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Funziona la formula dei varchi con la presenza fissa dei vigili

varchi_elettronici_jesiFunziona la formula dei varchi elettronici presidiati dai vigili urbani. Meno auto nelle tre zone a traffico limitato

dopo l’attivazione delle telecamere. E’ entrata nel vivo la fase sperimentale di un mese concordata con il ministero dei Trasporti per poi far scattare le multe. Pare che la presenza fissa dei vigili scoraggi l’accesso indiscriminato in centro di quanti non sono autorizzati o possono contare sul regolare permesso.
Occhi ai furbetti della Ztl. Da qualche giorno sono attivi, dopo un’attesa durata alcuni mesi, i tre varchi elettronici. Il grande fratello vigila in centro. E presto scatteranno le multe per quanti entrano in auto nelle zone a traffico limitato senza autorizzazione o permesso. Varchi elettronici attivi a tutti gli effetti a Porta Bersaglieri, via Andrea da Jesi e corso Matteotti per il controllo dell'accesso dei veicoli nelle zone a traffico limitato. I tre accessi vengono presidiati nella prima fase dai vigili urbani, nel rispetto delle prescrizioni del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che, nell’autorizzare l’installazione e l’esercizio degli impianti, ha previsto un pre-esercizio di almeno trenta giorni con la presenza di un addetto alla polizia municipale per ciascun varco a cui spetterà il compito di rilevare le eventuali infrazioni. Allo stesso tempo, fa sapere l’amministrazione comunale, è stata avviata anche la sperimentazione della centrale operativa di controllo presso il comando di polizia municipale.
La fase sperimentale durerà fino al 3 luglio e dal giorno successivo i varchi elettronici saranno pienamente operativi, senza più bisogno della presenza dei vigili. Il via libera all’attivazione dei varchi è stato dato dalla giunta dopo che il Comune ha assolto anche ad una seconda prescrizione del ministero, “quella di un corso di formazione inerente le procedure di rilevamento dei transiti e delle infrazioni reso necessario dalla particolarità e dalla complessità delle disposizioni di legge”. Al corso hanno preso parte dieci vigili ed altri dipendenti dell'Ufficio di innovazione tecnologica, dello Sportello unico servizi e della rete civica che sono a vario titolo coinvolti. L’attivazione dei varchi ha comportato un lavoro di squadra come più volte evidenziato dall’assessore Daniele Olivi.

(Fonte: Corriereadriatico)

