … Vi giuro che quel quarto d’ora è stato uno dei più intensi della mia vita da giocatore: tremavano i muri dello spogliatoio di Scafati. E tutti gli altri giocatori erano solidali con me e Mason. Forse per James era giusto rifletterci. Più tardi, sulla strada di ritorno a Jesi, il pullman si fermò all’autogrill  perché dovevamo cenare. Eravamo seduti quando a un tratto vidi arrivare la sagoma di James. Puntava verso di me. “Oddio Lupo, siamo al secondo round” pensai in una frazione di attimo. Invece il nostro americano aveva tutt’altre intenzioni: “Scusami Lupo” mi disse prima di abbracciarmi davanti a tutti… Da quel momento non abbiamo sbagliato più una sola partita…L’AURORA VOLA IN A1: A BOLOGNA L’APOTEOSI Fra noi e la promozione in A1 c’era “solo” la Virtus Bologna, la nobile decaduta, partita con grandi ambizioni e finita, nella stagione regolare, dietro di noi… Dovevamo andare a Bologna per gara 3. Durissima ma decisiva… Palla a due e tutto come previsto. Ho alzato lo sguardo verso il tabellone dopo circa dieci minuti e ho visto + 15 per noi; l’ho rialzato a due minuti dalla fine del match quando sono uscito dal campo e segnava +25 per noi. In mezzo trenta minuti di pallacanestro giocata alla perfezione con sorrisi stampati in faccia, con gente che si buttava su tutte le palle vaganti, con pacche sulle spalle o sul sedere, con cinque alti a ogni azione ben fatta, con abbracci fra tutti noi, con solo la voce del pubblico di Jesi che risuonava nel tempio del basket italiano. Attimi indimenticabili che nessuno potrà mai togliermi e che resteranno per sempre nella mia memoria e nella mia pelle.. E poi alzare il trofeo davanti a un gruppo di compagni in lacrime per la gioia immensa e vedere i nostri tifosi, la nostra gente, osannarci sulle gradinate è stato impagabile. In quei momenti mi è passata davanti agli occhi la mia vita sportiva come fosse un film accelerato a mille… Siamo tornati a Jesi a notte fonda e la città era ancora sveglia ad aspettarci, soprattutto quei 4000 che avevano visto la partita sui maxischermi. Vedere l’entusiasmo, la gioia, l‘esaltazione dei tifosi in piazza – soprattutto dei ragazzi dell’ Avanguardia che non si erano persi una sola trasferta – fu speciale. Proprio con loro ho avuto sempre un bellissimo rapporto fatto di genuinità, sincerità, schiettezza. Un gruppo, l’ Avanguardia, quasi anarchico perchè non legato a logiche di alcun tipo, ma autogestito. Quell’anno anche loro si sono conquistati meritatamente una fetta della nostra promozione… Se ripenso a quell’anno e a quei giorni mi viene ancora la pelle d’oca. Il mio sogno era diventato realtà.

 

