Un processo antico e moderno al tempo stesso, che difficilmente ci saremmo aspettati di veder celebrato.
Si tratta del “Processo a Cavour. Autobiografia di una nazione”. Rivisto in chiave di spettacolo teatrale, scritto da Corrado Augias e Giorgio Ruffolo, il processo ha visto in scena l’altra sera al teatro Pergolesi, un inedito Gherardo Colombo (l’ex magistrato del pool di Mani Pulite) restituito al suo ruolo di togato ma stavolta, per il teatro. Il pubblico ministero Colombo ha processato, davanti al pubblico jesino, uno degli artefici dell’Unità d’Italia: il conte Camillo Benso di Cavour i cui panni erano vestiti dall’attore Ruggero Cara. Lo spettacolo, promosso dalla Dado srl e inserito nella rassegna “Scompagina/4” era un omaggio scarno, insolito e diretto ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Proprio mademoiselle Italia era sul palco, con la leggiadria e la malizia, l’entusiasmo e la dolcezza di Martina Galletta vestita del Tricolore, della storia e dei canti della nostra patria. Cavour era messo alla sbarra per aver “con colpevole leggerezza, favorito o quantomeno non impedito, l’unificazione di un Paese che non possedeva i requisiti politici, etnici, culturali per affrontare responsabilmente una tale profonda modificazione”. Attenta e incalzante la requisitoria dell’accusa, incentrata sulle cinque giornate di Milano e la resistenza accanita di Venezia; la questione meridionale e la questione romana.
(Fonte: Corriereadriatico.it)














