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Jesina a Venezia: ha perso il calcio femminile

Oggi voglio raccontare di una trasferta deprimente. Deprimente perchè ancora una volta esce sconfitto il "calcio femminile" in quanto tale.

E' una storia già nota, che purtroppo si ripete con troppa frequenza: l'indifferenza contro la quale il calcio femminile si batte da tanti anni. Una piccola società con nobili intenti come la Jesina che, per affrontare degnamente due campionati nazionali (serie B e Primavera), compie grossi sacrifici si mette in cammino prestissimo (alle 6.30) per arrivare a Lido di Venezia dove ad attenderla c'è una società, il Net.Uno Venezia Lido, anch'essa vittima di un sistema sbagliato, che deve vincere gli stessi problemi e le stesse difficoltà per giocare una partita di un costosissimo campionato.
All'arrivo sull'isola con un battello che, considerato il particolare giorno  di apertura del Carnevale, costa la modica cifra di un migliaio di euro (da aggiungere alla trasferta in pullman, ai permessi e a tutto il resto), lo scenario che si prospetta è decisamente avvilente: un campo in rovina, sperduto ai margini di Lido di Venezia, ridotto ad una enorme pozza di fango e senza nemmeno le linee di demarcazione del terreno di gioco, dove dovrebbe giocarsi una gara di campionato nazionale. Un campionato che, secondo la graduatoria Coni, dovrebbe paragonarsi al campionato maschile di serie D, o meglio esserne superiore.
Il direttore di gara accerta che la segnatura del campo è fatiscente. Le righe sono state tracciate a mano da un generoso dirigente locale che, privo di attrezzi per farlo, s'è munito di pazienza certosina e si è messo a segnarle con un pennello e della calce bianca. Ma sono irregolari e tutte storte.
L'arbitro prova a farle sistemare ma alle 15.45, trascorsa oltre un'ora dall'orario previsto per l'inizio (14.30)  senza esito alcuno, è costretto a rimandarci tutti a casa, vanificando l'impegno ed i sacrifici di dirigenti  ma sopratutto di circa 40 giocatrici che mettono quotidianamente il cuore in questo sport, contro pregiudizi e avversità.
Peraltro le ragazze, qualora l'arbitro avesse deciso di giocare dopo la lunga attesa, stanche e a muscoli freddi avrebbero dovuto affrontarsi su un campo che avrebbe messo severamente a repentaglio la loro incolumità fisica.
Per noi, marchigiani nelle venezie, un ritardo maggiore sarebbe equivalso a perdere il traghetto che, al tramonto,  avrebbe dovuto riportarci sulla terraferma e di li a casa in pullman.
Le caldaie che avrebbero dovuto fornire l'acqua calda erano spente e le ragazze di entrambe le squadre si sono viste costrette a raccogliere la propria roba e a trasferirsi in un altro spogliatoio per fare la doccia.
La società ospitante ci riferisce che il Comune di Venezia mette loro a disposizione solo quella struttura, perchè le altre sono occupate (da altri campionati, ovviamente maschili) nonostante le loro pressioni per averne una migliore. Che quel campo, osceno, loro lo pagano anche, ad una società di calcio maschile che però non si è degnata per l'occasione di mettere loro a disposizione nemmeno un custode che possa indicare dove trovare attrezzi e materiale necessario.
Quindici giorni prima, in quello stesso campo avrebbe dovuto giocarsi Net.Uno Venezia Lido contro Imolese, ma anche in quell'occasione, per impraticabilità, le due squadre erano state rimandate a casa, con ovvio rammarico dell'Imolese che dovrà apprestarsi a effettuare una nuova trasferta e sostenere nuovi costi. Costi che la LND certo non contribuisce ad alleviare, perchè troppo impegnata a seguire e a risolvere problemi che vengono reputati più importanti e comunque primari.
Che il calcio femminile sia sempre di più abbandonato a se stesso, purtroppo, non importa che ad una ristretta cerchia di persone che, come noi, si battono quotidianamente per difenderne diritti che vengono sempre più frequentemente abusati.
Ora inutile parlare di pari opportunità quando accadono cose di questo genere. Inutile chiedere alle società di profondere impegno quando non c'è la benchè minima assistenza da parte della Lega e delle amministrazioni comunali.
E' ora che qualcuno si prenda le proprie responsabilità e dica con chiarezza cosa dobbiamo fare del calcio femminile in Italia. Se davvero è intenzione della Federazione Italiana Giuoco Calcio farlo progredire secondo le disposizioni UEFA o lasciarlo morire, lentamente solo perchè qualcuno (sempre meno) cerca di rianimarlo benchè agonizzante.
In questi 4 anni di impegnato servizio pro calcio femminile, mai m'è capitato di vedere un aiuto mediante promozione sui mezzi di informazione per propagandare questa disciplina, mai la messa a disposizione di risorse (ne' economiche, ne' umane) per facilitare l'avviamento al calcio delle giovani atlete.
Ci dicono "avviatevi che noi vi seguiremo", ma ogni volta che ci voltiamo indietro ci rendiamo conto di essere sempre più soli.
E questo, credetemi, è davvero deprimente.

Emanuele Iencinella

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La E.D.P. Jesina Calcio Femminile è la squadra di calcio femminile della città di Jesi, che milita nel campionato nazionale di serie B. Sito Web

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