Da via Tabano a viale Cavallotti il percorso è breve: Marco Strappini

Strappini Marco

243 presenze con la maglia leoncella il capitano Marco Strappini in occasione della mostra per i 90 anni di storia della Jesina è stato il giocatore più votato dai tifosi e lui per ringraziare ha scritto: “Ciao a tutti, non saprei da dove iniziare con i GRAZIE ma ci proverò passo passo. Dopo alcuni mesi passati lontano dal mondo leoncello è stato emozionante ristudiare la storia della Jesina nella mostra che ha ripercorso i primi 90 anni di questa ‘nostra’ Storia. La storia della fede che unisce generazioni sotto un’unica grande bandiera, quella biancorossa. Grazie quindi a chi ha voluto fortemente questa mostra e che l’ha allestita in maniera impeccabile e suggestiva: da Michele Grilli, a Francesco Cherubini passando per Marco Pigliapoco, Sandro Cossu e tutti gli altri che si sono adoperati per realizzare un qualcosa di speciale…le presenze quotidiane da record di tanti appassionati ne sono, credo, la testimonianza più tangibile e gratificante per gli organizzatori. Ricevo questo riconoscimento con stupore ma tanto tanto orgoglio. Essere accostato a leggende come Micheloni, Ceppi, Garbuglia e gli altri per me è già stata una soddisfazione infinita, sapere poi di aver ricevuto più voti di tutti mi ha lasciato, credetemi, COMMOSSO. Ringrazio la società Jesina Calcio e tutti i dirigenti, magazzinieri, giocatori, allenatori e amici che in questi anni ho avuto la fortuna di conoscere, dal presidente Marco Polita a tutti gli altri…è vero, negli ultimi periodi ci sono state delle tensioni ma se è anche vero che la Jesina è una famiglia e che tutti noi ne facciamo parte, credo sia normale che ci siano momenti meno felici di altri, l’importante è riconoscersi sempre sotto la stessa BANDIERA. Grazie al pubblico di Jesi, ai ragazzi della curva in particolare che mi hanno sempre dimostrato un’affetto incondizionato e che spero di aver ricambiato spendendo tutto quello che potevo ogni domenica in campo. Difendere la maglia ovunque e comunque è stata sempre mia la priorità e dovrà esserlo per chi avrà la fortuna di indossare questi colori in futuro. L’augurio è semplicemente questo, che la passione di tanti e tanti cuori venga premiata con un futuro il più possibile esaltante. Questo riconoscimento ha nel mio cuore un valore assoluto, lo voglio dedicare a mio padre e mia madre, miei tifosi e quindi della Jesina che mi hanno seguito in silenzio al Carotti e sui campi di tutta Italia. Ho ricevuto la notizia del riconoscimento in anteprima proprio il giorno della festa del papà…un piccolo segnale che non mi ha lasciato indifferente. Ragazzi, un abbraccio a tutti, ci vedremo prestissimo allo stadio se IL GRANDE Marco Pigliapoco riuscirà a mettere insieme i ‘pezzi’ e sempre FORZA JESINA!!!!!”

Michele Maggioli, l’americano della Legadue

Michele Maggioli al Palatriccoli, battendo Jesi, aveva conquistato la serie A con la maglia del’Avellino. A Jesi, sempre su quelle tavole, da giocatore dell’Aurora ha ricevuto una infinità di applausi. Al Palatriccoli è stato omaggiato dal popolo del basket nel giorno del suo addio alla pallacanestro giocata. A Jesi ora è ritornato come dirigente per cercare di riportare il club ai fasti di un tempo.

Maggioli, maglia numero 5 ritirata

Anche per me è giunto il momento di dire addio a questo sogno che dura ormai da più di venti anni che è il basket giocato. Si un sogno! Perché cosi l’ho vissuto e ne sono sempre stato consapevole, fin dall’inizio. Smetto felice, pieno e sereno nell’aver dato tutto ciò che avevo fisicamente, mentalmente ed emotivamente e con la consapevolezza di avere anche ricevuto indietro tantissimo. Se ripenso da dove sono partito mi commuovo. Vedo quel bambino che in prima elementare era alto come quelli di quinta e che in terza aveva già superato le maestre. Mi ricordo quando in quarta elementare mi hanno detto che la Scavolini aveva vinto lo scudetto e non riuscivo a capire, perché per me bambino cresciuto in periferia, la Scavolini era semplicemente la fabbrica dove lavoravano alcuni miei vicini di casa o amici di famiglia. Ricordo quando a 11 anni giocavo ancora con he-man o a nascondino con i miei coetanei e gli adulti mi guardavano perplessi perché sfioravo il metro e ottanta! Non era facile trovare una collocazione, madre natura mi aveva dato tanto e a volte sembrava quasi troppo. Poi una persona, che non smetterò mai di ringraziare, mi disse che i ragazzi con le mie qualità non nascono tutti i giorni, mi fece sentire speciale e mi diede una visione, la possibilità di vivere un sogno e sopratutto di trovare la mia dimensione. Un mondo in cui i ragazzi avevano i miei stessi problemi nel trovare i vestiti o le scarpe, la stessa impopolarità ed impaccio con le ragazze, ma sopratutto lo stesso sublime sogno. Ne è passato di tempo da allora e adesso con tenerezza rivedo gli stessi occhi sognanti in mio figlio che gioca a calcio. Gli auguro di cuore di fare il mio stesso percorso o anche meglio perché le esperienze che ho avuto, l’opportunità di vivere, le persone che ho conosciuto, i luoghi che ho visitato sono stati il vero valore aggiunto di questo viaggio. 