Giorni cruciali per gli operai della Sadam

sadamSono giorni cruciali per il futuro dell’ex zuccherificio e, soprattutto, per i dipendenti che dopo il ricorso alla cassa integrazione attendono di saperne di più sulla loro ricollocazione. Si apre una settimana decisiva per le sorti dell’area che un tempo occupava la storico zuccherificio di via della Barchetta. Sono 136 i dipendenti da ricollocare, circa 30 gli impiegati ancora rimasti al lavoro. E per questo cresce l’attesa per il vertice di venerdì prossimo in Regione quando il Gruppo Maccaferri passerà all’esame degli aspetti tecnici così come richiesto da Regione, Provincia e Comune. A fine mese scade la cassa integrazione che era già stata prorogata dall’azienda con la formula in deroga. Ma il sindaco Fabiano Belcecchi lo ha messo in chiaro nell’ultimo consiglio comunale. Non intende ripercorrere il percorso seguito in occasione del primo progetto di riconversione. Per cui prima di apporre la sua firma al piano sottoporrà la pratica al voto del parlamentino cittadino.
La Sadam-Eridana ha più volte garantito che nessun posto di lavoro verrà perso e che anzi dalla riconversione scaturiranno nuove possibilità. L’azienda ha stanziato cinque milioni per il parco tecnologico. Non solo centri commerciali (sono tre quelli già progettati) al posto dell’ex zuccherificio, ma spazio anche alle attività industriali, a cominciare dalla componentistica. “Vengono così recuperate - aveva detto l’assessore regionale Paolo Petrini a conclusione del vertice dello scorso 18 maggio - le indicazioni avanzate dalle istituzioni interessate”.
Ma il piano di riconversione continua a non convincere le forze di maggioranza e opposizione. Cresce l’attesa per il vertice decisivo in programma il 10 maggio in Regione per chiarire gli aspetti tecnici del piano che prevede insediamenti commerciali e industriali nell’area di via della Barchetta. Il sindaco Belcecchi ha assicurato il passaggio in aula prima del sì al progetto di riconversione. Il piano ha assorbito parte della discussione dell’ultimo consiglio comunale. Marcello Pentericci (Udc), Mario Sardella (Re) e Siro Rossetti (Jesi è Jesi) evidenziano la “totale assenza della proprietà, per la terza volta consecutiva, della volontà di una riconversione industriale seria e concreta”. I tre esponenti dell’opposizione sottolineano le caratteristiche del progetto “prevalentemente commerciale e non industriale”.
La loro mozione è stata ritirata dopo gli emendamenti proposti dal Pd. Il Gruppo Maccaferri chiede sostegno al territorio, specie ora che è disposto ad investire 67,3 milioni di euro. Perplesso il sindaco che chiama Regione e Provincia per una riconversione il cui impatto travalica i confini comunali. Dall’opposizione è un coro di no, mentre il comitato lancia bordate ai sindacati per poi bocciare l’ipotesi della centrale che la Sadam intende costruire per ricavare biogas e componenti speciali dalle vinacce. Cresce l’attesa per il summit in Regione quando il Gruppo Maccaferri fornirà ulteriori dettagli tecnici. Del piano di riconversione dell’ex zuccherificio si era già parlato in Consiglio in occasione della commissione politica presieduta da Polo Cingolani, insediata per seguire la lunga vertenza. “Non intendo ripercorrere la situazione precedente - aveva detto il sindaco - servono risposte immediate per garantire i lavoratori”.

(Fonte: Corriereadriatico.it)

Fincantieri, assemblea straordinaria in Regione "Rilancio del lavoro"

fincantieri_regioneLa Regione Marche continuerà nella sua stretegia di "difesa, consolidamento e rilancio del lavoro"

