Usavano un’ambulanza per mettere a segno una serie di rapine a istituti di credito e poi darsi alla fuga senza incontrare ostacoli. I componenti della banda sono stati individuati dalla polizia che ha eseguito 25 ordinanze di custodia cautelare su tutto il territorio nazionale.
C'è anche una donna avvocato che avrebbe curato gli interessi dalla banda tra gli arrestati dell’ operazione “Travelling riders”, che ha smantellato un’organizzazione criminale specializzata in rapine a istituti di credito messe a segno utilizzando un’ambulanza. Si tratta di Elisabetta Pietracci, 39 anni, nata a Rovigo ma residente ad Ascoli, agli arresti domiciliari con l’accusa di concorso esterno in associazione per delinquere.
Per mettersi in contatto con i vertici del clan la donna utilizzava una sim telefonica "pulita", che le sarebbe stata fornita dallo zio Giorgio Speciale, anch’egli arrestato stamani. Dalle intercettazioni telefoniche emerge che la Pietracci è stata ospite dallo stesso Speciale, originario di Nicosia (Enna) ma residente a San Donato Milanese. In quell'occasione il legale avrebbe suggerito ad alcuni degli indagati di spicco di interrompere i contatti con coloro che avrebbero potuto renderli “rintracciabili”. Nel corso delle indagini sarebbe emersa la solerzia dell’avvocato nell’informare gli indagati degli atti di indagini delle varie procure della Repubblica impegnate nelle attività processuali pendenti, concordando strategie e condotte da seguire per evitare guai giudiziari.
“Mia figlia è assolutamente estranea ad ogni accusa, lo dico sia come padre, sia come avvocato”. Così Ludovico Pietracci commenta l’arresto di sua figlia Elisabetta. La donna come difensore ha nominato suo padre Ludovico, con il quale condivide lo studio legale a San Benedetto, e un collega di Catania. “Per questo non ho ancora avuto modo di incontrarla, ma sono sicurissimo che mia figlia nulla ha a che fare con questa storia, che avremo modo di chiarire quanto prima”.
(Fonte: Corriereadriatico.it)

