premiazioni Maggioli – Montoro

A volte mi chiedono dei sacrifici che ho fatto ma in cuor mio so che il sacrificio grande sarebbe stato costringere me stesso ad andare a ballare la domenica pomeriggio al Colosseo (mitica discoteca di Montecchio) come facevano tutti i miei coetanei invece di andare al campetto a fare un 21 o un giro d’Italia. In una carriera lunga 22 anni sono state tante le persone che hanno incrociato la mia vita e lasciato un segno tangibile. Ringraziarvi tutti è difficile ma ci provo. Inizio dai miei genitori e dalla mia famiglia. Grazie per avermi sempre lasciato libero di decidere, per non aver mai interferito e avermi dato fiducia. La vostra umiltà è stata esemplare. A mio fratello e mia sorella che sono sempre stati i miei primi tifosi senza darlo a vedere. Vi voglio bene. Grazie al mio prof di educazione fisica delle medie, Renzo Amadori. La scintilla l’hai accesa tu, chi mi ha apprezzato sul campo lo deve a te. Ai miei allenatori del settore giovanile, siete stati super nell’insegnarmi i fondamentali del basket ma soprattutto i valori che regolano questo sport e la vita in generale. Ai preparatori atletici che con competenza hanno lavorato sul mio fisico un pò particolare, dedicandomi attenzione e scrupolosità anche in momenti e orari straordinari. Alle quattro società a cui devo di più e a cui mi sono legato maggiormente. La V.L Pesaro per avermi cresciuto e formato. Ricordo ancora quando ritornai a casa con la borsa e il materiale dopo il primo allenamento. Mi svegliai 2/3 volte nella notte per controllare se la borsa era ancora lì, appoggiata sul comò e che fosse tutto vero. La Scandone Avellino che mi diede la possibilità di giocare la mia

Tifosi jesini ed imolesi pro Maggioli

prima vera stagione importante. Mi accolse con tanto affetto e mille attenzioni, ma sopratutto mi diede l’opportunità di conoscere una terra stupenda e persone che ancora oggi sono nella mia vita. Un immenso grazie all’Aurora basket Jesi dove ho vissuto in assoluto i miei anni migliori, dove è nato mio figlio e luogo che sento ancora intimamente casa. Infine grazie all’Andrea Costa Imola che ha avuto il coraggio di puntare su di me a 38 anni suonati e mi ha dato la chance di un colpo di coda di fine carriera in grande stile. Grazie al mio primo e unico agente in 22 anni da pro, Stefano Meller. Ho sempre faticato a vederti come un agente, per me sei sempre stato un amico, un fratello maggiore. Grazie per avermi accompagnato, tutelato, rispettato anche quando abbiamo avuto visioni differenti e grazie sopratutto per esserci sempre stato anche per problemi che con il basket avevano poco a che fare. Grazie a tutti i miei coach da senior. Qualcuno di voi sarà sempre un riferimento importante un mentore. Grazie anche ai coach con cui il rapporto non è mai sbocciato, perché per fare funzionare le cose bisogna sempre essere in due, mi avete dato lo spunto per guardarmi dentro e capire qual era il mio di pezzo da sistemare. Grazie a tutti i miei compagni di squadra. Qualcuno di voi è diventato un fratello acquisito e con tantissimi altri è nato un rapporto di stima e affetto sincero. I vostri valori, il vostro spirito di sacrificio e la vostra onestà è da campioni veri. Fiero di aver lottato con voi. Grazie a tutte le persone che hanno fatto parte dello staff dirigenziale, tecnico e sanitario delle squadre in cui ho giocato, perché so bene quanto posso essere rompicoglioni quando voglio, ma voi avete sempre avuto tanta pazienza e disponibilità. Grazie ai tifosi. A quelli che mi hanno sempre sostenuto, che sono la maggior parte, e anche a quelli che mi hanno un pò massacrato perché cercare di chiudervi la bocca è stato uno stimolo. Grazie ai giornalisti, siete una parte importante del movimento, anche se a volte non vi viene riconosciuto, continuate con il vostro contributo con passione e pazienza. Grazie ai tanti arbitri che mi hanno arbitrato, so che il vostro non è un lavoro facile e, anche se non sempre vi ho aiutato, avete tutto il mio rispetto. Un grazie anche a tutti gli imprenditori che continuano ad investire nello sport più bello del mondo. Il pensiero va inevitabilmente a Scavolini e a Fileni e al contributo che hanno dato. Sono convinto che ritroveremo presto la strada per far tornare il nostro amato basket italiano al livello che merita. Grazie agli amici veri, quelli che si contano sulle dita di una mano. Voi che avevate il coraggio di chiamarmi anche il lunedì dopo una sconfitta. Il vostro conforto, la vostra presenza, il vostro affetto e la vostra onestà mi hanno accompagnato tutto il tempo e sempre mi accompagneranno. Un grazie gigante a mio figlio Matteo che in questi anni ha dovuto sopportare i miei orari, le mie partite, le mie corse in macchina, le mie trasferte, le feste e le ricorrenze sui campi. Sei stato una spinta incredibile in questi 9 anni, una motivazione in più e il protagonista dei miei momenti più felici anche dopo le sconfitte più cocenti. Un grazie particolare ad una persona che sarà sempre speciale per me, che è la mamma di mio figlio, e non c’è niente altro da aggiungere. Grazie a te che adesso mi dovrai sopportare in casa, guarda che sono ingombrante! Due capitani sotto lo stesso tetto, un solo palcoscenico da dividere per due personalità importanti. Sarà come è sempre stato, con tenacia, passione, riconoscenza, sensibilità, amore e a volte un po’ di sacrificio. Anche questa squadra farà il suo percorso nella vita del futuro che verrà. E per chiudere grazie a me e a quel ragazzino impacciato in quel corpo da gigante che faticava a trovare il suo posto nel mondo e che ha afferrato un sogno, visualizzandolo così tante  volte che lo ha fatto diventare realtà. Il vostro Michele#5