dello stabilimento Fincantieri di Ancona. E' quanto stabilito da una risoluzione approvata all’unanimita’ dall’Assemblea legislativa, dopo una seduta straordinaria e aperta dell'Assemblea legislativa che ha avuto ad oggetto proprio il futuro del gruppo cantieristico.
Il documento rilancia alcune delle richieste già avanzate dalla Regione, come il trasferimento della vertenza alla Presidenza del Consiglio dei ministri dal ministero per lo Sviluppo economico, "per la sua portata nazionale" e la definizione di una "autentica politica industriale di settore da parte del Governo nazionale".
L'asseblea ha chiesto, inoltre, che vengano mantenuti gli impegni aziendali per assegnare nuove commesse ad Ancona e "l’immediato coinvolgimento del sistema del credito locale per sostenere il perfezionamento di eventuali nuove commesse". Tra le novità "l’apertura di un tavolo che coinvolga azienda, istituzioni, parti sociali e istituzioni religiose".
Gli operai della Fincantieri, insomma, continuano la loro lotta. Stamattina, prima che cominciassero i lavori, hanno organizzato un presidio davanti alla sede della Regione Marche.
Esposto il solito striscione, divenuto ormai una bandiera dei lavoratori dello stabilimento anconetano: “Difendere l’arsenale, mai domi!”. Poco dopo gli operai, circa 200, qualcuno dei quali accompagnato dai figli, hanno fatto ingresso nel palazzo dove ha sede la Regione.
Stando alla cifre fornite dai rappresentanti della Rsu, circa 400 dipendenti sono in cassa integrazione, una sessantina di essi (in gran parte impiegati) è a lavoro, mentre un'altra settantina è in trasferta.
Tutti i parlamentari delle Marche sono stati invitati alla seduta, alla quale hanno parteciapto anche il sindaco di Ancona Fiorello Gramillano, il vice presidente della Provincia Giancarlo Sagramola e il segretario della Cgil regionale Gianni Venturi.
La scaletta ha previsto dapprima l'intervento di rappresentanti sindacali e dei vertici delle istituzioni. Poi, si è aperto il dibattito dei consiglieri regionali. Le conclusioni sono state affidate al Governatore Gian Mario Spacca.
In aula c'è stato un momento di tensione quando il presidente del Consiglio regionale Vittoriano Solazzi, seguendo il regolamento, ha chiesto di rimuovere lo striscione-simbolo della protesta, che era stato appeso sugli spalti. Immediatamente si è scatenata la protesta dei lavoratori.
A quel punto Solazzi ha minacciato di non aprire la seduta, attirandosi le ire degli operai: "Buffone", "casta privilegiata con i nostri soldi", gli insulti piovutigli addosso insieme ad una bordata di fischi. Peraltro, assiste ai lavori anche una scolaresca. Spacca ha provato a placare gli animi bollenti, chiedendo ai manifestati di non sventolare la bandiera, ma permettendo loro di tenere lo striscione "che e’ il simbolo stesso della vostra identità, dell’anima che cui state conducendo la vostra lotta". "L’impegno della Giunta a seguire la vostra vicenda - ha aggiunto - non si è mai interrotto. Il primo elemento di confronto è il nuovo piano industriale, su cui noi non abbassiamo la guardia"
Inoltre, il presidente della Regione ha parlato stamattina al telefono con l'amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono. "Il contatto con l’azienda che era stato sollecitato dai lavoratori durante la manifestazione in autostrada - ha spiegato il Governatore durante il suo intervento nella prima parte della seduta aperta dell’Assemblea legislativa - non si è mai interrotto neanche nei particolarissimi momenti seguiti al ritiro del piano industriale".
Sul nuovo piano industriale "non abbassiamo la guardia", ma il presidente ha espresso preoccupazione "rispetto alle evoluzioni future, perchè il piano ritirato aveva comunque una chiarezza di mission che riqualificava il cantiere di Ancona, per il quale erano previste le produzioni a maggior valore aggiunto, navi crociere e traghetti di alta qualità. Una mission - ha proseguito - che ci piaceva molto perché incastrava lo stabilimento marchigiano nella logica dei nostri distretti industriali, in particolare per le integrazioni con il legno, la pelletteria".
Adesso "continueremo a seguire questa vicenda, ci auguriamo che attraverso la civiltà dei vostri atteggiamenti e in nome di quella professionalità che il cantiere ha sempre dimostrato, ci possa essere anche nel nuovo piano industriale un ruolo qualificante per Ancona. Noi non faremo venire meno la pressione nei confronti di Governo e Ministeri".
Restano comunque attive le iniziative pensate da Regione e sindacati: formazione, progetto di centro di centro della navalmeccanica in sinergia con il Friuli, autonomia energetica dello stabilimento. "Ma con Bono stamattina abbiamo parlato anche della possibilità di dare comunque lavoro al cantiere anconetano - ha aggiunto Spacca -, in modo che sia ancora ‘vivo’ quando arriverà il Papa l’11 settembre".
