Il Calcio e la pedagogia: un connubio da approfondire

Mi è capitato di essere stata invitata, qualche giorno fa, ad un convegno organizzato dall’Istituto Gramsci Marche, presso la Mole Vanvitelliana di Ancona, dal titolo: “Fuorigioco – Calcio e società in un mondo alla deriva”. L’iniziativa aveva lo scopo di creare un importante momento di confronto sul ruolo del calcio come spazio di emancipazione sociale e strumento di cambiamento culturale; ma anche di un confronto sul vissuto psicologico degli atleti, in particolare sui modelli educativi delle scuole di calcio, del ruolo delle famiglie e delle aspettative sociali.
La cosa che da professionista dell’educazione mi ha particolarmente colpita è che per la prima volta si parlava di calcio su base educativa. Tra i relatori Wu Ming 4 che ha scritto il libro “Storie di genitori, figli e pallone”, dove ricostruisce la sua esperienza di padre e accompagnatore della squadra giovanile del figlio. Un libro dove si raccontano i tanti errori commessi verso il figlio, quelli che i genitori dei piccoli calciatori fanno quasi sempre, trasformandosi da semplici spettatori a tifosi, caricando i figli di una pressione eccessiva. Molto spesso nel calcio dove si manifesta di più, ma anche in altri sport, il genitore tende a mettersi nei panni del proprio figlio, sostituendosi a lui, mettendosi al suo posto. Noi adulti così facendo rubiamo il gioco ai nostri figli e questo è molto grave e pericoloso per la loro crescita educativa.
All’incontro era presente, come relatore ed ospite, Alessandro Gazzi, ex calciatore della serie A ed allenatore, che ha parlato dell’importanza di introdurre delle figure pedagogiche nelle società sportive. L’educazione nello sport diventa essenziale, in quanto dopo la scuola, lo sport è l’attività a cui i ragazzi dedicano più tempo. Per creare una buona squadra c’è bisogno anche di insegnare il rispetto e l’umanità verso l’altro. Questa formazione educativa l’allenatore la deve possedere, perché il giovane calciatore, non è una semplice pedina da muovere, ma è una persona che va compresa, aiutata e stimolata a crescere: devo allenare corpo e mente.
Finalmente un piccolo passo avanti, finalmente chi ha praticato lo sport come professionista e genitore, si è reso conto che la pedagogia è importante anche nel mondo del calcio e dello sport in generale. A conclusione di questo articolo mi piacerebbe riportare quanto il moderatore dell’incontro, il prof. Nicola Cucchi, mi ha detto sulle motivazioni che hanno spinto un istituto culturale ad ospitare un convegno sul calcio. Il tutto è partito da una serie di domande semplici che ci si è posti guardando le partitelle di calcio dei giovani: “Cosa rappresenta per gli adulti il calcio del figlio? Perché gli sfoghi con gli arbitri? Perché sugli spalti si sfoga questa rabbia? Come può essere così importante che un figlio vinca la partita? La risposta sembra semplice: “se la vita che facciamo è frustrante, è nella partita della domenica che cerchiamo soddisfazione, riscatto! e non lo si fa con chi lo meriterebbe, ma si aggredisce l’arbitro, con cui si sfoga tutta la frustrazione”.
Per i nostri figli invece il calcio è tante cose: divertimento, educazione fisica, formazione del carattere e palestra morale. Significa costruire un equilibrio tra l’attitudine del singolo e le esigenze del collettivo. Gli sport di squadra sono così belli perché rappresentano la risposta pratica alla dialettica infinita e irrisolta tra libertà e comunità, fondamentali per la formazione della persona e per chi vi sta intorno, ovvero gli adulti. Sta a questi ultimi non rovinare questa esperienza magica.