Evasio Santoni

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AMARCORD / Basket Jesi, 2005-2006: supplementare inedito e cronaca nera

Sicc-Ferrara terminata 4 giocatori contro 3 con patron Latini sugli spalti colto da malore; incidente stradale a Montonari, Dorsey e Kabba

JESI, 4 maggio 2020 – Sicc Aurora basket, stagione 2005-2006.

Felicaldi, Banchi, Latini

Dopo l’esperienza in serie A la Sicc Bpa ritorna in Legadue e riparte con Luca Banchi in panchina.

L’allenatore di Grosseto, una vita nella pallacanestro Livorno, sceglie Jesi per lanciarsi nel grande basket fuori dalla Toscana.

Con lui, per rilanciare il basket a Jesi, arriva Romain Sato, ala-piccola uscita da Xavier University, che nella città marchigiana riuscirà a far esplodere tutto il suo talento e potenziale per poi salire, negli anni successivi, agli onori dell’Nba americana.

E’ stato per il basket jesino un anno sportivo pieno di soddisfazioni ma anche di sofferenze.

Dorsey (di schiena), Watson, Casini, Maggioli, Montonati, Rossini

Un anno segnato in campo e fuori da episodi difficilmente dimenticabili: dalle 200 partite in maglia aurorina di ‘Lupo’ Rossini; alle 500 gare con la Sicc di Alfiero Latini sponsor.

Ma anche l’anno in cui si ricorderà l’incidente d’auto notturno di Montonati, Dorsey e Kabba, usciti dalla discoteca, nella settimana della trasferta a Scafati.

L’incidente si verificò nei pressi di Porto Recanati con l’auto con la quale viaggiavano i tre finita fuori strada.

I giocatori jesini furono trasportati al pronto soccorso dell’ospedale di Civitanova Marche per accertamenti.

Un episodio che ha segnato, ovviamente, anche la stagione sul piano sportivo con la squadra che da quell’episodio in poi, senza i tre americani, ha perso tutte le partite fino alla fine della regular season.

In classifica generale la squadra ottenne il nono posto ed il primo turno di play off contro Ferrara giunta seconda.

Gara3 con Ferrara al Palatriccoli venerdì 5 maggio 2006: esattamente 14 anni fa!

Una serata caratterizzata dal malore accusato durante la partita da Alfiero latini, seduto in tribuna.

Latini – Belcecchi

Un attacco cardiaco fortunatamente tamponato dagli interventi di alcuni medici presenti nell’impianto di via Tabano e poi la corsa per trasferire il patron verso il Lancisi di Ancona.

Una serata caratterizzata da una gara, quella sulle tavole da gioco, terminata con due tempi supplementari, l’ultimo dei quai durato otre 17 minuti (nel video allegato tutto il tempo supplementare).

E poi, cosa insolita in una partita di basket, con la Sicc perdente ma in superiorità numerica di 3 giocatori contro 5.

