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JESINA CALCIO / ‘CARTELLINO GIALLO’: MARCO POLITA, A DIFESA, CITA L’ART 69 COMMA 2 DPR 917/1986

JESI, 11 agosto 2019 – Come si ricorderà il 4 luglio scorso, da una nota emessa dalla Guardia di Finanza, si veniva a conoscenza che un importante società di calcio della Vallesina, poi rivelatasi essere la Jesina calcio, era inguaiata per un complesso sistema di frode per aver corrisposto fittizi compensi sportivi annotandoli in contabilità per un giro di  oltre 2 milioni di euro.

L’operazione denominata ‘cartellino giallo’ aveva indotto gli uomini della fiamme gialle a denunciare alla locale Autorità Giudiziaria l’amministratore della società sportiva ed emettere sanzioni in materia di antiriciclaggio per ripetute violazioni del limite di legge stabilito per l’uso del denaro contante.

I giorni successivi l’essere venuti a conoscenza di tale situazione tutti i possibili interessati si sono adoperati per chiamarsi fuori da ogni addebito ma poi, con il trascorrere del tempo e con la lettura dei verbali, sia l’attuale dirigenza della Jesina calcio che l’ex presidente Marco Polita, hanno cercato di chiarire le loro posizioni.

Il presidente Gianfilippo Mosconi confermando l’estraneità dei fatti tutelava la propria società nominando l’avv. Matteo Sperduti affidandogli la totale difesa di tutta la dirigenza ribadendo l’estraneità ad ogni contestazione avanzata.

Anche l’ex presidente Marco Polita, dichiarando di aver agito secondo le leggi vigenti, ha inteso dimostrare la totale trasparenza sulla vicenda consegnando copia di tutti i movimenti bancari del periodo interessato a dei tifosi affinché tutti potessero leggere, verificare, esaminare e giudicare le operazioni del club da lui guidato dall’ottobre 2013 al maggio 2019.

Dopo un periodo di silenzio, negli ultimi giorni la vicenda ha fatto un passo avanti.

Marco Polita ci ha informati che “l’attuale società tramite l’avv. Sperduti mi ha chiesto di venire in possesso dei bilanci dei cinque anni interessati e da parte mia c’è stata la massima disponibilità. Allo stesso tempo mi è stato notificato dalla Guardia di Finanza il verbale che è stato redatto sulla questione e dopo averlo esaminato e letto le motivazioni accusatorie ho chiesto di poter essere ascoltato per precisare e chiarire. Viene mosso l’addebito di non aver pagato Irpef ed Ires su dei compensi comunque scritti a bilancio come passività. Secondo me ci siamo comportati secondo le disposizioni di legge e precisamente secondo l’art. 69 comma 2 del Dpr nr. 917 del 22 dicembre 1986 confermato dall’art. 25 della legge 133 del 1999. Quelle uscite, come si evince chiaramente, riguardavano rimborsi spese per viaggi o trasporto, spese di vitto e alloggio per quei giocatori che non risiedevano a Jesi e che raggiungevano il campo di allenamento quotidianamente e che magari si fermavano per una notte perché la mattina seguente dovevano presentarsi ancora alle sedute di allenamenti programmati. A questi giocatori, e posso fare anche gli esempi con qualche nome come Stefanelli, Tafani, Amaolo, Francia e tanti altri, sicuramente abbiamo rimborsato le spese che abbiamo scritto a bilancio ma, secondo l’art. 69 comma 2 sopra riportato, non dovevamo pagarci né Irpef né Iras. Questo diremo a chi ci accusa di non essere stati corretti e comunque voglio tranquillizzare l’attuale società nel senso che, se la mia gestione sarà chiamata a rispondere, interverrò personalmente collaborando con loro”.

Evasio Santoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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