Esiste una possibilità di avere nuove commesse, "legata alla costruzione di meccanismi di finanziamento e garanzie da parte delle banche locali". Pertanto, il Governatore ha interessato di persona Banca Marche e Banca Popolare di Ancona per la copertura a garanzia del 30% di questa commessa, "accanto agli istituti di credito nazionali (Banca intesa e UniCredit) che coprono il 70%".
Una stretegia "contingente e sicuramente parziale", ma che punta a "riprendere il lavoro sia pure a rotazione a dare una prospettiva per il sito dorico nella strategia complessiva del gruppo". Spacca ha elogiato "la determinazione e capacità di mobilitazione dei lavoratori", che devono essere espresse "in maniera vibrante, ma sempre senza interrompere il confronto con l’azienda". Un confronto che dovrebbe portare ad un nuovo piano industriale "in linea con quello precedente nel riconoscere un ruolo strategico ad Ancona". Oggi "si sentirà soprattutto l’urlo della vostra voce - ha proseguito - Da parte delle istituzioni c’e’ la disponibilità a seguire la vertenza con atti propositivi e concreti", non solo "per voi e le vostre famiglie ma anche per l’economia delle Marche". "Capiamo il vostro dramma - ha concluso tra gli applausi -, siamo dalla stessa parte. E saremo insieme a voi a protestare, se sarà necessario".
L'intervento del vice coordinatore regionale del Popolo della Libertà Carlo Ciccioli ha riacceso la tensione in aula. Quando il consigliere ha preso la parola i lavoratori presenti hanno alzato la voce: "Dov'è la destra? Dov'è il Governo?". "Presente", la replica di Ciccioli, interrotto in diverse occasioni da contestazioni e fischi, sebbene gli operai gli abbiano riconosciuto il 'coraggio' di "averci messo la faccia". A scatenare l'ira dei dipendenti Fincantieri il passaggio del discorso in cui l'azzurro attribuiva la responsabilità della situazione al Governo Prodi e allo stop all'ingresso in Borsa del gruppo cantieristico: "Che avrebbe rastrellato così nuove risorse". L'esecutivo attuale, invece, avrebbe potuto fare poco, secondo Ciccioli: perché la crisi "è generale".
"Mi sono occupato della questione come consigliere comunale e nella scorsa legislatura, quando ero nella Commissione Trasporti della Camera" ha aggiuntoCiccioli. "La crisi della cantieristica è mondiale - ha spiegato - gli armatori non fanno commesse e anche gli Stati in crisi di gettito finanziario ordinano navi militari. Sembra però - ha aggiunto - che siamo all’ultima fase del periodo più brutto e qualche commessa, a partire della Carnival, ricomincia a girare. Per affrontare questa fase transitoria, che ci auguriamo sia il più breve possibile, non c’è altra via d’uscita degli ammortizzatori sociali"
Il segretario della Fiom Cgil Giuseppe Ciarrocchi ha proposto una "cabina di regia" composta da Regione, Provincia, Comune, ma pure da vescovo e prefetto" per due scopi: partecipare al confronto tra azienda a Governo da un lato; sollecitare gli istituti di credito a concedere le garanzie necessarie ad ottenere nuove commesse.
"Il cantiere è pressoché deserto dal 2 maggio - ha detto -, I lavoratori hanno perso la loro missione produttiva, che vuol dire perdere la loro identita". Secondo Ciarrocchi "non è normale che un’azienda a pieno controllo pubblico presenti piano industriale già anticipato a colpi di fughe di notizie e scoop e poi dopo dieci giorni di rivolta lo ritiri per evitare tensioni".
I dipendenti dello stabilimento di Ancona chiedono ai politici "atti di onestà, di chiarezza e trasparenza, non promesse che non possono o non vogliono essere mantenute. Perché conducono alla ‘collera dei poveri’". Questa non è "una vertenza localistica - ha insistito - non vogliamo salvare solo Ancona. Il piano presentato dall’ad Bono e poi ritirato non era il modo per salvare e rilanciare Fincantieri. Il ritiro è un atto di sanità industriale, che rimette tutti nella possibilità di riaprire il confronto senza la mannaia di condizioni draconiane".
Poi, Ciarrocchi ha citato Menichelli, vescovo di Ancona, il quale aveva paragonato il cantiere "ad una cattedrale del lavoro, quello che il duomo di San Ciriaco è per la fede", in sostanza "un pezzo di comunità, di territorio, della città". Dalla vicenda Fincantieri e dai disordini di Castellammare di Stabia e Sestri Levante, "non bisogna imparare la cattiva lezione che per risolvere i problemi bisogna andare a saccheggiare i municipi e assaltare le prefetture".
Tuttavia, quando i tempi si allungano e le soluzioni mancano "si scende in un terreno molto difficile, dalla collera controllata si passa alla rabbia e alla disperazione". Degli otto siti Fincantieri, quello di Ancona "è quello più scarico e senza prospettive. Non è così per quello di Castellammare (che deve realizzare dei pattugliatori) nè per Sestri (che ha lavoro fino al 2012)". "Noi lanciamo allarmi da un anno - ha concluso Ciarrocchi -, intanto sono arrivate nuove commesse (una nave militare algerina a Riva Trigoso, una nave da crociera a Monfalcone). Per Ancona si potrebbe pensare ad un’altra Silver Sea". Però se non cambia qualcosa prima dell’arrivo del Papa, "il livello delle tensioni esorcizzate con il ritiro del piano si riproporrà in sede locale".