Gara1 (82-72) e gara2 (95-83) aveva visto vincere Ferrara in casa e presentarsi al Palatriccoli con la serie in suo favore per 2-0.

Alla Sicc il compito di ribaltare la situazione e riportare Ferrara alla finale in casa propria. Nella foto quanto scrisse Gianluca Petronio alla vigilia di gara3 nella sua rubrica ‘appunti di viaggio’ su Basket Notizie, il giornalino della società diretto dal collega Gianni Angelucci.

Il quintetto di Banchi partì bene, giocando pure bene tanto da accumulare un +18 sugli estensi. Il quintetto di Dalmonte recuperò tutto e tre minuti dalla fine del tempo regolare era addirittura in vantaggio. Sato, sulla sirena, dalla lunetta, conquista la parità.

Nel primo supplementare grande equilibrio. A 30’’ dalla fine Jesi è sul +2. Inizia la girandola di falli sistematici e a 3’’ dalla fine la Sicc è sul +3. Lestini è in lunetta. Primo tiro libero centrato. Il secondo lo sbaglia appositamente e Thomas, più lesto di tutti, prende il rimbalzo e segna il 104-104.

Il secondo tempo supplementare lo potete vedere nelle immagini allegate come sopra segnalato.

Un tempo di 5’ che ne dura oltre 17’. Ferrara ha 5 giocatori contati, resta prima in 4 sul 109-109 e poi in 3 (Thomas, Foiera, Ruggiero). Jesi sbaglia tutto, il possibile e l’impossibile, resta negli ultimi secondi in 4 (Schraerer, Rossini, Rizzitiello, Knapp), accusando l’uscita di Sato per falli, e Ferrara vince per 116-125.

Alla sirena 13 giocatori in totale seduti in panchina. Per Jesi: Casini, Maggioli, Montonati, Sato, Larsson, Dorsey. Per Ferrara: Darby, Maestrello, Lestini, Ghiacci, Maioli, Lechthaler , Bryan.

Ferrara poi in semifinale fu eliminata da Rieti.

Manzotti Federico team manager

E’ stato anche il campionato dei due derby contro il Fabriano allenato da Meo Sacchetti, oggi coach della nazionale italiana. Due partite per una vittoria a testa.

Fabriano vinse a Jesi il 30 ottobre 2005 per 90-91. Sicc Bpa Jesi – Casini 14, Maggioli 5, Montonati 16, Rossini 2, Sato 28, Mortellaro 2, Watson 20, Kaunisto 3, Rizzitiello, Romboli. All. Banchi. Carifac Fabriano – Ruini 3, Cinciarini 23, Infanti, Masieri 18, Thomas 18, Oliver 9, Passera, Chiarucci, Prelazzi 2, Massie 18. All. Sacchetti. Arbitri: Giansanti, Martolini, Bertelli. Parziali: 22-24, 44-44, 63-75

La Sicc però al ritorno passò a Fabriano per 71-97 il 5 febbraio 2006. Carifac Fabriano – Ruini 4, Cinciarini 9, Cortese, Masieri 8, Thomas 2, Oliver 19, Passera, Prelazzi, Massie 11, Kraidy 18. All. Sacchetti. Sicc Bpa Jesi – Casini 15, Maggioli 14, Montonati 16, Rossini 7, Sato 29, Kabba 2, Rizzitiello, Dorsey 14, Knapp, Romboli. All. Banchi. Arbitri: Longhi, Terranova, Ciano. Parziali: 23-19, 40-40, 53-74

In questo campionato la Sicc Bpa finì con il seguente roster: Casini, Maggioli, Montonati, Grosso, Schraeder, Rossini, Sato, Kabba, Rizzitiello, Dorsey, Cittadini, Bianchi, Knapp.

La stagione della Legadue ha visto prevalere Scafati salito in serie A. Al secondo posto Ferrara e poi Caserta, Rimini, Rieti, Imola, Montegranaro, Montecatini.

Tra i tanti ex che il quintetto jesino ha incrociato durante tutta la stagione ricordiamo Setti a Novara, Whiting a Rimini, Boni a Montecatini, Guerra a Imola, Salvi, Stanic e Flamini a Scafati, Ezugwu a Pavia.

Infine va anche ricordato che all’inizio proprio del campionato 2005-2006 venne anche intitolata la palestra di via del Prato a Primo Novelli scomparso qualche mese prima, cofondatore con Gianni Rossetti e Carlo Barchiesi dell’Aurora basket nel lontano 1965.

