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Calcio

JUNIOR JESINA / “Insegniamo calcio, educhiamo ai sani valori per costruire uomini”

Presentata la squadra che lavora per un settore giovanile che occupa 300 iscritti. Per Cerioni le carte vincenti sono: allenatori, strutture, ambizioni

JESI, 29 luglio 2020 – Presentata la Junior Jesina in Comune alla presenza dell’assessore allo sport Ugo Coltorti.

Coltorti si è dichiarato ottimista, tranquillo e sicuro sul futuro di questo club che guarda soprattutto ai giovani con i presupposti giusti per far bene.

Una società con 300 ragazzi che si è ulteriormente organizzata per guardare avanti con idee e progetti da sviluppare.

Per la prima volta il club parteciperà anche al campionato Juniores.

Con il presidente Siro Tantucci erano presenti Giacomo Bacchetti, Carlo Pirani, Maurizio Giuliani, Marco Cerioni, Aldo Mancini.

Tantucci ha sottolineato come “in questo momento con la new entry di Marco Cerioni abbiamo trovato la persona giusta che può dare continuità alla nostra società, ci può e ci deve far crescere. Per la Junior Jesina si tratta di una svolta non solo e non tanto sotto l’aspetto tecnico, dove penso siamo abbastanza avanti grazie al lavoro negli anni di Fabio Favi, ed ora ci siamo migliorati con l’inserimento di figure importanti come Sergio Paolinelli e Marco Mazzantini, ma penso che dobbiamo mirare a diventare un punto di riferimento, soprattutto sotto l‘aspetto morale, del calcio a Jesi. Nella nostra società c’è un mix di persone di una certa età ma anche giovani. Vogliamo insegnare calcio ma anche creare uomini”

Dal suo punto di vista Marco Cerioni ha ricordato che: “La nostra è una idea da realizzare. Non è solo un percorso dove ai giovani viene insegnato a giocare al calcio ma vogliano contribuire alla loro formazione morale perché il fine non è solo quello di diventare calciatori. La nostra è una scuola calcio a tutti gli effetti. Non siamo i migliori ma il nostro stile è per cercare  di percorrere una strada ben tracciata con degli obiettivi precisi. Per far questo servono allenatori, strutture, ambizione. Gli allenatori ci sono, Favi, Pirani, ed altri. A loro si sono aggiunti Paolinelli, Mazzantini, Bacchetti. Anche le strutture ci sono ed il ‘Pirani’ del Boario è la nostra sede ma al tempo stesso, grazie ad un accordo, grazie all’intercessione di Aldo Mancini con il direttore Carrescia che gestisce il Collegio Pergolesi di proprietà della congregazione dei Fratelli di Nostra Signora della Misericordia, gestiremo, con un accordo di sei anni, il campo da gioco del Collegio stesso cercando di fare degli investimenti e riportarlo ad essere idoneo per la pratica calcistica. Le strutture servono. Il primo passo compiuto da questa società è stato 15 anni fa con il sintetico del Boario e fra due anni, con un investimento importante, quasi certamente verrà tutto rifatto. Poi l’ambizione. Abbiamo fatto concreti interventi presso la Federazione per portare a Jesi un Centro Federale. Jesi, a livello mondiale, è al massimo con la scherma ma anche al massimo con lo sport. Ma per far sport servono le strutture senza interventi assistenziali da parte dell’Amministrazione pubblica”.

Anche l’intervento di Carlo Pirani è stato sulla falsa riga di quello del presidente e di Cerioni: “La nostra società, da 16 anni, ha avuto sempre l’ambizione di fare calcio come azione educativa qualificata per noi e qualificante per i bambini e le famiglie che si appoggiano al calcio. Formare il bambino, farlo crescere come uomo e come sportivo, per far si che da adulto possa restare aggrappato allo sport ed ai valori dello sport”.

A Jesi manca un punto di riferimento al quale tutti i settori giovanili vorrebbero guardare. Perché non si è riuscito mai nel tempo a creare una vera sinergia per costruire magari un polo unico con tutti quanti a lavorare per crescere dietro ad un progetto condiviso?

Il pensiero Coltorti al riguardo è: “Manca davvero un punto di riferimento; l’idea giusta sarebbe trovare una società di riferimento che possa permettersi di far da filtro nei confronti di chi quotidianamente lavora sul campo per far crescere i ragazzi, chi riesca a mettere d’accordo chi fa e chi si mette a disposizione per creare i presupposti di un percorso condiviso”.

Evasio Santoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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