I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Jesi, diretti dal Tenente Eleonora Spadati, hanno tratto in arresto un Senegallese, nato a Milano 30 anni fa e da tempo residente in Vallesina, per spaccio di stupefacenti e circonvenzione di persona incapace.
L’atto restrittivo, emesso dal GIP del Tribunale di Ancona, è stato compiuto presso il Carcere di Pesaro dove D.P.A.M., queste le sue iniziali si trovava ristretto per altri reati . La custodia cautelare in carcere è maturata a seguito di un certosino lavoro dei militari del Nucleo operativo di Jesi che hanno individuato nell’uomo colui che sulla piazza di Jesi era un punto di riferimento per gli assuntori di cocaina. “Billy” era il nome convenzionale con cui lo spacciatore si faceva chiamare dai suoi clienti che erano giovani Italiani di buona famiglia che acquistavano stupefacente dall’uomo al prezzo di 50 euro per dose. Billy al fine di non incorrere nei controlli delle forze dell’ordine, “lavorava” con clienti fissi e dalle indagini è emerso che si era costruito una discreta rete di acquirenti che riusciva sempre a soddisfare con la “cocaina” e appurando la loro soddisfazione circa la bontà del prodotto. I luoghi ove avveniva lo spaccio erano solitamente nel quartiere Porta Valle, Campo Boario, alla fermata delle corriere, nei pressi della Stazione ferroviaria, ma a volte le cessioni avvenivano in pieno centro, sfruttando le viuzze del centro storico di Jesi e comunque in luoghi affollati al fine di eludere le investigazioni.
Nel corso delle indagini i militari hanno scoperto che Billy aveva degli introiti in danaro molto cospicui da parte di un uomo jesino, estraneo al consumo di droghe. Approfondendo tale filone di indagine i militari hanno scoperto che lo Jesino, di professione commerciante, conosceva Billy dall’anno 2000 e da questo periodo aveva elargito allo stesso diverse somme di danaro in varie soluzioni per un ammontare totale di oltre 50.000 euro (euro cinquantamila). Il denaro era stato chiesto in prestito dal Senegallese accampando delle strane motivazioni quali la necessità dei soldi per accedere ad una sostanziosa eredità. E in tale modo sfruttando una sorta di sudditanza psicologica aveva completamente infatuato l’uomo che fidandosi a pieno del senegallese elargiva i soldi, senza pretendere alcuna garanzia, convinto di poterne tornare in possesso una volta riscossa la fantomatica eredità che ovviamente non esiste. Lo Jesino si fidava a pieno del senegallese infatti fino a quando non è stato chiamato dai militari per chiarire le circostanze di questa elargizione di danaro lo stesso non aveva completamente fiutato l’inganno segno di una spiazzante buona fede.
