Pochi giorni dopo la fine della stagione l’azienda Sicc cucine componibile dice stop alla sua sponsorizzazione con l’Aurora basket durata circa 14 anni. In estate inizia l’avventura della famiglia Fileni e la stagione successiva si riparte con Slodoban Subotic in panchina.

Evasio Santoni

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JESI / Lo sport che unisce, foto e idee per resistere (parte ventitreesima)

Una stagione iniziata con grande entusiasmo ma anche ricca, purtroppo, di episodi, non solo sportivi, negativi. La contestazione al ‘patron’ Alfiero Latini

JESI, 18 aprile 2020 – Nel libro della storia della pallacanestro dell’Aurora basket c’è scritto anche serie A. La società aurorina può vantare questa partecipazione, sicuramente di prestigio, seppur limitata ad una sola stagione.

Dopo aver espugnato il PalaDozza di Bologna e conquistato la serie A1 la Sicc Bpa si presenta al via del massimo campionato italiano 2004-05 con tante conferme e pure con altrettanti addii.

Misurarsi con il meglio della pallacanestro italiana è una soddisfazione ma sarà pure un banco di prova che nell’arco del campionato proporrà tanti esami.

Milli, Petronio, Gresta

Riconfermato coach Gigio Gresta, come pure al suo fianco Gianluca Petronio e Max Milli, la società dell’allora presidente Antonio Gallucci ha dovuto registrare le partenze di Singleton e Mario Gigena (Armani Milano), Mason Rocca (Napoli), Salvi (Imola) e Blizzard (Siena). Al loro poto sono arrivati Rombaldoni, Boni, Ivory, Violette, Brigitha, Liburdi, Tutt,  Maggioli e Jurak.

In sostanza, l’unica conferma, è stata quella di ‘Lupo’ Rossini.

Il debutto in campionato è al Palatriccoli contro l’Armani Jean Milano domenica 3 ottobre 2004 in anticipo televisivo alle ore 12.

Cittadini Michele

Il roster completo è il seguente: Rombaldoni, Rossini e Cittadini play; Ivory, Boni, Tutt

Toppi Marco

ala/guardia; Liburdi, Brigitha, Toppi ala; Violette, Jurak ala/centro; Maggioli centro.

Milano, allenato da Lino Lardo, presentava Coldebella, Mc Collough, Cavaliero, Calabria, Singlton, Blair, Mario Gigena, Alberti.

La gara d’esordio non ebbe storia: 73-94.

Nella seconda giornata Sicc ancora contro un ex: a Napoli ad aspettare Jesi c’era Mason Rocca.

Di nuovo a Jesi ospite il Livorno e primo storico successo in A1 per 94-78 il 9 ottobre 2004.

Alla fine del girone d’andata il quintetto jesino, con 10 punti in classifica (le altre 4 vittorie sono state tutte casalinghe contro Avellino, Varese, Udine, Teramo), e penultimo posto appaiati a Biella, davanti a Reggio Calabria.

Subotic

Ricordiamo che le prime otto al termine della stagione regolare avrebbero disputato i play off scudetto, le ultime due sarebbero retrocesse.

Nella prima di ritorno, la sconfitta a Milano per 85-68, e soprattutto l’ultimo posto in classifica generale con 10 punti insieme a Biella e Reggio Calabria, mette in discussione la conduzione tecnica di Gresta che viene esonerato.

Al suo posto Slobodan Subotic con un trascorso eccellente nel campionato greco (Panathinaikos, Aris Salonicco, Olimpiacos) e coach anche della nazionale slovena.

Subotic conosceva già due giocatori della Sicc, Boni e Jurak, per averli allenati il primo all’Aris Salonicco, il secondo all’Olimpiacos ed in Slovenia.

Il debutto di Subotic è fortunato ed il Napoli, pur trascinato da Rocca, cede a Jesi: 97-89. La squadra gialloverde prova a rinforzarsi e firma Milan Tonic un serbo con passaporto greco ruolo play guardia con alle spalle ben 13 campionati all’Olimpiacos e vincitore dell’Eurolega nel 1997 in maglia Olimpiacos giocando pure altre due finali nel 1994 e 1995.

Al debutto di Tomic, contro il Siena allenato da Recalcati, che annoverava giocatori come Mayers, Galanda, Chiagic, Zukauskas, Datome, Jesi conquista la posta in palio: 83-77.

