Eccellenza / Maceratese reDiviva: la Serie D è di nuovo realtà

La formazione di Possanzini ha vinto il playoff ai rigori staccando il pass per il prossimo campionato interregionale. Biancorossi di nuovo in Serie D a dieci anni di distanza dall’ultima apparizione e dopo un percorso tortuoso
VALLESINA, 12 maggio 2025 – Con un deca non si va più da nessuna parte. O forse sì.
Si può uscire dal purgatorio di un dilettantismo troppo stringente.
In dieci anni, ad esempio, una società può rinascere definitivamente percorrendo le proprie ceneri per accarezzare di nuovo il blasone più vicino alla sua storia.
Il cammino della Maceratese, culminato con la vittoria del massimo campionato regionale ai rigori, si è compiuto così.
Dopo aver assaporato l’ebbrezza della Lega Pro e vissuto i postumi del successivo fallimento nel 2016-17, le luci di una città capoluogo di provincia sono tornate a riflettersi verso l’alto.
Lo sconforto dopo quel crack ha attanagliato a lungo l’ambiente biancorosso, anche dopo il rilevamento della matricola Helvia Recina, attraverso cui il presidente Alberto Crocioni ha ridato nuova vita alla Macerata sportiva, ripartendo dalla Promozione. Era il 2018.
Tutti i campionati disputati successivamente – incluso quello vinto per l’accesso in Eccellenza nel 2021-2022 e i due successivi nella medesima categoria – sono riecheggiati spesso e volentieri tra tifosi e addetti ai lavori come un atroce ridimensionamento. Per lasciarsi alle spalle brusii e ingerenze è servita una stagione thrilling. Che lo stesso presidente sembrava essere riuscito a programmare scientemente sin dall’inizio, affidandosi al DS De Cesare e alla mano del suo allenatore, Matteo Possanzini. Ma che poi il destino ha insignito d’arte, rendendo questo ritorno appassionante al massimo.
Maceratese e K Sport si sono equivalse in tutto, fino all’ultimo: nella stagione regolare, raccogliendo gli stessi punti, e nella finale a edizione limitata, pareggiando 1-1 con un colpo di testa per parte. Solo ai rigori, quello parato da Gagliardini su Gurini ha creato la frattura insanabile tra due destini che a lungo sono sembrati appiccicati.
Poi, dalle 19:26 dell’11 maggio, al “Del Conero”, è iniziata la tappa del ritorno verso i canoni nazionali. Poi l’ultimo tiro, quello di Lucero: la punta dell’iceberg. Perché dietro la rincorsa dell’argentino c’è stato molto di più: la fermezza di una dirigenza che ha saputo tenere la barra dritta nei momenti critici, quelli in cui tutto sembrava svanire sul più bello. La visione lucida di Nicolò De Cesare nel costruire un gruppo competitivo e l’intelligenza tecnica di Matteo Possanzini, capace di trasformare le sue componenti, toccando a lungo picchi di gioco ben superiori agli standard di categoria.
E soprattutto c’è stata la volontà profonda di restituire un’identità troppo frammentata a un’intera città.
Max Pezzali cantava che con un deca non si va più da nessuna parte. È chiaro; ciò dipende dal contesto, dalla situazione, dall’unità di misura osservabile. Se diventa una decade a cui allegare la resilienza che è servita a tutta la parte biancorossa per tornare dov’è oggi, ci scommettiamo, basta ed avanza per tornare a sentirsi fieramente parte di qualcosa.
La Maceratese ci è riuscita. Ha risalito il tempo, ha ricucito la propria storia. Come proposto dai suoi canali sociali, è tornata grande.
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