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AMARCORD / Michele Scarponi, ‘l’aquila di Filottrano’: un signor campione

‘il gregario perfetto’: sul Colle Dell’Agnello si fermò per aspettare il suo capitano Nibali favorendolo per la vittoria finale del Giro d’Italia

JESI, 29 marzo 2020 – E’ un riconoscimento che dobbiamo ad un grande campione, Michele Scarponi.

Michele Scarponi

In questo periodo spesso la mente ha fatto un viaggio nel passato e non poteva non fermarsi nel ricordo di Michele che ha scritto pagine infinite di uno sport bello, spettacolare, faticoso che ha bisogno, per chi lo pratica, di carattere e sacrifici per poter primeggiare.

Abbiamo conosciuto ‘l’aquila di Filottrano’ di persona, una sera, quel 28 dicembre 2012, in casa di Gino Bolletta a Jesi.

Era con il ciclista, anche lui professionista, Simone Stortoni e con il suo amico filottranese Raoul Cardoni. Lo avevamo intervistato per il Messaggero poche settimane prima del via ufficiale di una nuova stagione agonistica.

Ci ricordiamo di un ragazzo schietto, simpatico, amicone a prima vista: sempre col sorriso.

Ci ricordiamo di un particolare che ci stupì, ma non tanto, considerato che in fin dei conti avevamo a che fare con un atleta e un campione.

Arrivò presto, prima di cena, poi si fermò a tavola pochissimo, ed andò via perché non poteva sgarrare con la dieta, considerate le pietanze che il padrone di casa aveva preparato e, infine, perché la mattina seguente doveva alzarsi presto per salire in bicicletta ed andare ad allenarsi.

Cardoni Raoul

Michele, in sella alla sua bici, aveva già vinto molto e tanto: dagli allievi, ai juniores, tra i dilettanti, in gara con i professionisti.

Aveva ricevuto pure tanti premi e riconoscimenti.

Ricordiamo quello di alcune stagioni prima dopo la 44a edizione della Tirreno-Adriatico, il riconoscimento per la corsa gli era stato consegnato dall’allora assessore regionale Lidio Rocchi alla presenza del presidente del Coni regionale, Fabio Sturani, e di quello provinciale, Fabio Luna, oltre al presidente della Federazione regionale ciclistica di allora Alesiani. Scarponi era considerato un esempio per lo sport marchigiano.

Michele Scarponi è nato a Jesi il 25 settembre 1979.

Le cronache raccontano che la sua prima bicicletta l’aveva ricevuta in regalo il giorno della Prima Comunione e subito salì sui pedali a Jesi con la Pieralisi.

A 17 anni divenne campione d’Italia Juniores a Sacile.

Subito l’ascesa tra i dilettanti e la convocazione per la cronometro ai campionati del mondo in Portogallo dove si piazzò primo tra gli italiani.

Da professionista  nel 2011 ha vinto il Giro d’Italia mentre l‘anno prima e per i due anni successivi si è piazzato al quarto posto.

E’ notorio anche che Scarponi preferiva allenarsi su e giù per le colline della Vallesina, fino al San Vicino. Ed è notorio che in questo pedalare, incrociando altri corridori amatoriali, un saluto c’era per tutti.

Scarponi Michele – Roberto Mancini

Un giorno incrociò anche Roberto Mancini, si fermarono entrambi, posarono insieme, e da quel momento divennero amici, non era difficile conoscendo i due che la cosa si avverasse, fino a frequentarsi.

“L’aquila di Filottrano” era un gregario, definito da tutti ‘il gregario perfetto’ e lui, quasi quasi, se ne vantava ripetendo quello che era praticamente diventato il suo marchio di fabbrica, il suo motto: Bello, quando si vince. Una faticaccia e basta quando si perde”. E da gregario, ha compiuto sicuramente il più bel gesto che un atleta può fare per il proprio capitano e per la squadra tutta.

Era la terz’ultima tappa del 99° Giro d’Italia, il 27 maggio 2016 la Pinerolo Risoul con arrivo in Francia. Il capitano era Vincenzo Nibali. Quella tappa era caratterizzata da salite molto ripide e lunghe. C’era da scalare il Colle dell’Agnello, 21 km. Maglia rosa, alla partenza da Pinerolo, Kruijswijk; secondo Chaves, terzo Valverde.

Scarponi andò in fuga con altri 28 corridori poi staccò tutti e sul Colle transitò primo, da solo. Alle sue spalle Chaves,  Kruijswijk e Nibali. Appena la discesa e Kruijswijk cadde.

Ora per Nibali, per vincere il Giro bisognava staccare Chaves.

A quel punto, vista la situazione, l’ammiraglia dell’Astana, la squadra di Scarponi e Nibali, si avvicinò a Michele sicuramente suggerendogli che per favorire Nibali avrebbe dovuto rinunciare a vincere la tappa ed aspettarlo.

Scarponi, obbedì, praticamente si fermò, smise di pedalare finché non arrivarono Nibali e Chaves, oltre ad altri corridori.

Scarponi si mise di nuovo davanti a tutti proponendo un gran ritmo finchè le forze non lo abbandonarono e perse contatto. Nibali, a quel punto, ci mise del suo. Staccò tutti e andò a vincere da solo guadagnando minuti su Chaves. Scarponi giunse al traguardo con oltre sei minuti  ma con il sorriso vedendo Nibali sul podio.

Il giorno dopo Nibali recuperò il minimo distacco su Chaves  e vinse il Giro d’Italia.

Scarponi ci ha lasciato a causa di un tragico incidente stradale alla periferia della ‘sua’ Filottrano in bicicletta mentre si allenava.

Il giorno del funerale il Ct della nazionale italiana di ciclismo Davide Cassani tra le altre cose, nel commemorarlo, e ponendo la maglia azzurra sul feretro, ha detto: “Ciao Michele. Sei morto da capitano, lo eri e lo sarai sempre. Per te questa maglia non è un regalo”. Poi portando il cordoglio di Eddie Merckx ha concluso: “Non hai vinto come Merckx ma sei un campione come lui, di dedizione e di lealtà”.

Evasio Santoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ringraziamo per la collaborazione, per il filmato della vittoria di Sacile, per le foto, alcuni amici di Michele Scarponi che da ragazzi correvano con lui ed in particolare Lucio Mazzarini, Claudio Bartoloni, David Marconi. Un ringraziamento particolare a Diego Pierelli.
Nel pezzo due link: la vittoria di Sacile e la tappa del Giro d’Italia Pinerolo-Risoul

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