Agli operatori europei sia permesso chiedere un pedaggio alle aziende over the top, come Google, che distribuiscono servizi e contenuti agli utenti. Altrimenti le reti di nuova generazione a 100 Megabit (fibra ottica nelle case) non riusciranno a diffondersi in Europa.
E' la tesi di un rapporto che sarà presentato domani al commissario UE per l'Agenda digitale, Neelie Kroes, durante un summit ufficiale con i principali operatori e aziende web del mondo. Il rapporto- che possiamo pubblicare in anticipo- è firmato dai ceo di Deutsche Telekom, Vivendi e Alcatel-Lucent, a cui la stessa Kroes aveva dato a marzo il compito di trovare una ricetta per sviluppare le nuove reti in Europa. Impresa ciclopica: secondo l'osservatorio McKinsey si tratta di investire 300 miliardi di euro. Non a caso a marzo Kroes aveva sollevato il problema: la copertura delle nuove reti risulta in ritardo e c'è il forte rischio che non si riesca a raggiungere l'obiettivo fissato dall'Agenda Digitale, cioè raggiungere almeno il 50 per cento della popolazione europea entro il 2020. Chi dovrà fare gli investimenti e con quale modello di business?- si chiedeva la Commissione. La risposta del rapporto non piacerà a Google e altri over the top, che da anni stanno scongiurando il pericolo di dover pagare gli operatori per utilizzarne le reti con cui raggiungono i propri utenti.
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«Gli obiettivi dell'agenda digitale 2020 saranno raggiunti solo attraverso modelli di business sostenibili e un uso più efficiente delle risorse scarse (Ndr, la banda)», esordisce il rapporto. Si ricorda un problema di fondo: la competizione sul trasporto, sulle applicazioni e i contenuti è globale, mentre quella sulle reti d'accesso è locale. Il che può essere un ostacolo a investire nelle reti. Secondo i firmatari, agli operatori deve essere dato il permesso di costruire modelli di business che comprendano il contributo degli over the top. Si suggerisce quindi una differenziazione delle qualità di servizio. Gli operatori dovrebbero chiedere un dazio a Google & C per dare loro velocità garantita fino all'utente. In questo modo potrebbero contare su una nuova fonte di ricavi, per rientrare negli investimenti per le reti in fibra ottica. Il rapporto non descrive questi servizi a qualità garantita, ma di solito si tratta di video conferenze ad alta definizione, e-learning 3D, telemedicina e altro.
L'argomento è ricco di polemiche. I sostenitori dei principi della neutralità della rete temono che un sistema con qualità garantita minaccerà la libera e aperta concorrenza su internet e quindi l'innovazione, perché solo le aziende più ricche potranno permettersi di sviluppare i servizi per i quali devono pagare gli operatori. Il rapporto propone però, probabilmente per rispondere alle previste polemiche, che gli operatori comunque offrano serve un livello best effort (internet come la conosciamo ora, senza qualità garantita dal fornitore del servizio fino all'utente). I tre ceo scrivono inoltre che gli accordi tra operatori e over the top devono essere su base commerciale e rispettare i principi di apertura e non discriminazione. Qualsiasi azienda, quindi, potrà ottenere questo vantaggio dall'operatore (purché riesca a pagarlo). Il rapporto prevede che quindi si promuoverà l'innovazione, l'efficienza e un più rapido sviluppo delle reti di nuova generazione, "a beneficio dei consumatori e delle industrie creative".
Il rapporto suggerisce anche altre misure, a corollario: standard aperti e interoperabili per interconnessioni con qualità del servizio garantita; regole uniche tra tutti i Paesi europei per rimuovere le barriere all'investimento in nuove reti.
Il dubbio è come la Commissione accoglierà questo rapporto e se questo in qualche modo sposterà la battaglia a favore degli operatori, contro gli interessi degli over the top. Non lo cresce Innocenzo Genna, esperto di tlc a Bruxelles, "il rapporto si limita a riportare delle petizioni di principio, non soluzioni commerciali, peraltro senza un unanime consenso da parte di tutti gli attori", dice al Sole24Ore.
La Commissione finora non ha vietato espressamente accordi come quelli suggeriti dal rapporto, ma sta monitorando con attenzione il mercato per evitare che gli operatori minaccino innovazione e concorrenza con le loro pratiche di gestione traffico. Al momento, le stanno utilizzando non per dare maggiore velocità ad aziende come Google ma solo per rallentare i servizi che occupano più banda (come la condivisione di musica e film via tecnologie peer to peer). Resta di contro aperta il tema di come trovare fondi per accelerare lo sviluppo delle reti di nuova generazione, visto che in Europa gli Stati le stanno finanziando poco o niente. Il governo australiano, invece, oggi stesso ha annunciato che emetterà bond da 2,7 miliardi di dollari per questo scopo (il nuovo network costerà 27 miliardi). Il ministero allo Sviluppo economico italiano ha formalizzato a fine giugno agli operatori telefonici la proposta sulla società mista per la rete di nuova generazione. Telecom Italia ha dichiarato oggi di aver già mandato le sue osservazioni e che al momento non sono previste altri incontri con il ministero.
(Fonte: Ilsole24ore.it)














