I vigili del fuoco del comando di Ancona sempre pronti ad accorrere in aiuto alle popolazioni martoriate da una calamità naturale. Sono ancora forti gli echi eroici della loro presenza e del loro lavoro durante i mesi tribolati del post terremoto de L’Aquila
(ancora parte degli straordinari non sono stati pagati) che la settimana scorsa, pochi giorni dopo il dramma che ha colpito le zone della Lunigiana e delle Cinque Terre, una squadra specializzata è partita da Ancona. Una squadra composta da cinque elementi con al seguito cinque mezzi: un bilico, un mezzo logistico, una campagnola, una pala gommata Fr 130 e un miniescavatore. La prima squadra ha svolto servizio fino a venerdì scorso e da sabato un’altra, sempre composta da uomini del comando ancometano, ne ha preso il posto. La squadra che attualmente sta operando a Brugnato (Sp), uno dei Paesi più colpiti al confine tra Liguria e Toscana, è composta dal caposquadra Serafino Mandolini, capodistaccamento di Jesi, Romano Mozzoni di Loreto, Renato Ripanti di Ancona, Alessandro Gregori di Santa Maria Nuova e Daniele Costantini di Maiolati Spontini. Oggi sarà il loro ultimo giorno di servizio, verso le 15 la partenza verso Ancona e da stasera le consegne passeranno nelle mani di un’altra squadra in arrivo da Ancona.
Serafino Mandolini, il capodistaccamento di Jesi, è un’istituzione dei vigili del fuoco del comando di Ancona. Purtroppo a luglio del prossimo anno il corpo dei vigili perderà questo pezzo da Novanta per raggiunti limiti di età. Già nel 1985 aveva preso parte ai soccorsi in occasione della devastante alluvione in val di Stava che aveva messo in ginocchio una zona del Trentino. Oggi è impegnato in prima persone nel cuore dell’alluvione tra Toscana e Liguria e lì lo interrompiamo nel suo lavoro tra fango e disperazione.
«Sono due situazioni diverse. In Trentino si era distaccata una parte e l’acqua aveva invaso l’area, qui invece i danni sono stati provocati dalle forti piogge. Il risultato finale però è molto simile».
Voi siete a Brugnato, 1.200 abitanti, dove state operando?
«In questo frangente stiamo liberando dal fango l’area di un condominio con una quindicina di garage, una superfice di circa 1000mq. Prima abbiamo supportato lo sgombero delle abitazioni travolte dall’acqua e dal fango e l’obiettivo ora è ripristinare l’impianto fognario perché giovedì è prevista di nuovo la pioggia. In questo istante sono sotto un muro di fango che dovremo liberare. La parte vecchia del paese è isolata, non ci sono le utenze, l’area è stata evacuata».
Qual è la vostra giornata tipo?
«Al lavoro dalle 6 fino alla sera tardi. Di solito ci fermiamo e ceniamo verso le 21, ieri sera però (lunedì sera, ndr.) dovevamo finire uil lavoro sulle fogne che ci ha portato avanti fino a oltre la mezzanotte e a saltare la cena. Poco male, anzi eravamo felici di aver chiuso quella parte di intervento urgente».
Altrimenti le giornate come vengono suddivise?
«Una sosta per il pranzo a turno, uno o due alla volta, per mantenere la continuità, nel campo base installato da pochi giorni. E poi solo lavoro fino alla sera e al briefing finale col comandante del campo e il sindaco di Brugnato».
In che condizioni state operando?
«Molto difficili. Il fiume di acqua e fango venendo giù ha trascinato di tutto, pure alberi enormi che sono addirittura passati dentro le case, portati dalla furia devastatrice. Il ponte a valle ha parato il flusso e così acqua, fango e detriti sono finiti addosso alle case sommergendole in buoan parte. Ci sono carcasse di automezzi ovunque, ancora sommersi sotto due metri di materiale».
E come siete alloggiati?
«Noi rispetto ai colleghi del primo turno siamo fortunati. Da qualche giorno è stato allestito il campo base, abbiamo delle brandine, c’è l’acqua e possiamo anche fare la doccia. I primi giorni dopo la tragedia sono stati molto duri sotto quel profilo».
Che rapporto si è creato con la popolazione del posto?
«Eccezionale, come al solito in momenti del genere il senso di vicinanza e di aiuto è forte. La gente ci porta da bere e il caffè che per noi è vitale. In cambio noi facciamo il possibile per alleviare le loro pene. Ci sono scene drammatiche, scelte dolorose, in cui dobbiamo effettuare interventi prioritari. Alla fine però cerchiamo di soddisfare tutti, ecco che la nostra presenza dà loro sicurezza e conforto».
Oggi ultimo giorno di lavoro a Brugnato e poi?
«Il ritorno a casa in serata e venerdì subito in turno a Jesi 8-20».
Il vostro lavoro per l’emergenza alluvione come viene configurato, straordinario, grande calamità?
«Non ci poniamo domande del tipo adesso. Ora pensiamo alla popolazione, quelli sono dettagli che spettano all’amministrazione».
(Fonte: Ilrestodelcarlino.it)

