Novelli Primo

Pochi giorni dopo la Sicc Cucine – Aurora basket è in lutto. Durante la gara con Siena, all’interno del Palatriccoli, Primo Novelli, socio fondatore della società di pallacanestro, si sentì male e purtroppo pochi giorni dopo morì.

Dopo Siena, 6 febbraio, la Sicc deve attendere quasi due mesi per ritornare ad esultare e lo fa contro Reggio Emilia dove allora giocava pure Franco Migliori: 70-62.

La squadra è penultima in classifica con due punti di vantaggio su Reggio Calabria e distaccata di due lunghezze dal Biella. La sequenza del calendario prevederebbe Reggio Calabria in casa, derby di Pesaro e Biella in casa.

In quel periodo, 2 aprile 2005, si registrò la morte di Papa Giovanni Paolo II, l’Italia decretò il lutto nazionale, ed il campionato fu sospeso.

Si riprese da Pesaro, e poi una dietro l’altra al Palatriccoli arriveranno Reggio Calabria, di giovedì, e Biella.

Subotic ci crede, i giocatori pure, l’ambiente è carico. Battere la squadra di Tonino Zorzi e poi quella di Ramagli potrebbe voler dire salvezza.

Rossini e compagni vinsero addirittura a Pesaro per 80-72 con una prova super, forse la miglior Sicc di stagione, con una perfetta chimica di squadra. Una squadra vera, determinata, per una grande vittoria.

Le premesse per puntare alla salvezza c’erano tutte. Ora, nel mirino, una tre giorni per due impegni da vincere per conquistare un’altra stagione in serie A che avrebbe voluto dire vincere lo scudetto.

Purtroppo la prima fu steccata 83-86 con una squadra presentatasi completamente diversa da quella di pochi giorni prima del derby. Biella invece fu sconfitto 77-70.

Latini – Belcecchi

Era il segnale della resa perché poi si registrarono pure due sconfitte consecutive a Cantù per  89-88 e Teramo per 91-84 che sancirono l’ultimo posto in classifica con 20 punti dietro a Biella e Reggio Calabria con 22.

In quel periodo, e soprattutto dopo la sconfitta con Reggio Calabria, e prima della gara con Biella, ci furono anche dei momenti di contestazione, pesante,  nei confronti di Alfiero Latini che hanno fatto prendere al ‘patron’ la decisione di annunciare il suo disimpegno neo confronti dell’Aurora basket.

Anche l’allora sindaco di Jesi Belcecchi scrisse a Latini una lettera aperta per esprimere solidarietà ed invitandolo a non mollare sostenendo testualmente “di essere in presenza di un vero miracolo sportivo che poggia quasi tutto sulle spalle e sul portafoglio di una sola persona. Una persona che merita rispetto, gratitudine e profonda riconoscenza”.

Manzotti Federico

La penultima di campionato, in casa contro Roseto, portò altri due punti ma poi la sconfitta a Treviso, in casa della squadra giunta prima in classifica alla vigilia dei play off, sancì la matematica retrocessione in A2.

La Sicc Cucine, in questa stagione di A1, poteva disporre del seguente organigramma societario e staff.

Presidente, Antonio Galucci; vice presidente, Brunello Felicaldi; team manager, Federico Manzotti; medico sociale, Giorgio Senesi; massaggiatore, Domenico Costa.

Quel campionato fu vinto dalla Fortitudo Bologna dove, a stagione in corso, era finito nel frattempo Rodolfo Rombaldoni: Bologna si impose sull’Olimpia Milano mentre a retrocedere furono la Sicc e Reggio Calabria che poi in seguito venne ripescata.

A proposito di Rodolfo Rombaldoni, in coincidenza della prima stagione della Sicc Cucine Aurora basket in serie A, uscì la prima edizione dell’Almanacco del basket marchigiano ove in copertina c’era appunto il giocatore in maglia azzurra.

Un volume con organici, indirizzi, calendari, risultati e classifiche oltre a cenni storici su tutte le squadre di pallacanestro della regione Marche.

L’Almanacco, pubblicato dall’editoriale ‘Vallesina sport’ con l’apporto della Fip Marche, vedeva la direzione del giornalista Evasio Santoni con il coordinamento di Michele Paoletti, anche lui giornalista, e la collaborazione marketing di Altero Lardinelli.

Evasio Santoni

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