Eccellenza / Jesina, Chiariotti: “serve coesione, fiducia, lavoro e sacrificio: da qui si può ripartire”

Il presidente a tutto tondo e sul discorso societario dice: “Non sono mai scappato nei momenti difficili. L’imprenditoria locale, e non solo nel calcio, da decenni non sembra essere sensibile a questo tema relegando a pochi ancora appassionati e innamorati dei vari sport investire il proprio denaro, il proprio tempo”
JESI, 14 ototbre 2025 – Dopo sei giornate di gare la Jesina è ultima in classifica con un sol punto. La situazione è già difficile e nelle ultime settimane ci sono stati esoneri ed uscite. Domenica la Jesina al Carotti ospiterà il Tolentino e poi ci sarà la trasferta di Montecchio.
Di seguito l’intervista esclusiva con il presidente Giancarlo Chiariotti.
Dopo poche giornate di campionato progetto tecnico rinnegato: scelte quasi tutte riviste, via l’allenatore, il DS, diversi giocatori. Perché, dove si è sbagliato
La società, dopo poche giornate, ha ritenuto necessario rivedere le scelte iniziali, ma questo non significa necessariamente un fallimento: anzi è il segnale che la società ha il coraggio di corregere la rotta in fretta, senza ostinarsi su decisioni che non hanno garantito risultati all’altezza delle aspettatitive. Le scelte che solo a posteriori possono essere criticate o magari risultare essere sbagliate sono insite in tutti i progetti. Il vero errore sarebbe stato non riconoscerle, non agire tempestivamente. L’obiettivo è chiaro, le difficoltà ci sono, così come la completa volontà di raggiungerlo. Ora serve coesione e fiducia, lavoro e sacrificio per raggiungere i risultati attesi. Da qui si può solo ripartire. Domenica ho visto una squadra viva, volenterosa che ha disputato un ottimo primo tempo, dove credo sinceramente non siamo stati pienamente premiati per i nostri sforzi e per qualche decisione rivedibile. Nelle ultime partite abbiamo migliorato nel gioco e nelle occasioni create, segnando troppo poco rispetto alle opportunità, subendo qualcosa di troppo che con un pizzico di esperienza, “sana cattiveria sportiva” e probabilmente con una maggiore serenità, dobbiamo evitare al fine di portare a casa più punti di quanti ora abbiamo in classifica.
Quali sono le reali intenzioni del presidente, e come intende procedere per risollevare una situazione sportiva (sei gare 1 punto) ad oggi già complicata
Le intenzioni del presidente sono chiare: riportare la squadra su un percorso credibile e competitivo, restituendo fiducia all’ambiente, ai sostenitori e ai tifosi. Il progetto sportivo va rilanciato. Ognuno di noi, dai tecnici ai giocatori, dai dirigenti a tutti i tesserati della società, punterà sul lavoro e il sacrificio, la serietà e senso di responsabilità. Si sta lavorando per rafforzare la squadra, la sua identità e migliorare la comunicazione interna ed esterna.
Ha riconsiderato l’ipotesi di un passaggio societario, visto che alla luce dei fatti le difficoltà sembrano sempre maggiori
Al momento, la priorità assoluta resta quella di risollevare la squadra sul piano sportivo e ricostruire un progetto credibile. È normale che, in fasi complicate come questa, emergano voci e riflessioni anche sul piano societario, ma siamo concentrati sul presente e impegnati a garantire stabilità gestionale. Se si presenteranno opportunità serie e in linea con la crescita della società, verranno valutate con senso di responsabilità. Permettetemi di dire che l’imprenditoria locale, e non solo nel calcio, sono decenni che non sembra essere sensibile a questo tema, relegando a pochi ancora appassionati e innamorati dei vari sport, investire il proprio denaro, il proprio tempo. Ad oggi non ci sono richieste e per questo si deve lavorare per uscire da questa fase con determinazione, senza scorciatoie e con il massimo rispetto per la passione di giocatori, tecnici, dirigenti, tesserati e tifosi, tutti sullo stesso piano di importanza
Cosa si sente di dire alla piazza che, anche se assente allo stadio, segue con grandissima preoccupazione il corso degli eventi? La Jesina, negli anni, per molti è stata una passione: oggi, il Carotti sempre vuoto è quasi desolante…
Comprendiamo perfettamente la delusione e la preoccupazione della piazza. Lo siamo noi in primis! Sappiamo benissimo che la Jesina non è solo una squadra: è una parte importante della storia e dell’identità di questa città, di ogni cittadino. Per tanti, è una passione che si tramanda da generazioni. Vedere il Carotti poco frequentato non ci fa piacere. Ma non è un segnale di indifferenza: è la testimonianza di un amore ferito. E proprio per questo che ci impegnamo quotidianamente affinchè possano essere perseguiti i risultati attesi. Da parte nostra c’è la disponibilità a ricostruire un rapporto che oggi si è incrinato, senza preclusioni. Restiamo disponibili anche per eventuali incontri che possano riavvicinare le parti. Sostenere oggi la squdra sarebbe ancora più importante per tutti.
Sono ricomparsi in città gli striscioni soprattutto contro la sua persona che lo invita a lasciare. A molti verrebbe da dire: ma chi glie lo fa fare di continuare?
Quando si ricopre un ruolo di responsabilità, soprattutto nel calcio e in una piazza come Jesi, bisogna essere pronti a tutto: anche alla critica, anche alla contestazione. Fa parte del gioco, e lo accetto con rispetto. So bene che quando le cose non vanno, il primo a finire nel mirino è sempre chi sta al vertice. È naturale chiedersi ‘chi glielo fa fare?’. In questo momento ho scelto di restare perché sento il peso di un impegno preso, e non ho mai avuto l’abitudine di scappare nei momenti difficili. Capisco il malcontento, lo ascolto. Io e gli altri dirigenti ci interroghiamo ogni giorno su come migliorare. Ma proprio perché la Jesina merita rispetto, non posso lasciare oggi, nel momento più complicato. Sarebbe troppo facile. E poi a chi lasciare? Il nostro obiettivo deve essere quello portare il club fuori da questa fase difficile e con risultati, ricostruire basi solide, e poi, se ci saranno, valutare le opportunità per fare un passo indietro in modo ordinato, lasciando qualcosa di concreto. Chi ama davvero questi colori sa che servono pazienza, scelte coraggiose e lavoro. Noi ci siamo e continueremo a metterci la faccia.
Che fine ha fatto il progetto del ‘Mosconi’ presentato a suo tempo dalla Jesina e rimpallato, tanto che non si è fatto niente ed in prospettiva sembra non si faccia niente, tra la società e l’amministrazione comunale?
Tutti continuano a lavorarci per poter trovare la soluzione
Evasio Santoni
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