GRAMILLANO: "SUBITO CABINA DI REGIA"

Per il sindaco di Ancona "è vero che c’e’ una crisi internazionale della cantieristica come dice Ciccioli, ma è anche vero che il Governo ha dato risposte tardive sulla vicenda Fincantieri". Accolto dagli applausi dei circa 200 lavoratori del sito anconetano, durante la seduta aperta dell’Assemblea legislativa delle Marche, Gramillano ha invitato a "riparlare con l’azienda in tempi, brevi, brevissimi" per poi dare vita alla cabina di regia tra istituzioni locali, chiesta dalla Fiom.
"I nostri lavoratori - ha aggiunto - hanno dato prova di dignità eccezionale, ma hanno bisogno di risposte in tempi rapidi da istituzioni locali, Governo e Fincantieri". Il Governatore Spacca "ha ribadito quattro punti su cui siamo tutti d’accordo: formazione, navalmeccanica, autonomia energetica e il quarto che è fondamentale, cioè le commesse". Tra le prospettive, anche la possibilità di un piano europeo di rottamazione dei vecchi traghetti.
Se le istituzioni locali "finora hanno agito in modo non unito (io ad esempio ho parlato con Banca Marche e Unicredit per un progetto dell’armatore Lefebvre), con una cabina di regia potremo avere risposte diverse. Massima disponibilità da parte mia".
Piena disponibilità a lavorare insieme "a cominciare da subito dopo pranzo" anche da parte del vice presidente della Provincia di Ancona Giancarlo Sagramola. L’amministrazione provinciale è pronta a fare la sua parte per quello che riguarda la formazione. Ma in generale "serve una strategia unitaria - ha detto - perchè il patrimonio del porto non è solo di Ancona, ma della provincia e anche delle aree interne. E Fincantieri è la più grande azienda metalmeccanica del Paese".

(Fonte: Ilrestodelcarlino.it)

Acqua, in borsa il tesoro vale 300 milioni di euro per i sindaci

acquaOltre 300 milioni di euro. È questa la cifra che, alla vigilia del referendum, le utilities quotate in Borsa

