Jesina / Mister Malavenda: «Alla chiamata della Jesina ho risposto subito sì»

Il nuovo tecnico leoncello, già ex giocatore biancorosso in due occasioni, traccia la linea da seguire per affrontare il ritorno in Eccellenza

JESI, 10 giugno 2025 – Nominato quale successore dell’ormai ex tecnico Mirco Omiccioli sulla panchina della Jesina edizione 2025/26, Giammarco Malavenda torna a Jesi dopo tanti anni, avendo indossato la maglia dei leoncelli da calciatore in due occasioni.

All’approdo nella stagione 2000/01 con la squadra allora in Serie D infatti, ha fatto seguito un ritorno nel torneo 2005/06, rimanendovi sino a quello successivo, indossando anche la fascia da capitano.

Appese le scarpette al chiodo, per Malavenda inizia una lunga esperienza da tecnico sulle panchine di Biagio Nazzaro, Marina, di nuovo Biagio Nazzaro, Filottranese e Vigor Castelfidardo, prima dell’ennesimo approdo a Jesi.

Il nuovo tecnico della Jesina Giammarco Malavenda (foto profilo FB Jesina Calcio)

Giammarco, come si è concretizzato innanzitutto il tuo arrivo a Jesi?

«È stato tutto molto veloce. Ho ricevuto una telefonata da parte del presidente, per una prima chiacchierata. Ci siamo poi lasciati con l’impegno di risentirci a breve. Successivamente, mi ha richiamato per comunicarmi la scelta della società, caduta su di me, e ci siamo rivisti. Io, comunque, non ci ho pensato minimamente, ho deciso subito dando la mia parola, come ho sempre fatto».

Conosci ovviamente bene la tua nuova piazza.

«È vero, conosco bene la piazza, che è sempre stata molto calorosa. So della presa di posizione dei tifosi. Mi spiace non ci siano. Non so cosa sia successo e non voglio assolutamente prendere posizioni. Spero che magari qualcuno cambi idea. Una piazza come Jesi col pubblico dentro lo stadio, è un’altra cosa. Io devo pensare a far bene, come hanno fatto del resto sia Giorgini che Omiccioli, a cui faccio i miei complimenti».

Quali sono i primi obiettivi a pochi giorni dalla tua firma?

«Ci siamo già messi al lavoro. Col direttore ci sentiamo quotidianamente. Il primo obiettivo è mantenere un buon numero dei giocatori precedenti. È ovvio che alcuni abbiano delle richieste dopo un torneo importante come quello appena concluso. Ci piacerebbe mantenere un buon gruppo. Poi ci sarà la questione Under».

Da cosa vorresti partire dello scorso nucleo, e quali sono i moduli che preferisci?

«Vorremmo mantenere l’asse portante della squadra, almeno 7/8 elementi tra Over ed Under, cercando di lavorare tutti insieme per il bene della Jesina. Conosco un po’ tutti i giocatori per averli affrontati nella scorsa stagione. Penso che quella rosa sia già un buon punto di partenza per l’Eccellenza, ma qualcosa va modificato. È ovvio che chi vorrà rimanere, lo dovrà fare dando la massima disponibilità. Per quanto riguarda i moduli, non ne ho di fissi, proveremo ad adattarci cercando di interpretare bene le partite. Penso che la cosa più importante sia il trasmettere tanta volontà, ordine e compattezza, che dovrà partire prima di tutto da dentro lo spogliatoio, perché credo che si rifletta poi in campo. Spesso prediligo una difesa a 4, ma ci adatteremo a seconda degli interpreti. Credo anche che sia necessario mettere sempre nelle migliori condizioni i giocatori, perché alla fine sono loro ad andare in campo».

Giammarco Malavenda con la fascia da capitano ai tempi della sua militanza a Jesi nel torneo 2006/07

Cosa ricordi di quei 3 anni trascorsi a Jesi?

«I ricordi sono tanti. Il rammarico più grande è stato il secondo posto nel torneo 2006/07, vinto dal Centobuchi. Eravamo una squadra forte. Mi ha fatto molto male non vincere. Ricordo la gara di Centobuchi in cui passammo in vantaggio con Chicco, poi loro pareggiarono nel finale. Sono convinto che vincendo lì avremmo portato a casa il campionato. Complimenti comunque a loro. Anche il primo anno in cui arrivai, con la Jesina in Serie D, c’era un’ottima squadra con tantissimi giocatori bravi come Arcolai, Cavaliere, Tommy Gabrielloni, Negozi, D’Aniello, Faieta e tanti altri. Allora vinse la Samb di Gaucci. Erano tornei veramente belli. Giocare a Jesi in quei campionati ti faceva sentire davvero un giocatore. Ricordo un “Carotti” strapieno nello scontro diretto con la Samb. In campo facevi fatica anche a chiamare i compagni».

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