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Calcio

JESINA CALCIO / INDAGINE GUARDIA DI FINANZA, TUTTI SI CHIAMANO FUORI

Marco Polita a nome degli ex amministratori non accetta inesattezze sulla vicenda da parte di alcuno e si riserva ogni tutela nelle sedi opportune

JESI, 6 luglio 2019 – Tutti respingono gli addebiti mossi, tutti si chiamano fuori, nessuno sa niente nel senso che tutti si dicono estranei alle accuse mosse dalla Guardia di Finanza, botta e risposta continuo fra le parti sulla vicenda.

L’impressione è che dureremo a lungo su questo piano.

Eppure la conclusione al quale sono giunti gli uomini delle fiamme gialle è precisa: la scoperta di un complesso sistema di frode da parte di un club calcistico – la Jesina per ammissione del presidente pro tempore Mosconi che ha ricevuto il verbale di notifica – che corrispondeva fittizi compensi sportivi annotandoli in contabilità per un giro di  oltre 2 milioni di euro.

O qualcuno ha sbagliato, o le conclusioni della guardia di finanza hanno necessità di essere ulteriori esaminate per capirne di più e meglio i dettagli.

Ieri gli ex amministratori del club leoncello a guida Marco Polita presidente ha inviato la seguente nota: “Quali ex dirigenti della Jesina Calcio confermiamo che nel 2018 è stato contestato alla passata gestione solo l’aver nel 2013 effettuato il cambio assegni per pagare in contanti stipendi e rimborsi a circa 60 tesserati. La sanzione di euro 1500 è stata impugnata e si è in attesa dell’esito. Alla nota generica dei giorni scorsi della Guarda di Finanza, hanno fatto seguito note e dichiarazioni della nuova gestione che riteniamo incomprensibili e stanno provocando una sorta di pericoloso cupio dissolvi simile a quanto accaduto in altre città marchigiane. Nel maggio 2018 avevano ceduto gratuitamente le quote della società, confidando di poter trovare un po’ di tranquillità dopo tanto stress e sacrifici economici. Gli ex soci e amministratori versavano annualmente esborsi, tutti documentati, per euro 80 mila circa, con piccole sponsorizzazioni, prestiti e donazioni, versando interamente il capitale sociale di euro 92 mila e 200 e facendosi carico di estinguere tutte le linee di credito della società per importi molto elevati. Oggi veniamo ancora criticati, sebbene il Tribunale di Ancona, su ricorso dell’ex socio Mauro Cantarini, nel 2017, dopo aver ordinato l’acquisizione di tutti i libri contabili per le annate 2013, 2014, 2015, 2016 e 2017 non abbia ravvisato alcuna irregolarità. A questo punto riteniamo di non accettare più inesattezze e ci riserviamo ogni tutela nelle sedi opportune”.

Alla luce di quanto sopra noi pensiamo che non finirà qui.

Evasio Santoni

©RIPRODUZINE RISERVATA

 

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