con attività nell’acqua distribuiscono ai loro soci sotto forma di dividendi. Naturalmente dopo aver pagato 8,6 milioni di compensi ad amministratori e sindaci. Le municipalizzate quotate a Piazza Affari che oltre all’acqua gestiscono servizi di energia l’anno scorso hanno realizzato utili per complessivi 443 milioni e dichiarato investimenti per 1,4 miliardi. La più generosa è Iren. Terzo operatore italiano dei servizi idrici integrati nato nel 2010 dalla fusione tra Iride (a sua volta frutto delle nozze tra Aem Torino e Amga Genova) ed Enia (Agac Reggio Emilia e Amps Parma e Tesa Piacenza), l’azienda, che vanta tra i soci i comuni di Torino, Genova, Parma e Reggio Emilia, oltre a un folto gruppo di piccoli comuni delle province di Reggio, Parma e Piacenza, ha guadagnato 178 milioni, un centinaio dei quali torneranno agli azionisti.
Nel dettaglio nelle casse degli enti pubblici andranno complessivamente 52,6 milioni, ben 30 dei quali ai comuni di Torino e Genova. Il resto è per Intesa San Paolo (3 milioni) e la Fondazione Crt (2,5 milioni) di Fabrizio Palenzona. Per Iride, che tra i partner più rilevanti conta il fondo F2I di Vito Gamberale, suo socio in Mediterranea delle Acque e che dà lavoro a 4.572 persone, il business dell’acqua è però solo una piccola fetta del totale, pari a circa un quinto dei margini.
Decisamente più importante è invece per la romana Acea, 6.700 dipendenti e già campo di battaglia tra il comune di Roma, i francesi di Gdf e il costruttore-editore Francesco Gaetano Caltagirone. Quest’ultimo infatti è molto interessato proprio all’oro blu e non è disposto a cedere ai francesi, che pure in Italia hanno diverse alleanze con enti pubblici per la gestione del servizio idrico. Il punto è che il business dell’acqua fa gola ai privati perchè nei prossimi trent’anni servono 64 miliardi di investimenti, 14 per cento dei quali dovrebbe arrivare dalle casse pubbliche. Di qui l’interesse per Acea, che gestisce il servizio idrico negli ambiti ottimali territoriali (Ato) di Roma, Frosinone e province, oltre a significative presenze in Toscana, Umbria, Campania e altre aree del Lazio, per un totale di 8,5 milioni di abitanti.
Il gruppo, che nel 2010 ha speso in pubblicità e sponsorizzazioni oltre 8 milioni, deve infatti quasi il 43 per cento dei suoi 666,5 milioni di margini all’acqua, nella quale dichiara di aver investito, nello scorso esercizio, 202,8 milioni. E dopo aver chiuso il bilancio con utili per 92,1 milioni, investimenti in calo di quasi 45 milioni a 473 milioni per “l’esigenza di calmierare l’espansione dell’indebitamento” che al 31 dicembre ammontava a 2,2 miliardi, si appresta a distribuire 95 milioni agli azionisti: poco più della metà, 48 milioni, al comune di Roma, mentre a Caltagirone sono destinati 14 milioni e ai francesi quasi 11. Ad amministratori e sindaci, invece, è già andato più di 1 milione e mezzo, 72mila euro dei quali al consigliere indipendente in quota Campidoglio Luigi Pelaggi, già noto per il suo contemporaneo ruolo di capo della segreteria tecnica del ministro dell’Ambiente.
Conflitti d’interesse a parte, gli organi di amministrazione e controllo meglio retribuiti, però, sono quelli della bolognese Hera (oltre 6.400 dipendenti), che nel 2010 hanno percepito in totale ben 2,56 milioni. Del resto il secondo operatore italiano dell’acqua – l’anno scorso gli ha portato il 23 per cento dei 607 milioni di margine – ha chiuso l’esercizio con utili per 142 milioni e debiti per 1,86 miliardi, dopo investimenti per 341,9 milioni, il 27 per cento dei quali nel servizio idrico integrato che copre sette province dell’Emilia Romagna e del nord delle Marche. Ai soci andranno un centinaio di milioni in cedole, il 12,5 per cento in più del 2009. Quindi una quindicina di milioni al comune di Bologna, poco più di una dozzina a Modena, 7 a Ravenna, 5 a Imola, mentre a Rimini, Cesena e Ferrara andranno quote comprese tra 2 e 2,7 milioni, somme simili a quelle destinate agli investitori di Lazard e a Carimonte Holding.
Cifre lontane anni luce dalle piccole Acegas-Aps e Acsm-Agam, che però quanto a debito e stipendi degli amministratori, fatte le dovute proporzioni, non hanno nulla da invidiare alle grandi. Soprattutto la prima, che distribuisce l’acqua nelle aree di Trieste e Padova e ha chiuso il 2010 con 22 milioni di utili, 96,7 milioni di investimenti e ben 439 milioni di indebitamento. In attesa di trovare una soluzione al debito generato negli anni da una serie di operazioni finanziarie che hanno coinvolto i due comuni azionisti, con l’incombente rata da 250 milioni verso Intesa Sanpaolo che scadrà nel 2012, la municipalizzata del nord-est (1.700 dipendenti e il 35% dei margini generati dall’acqua) quest’anno ha stanziato per le cedole poco meno della metà dei profitti: 9,89 milioni. Il 62,84%, cioè 6,17 milioni, sono per Acegas-Aps holding, che a sua volta è controllata dai comuni di Padova e Trieste. A seguire, la Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste con circa 500mila euro e il socio-creditore Intesa con 360mila euro. É andata meglio agli amministratori e ai sindaci che hanno incassato quasi 1,4 milioni. Circa il doppio dei colleghi brianzoli di Acsm-Agam, 423 dipendenti, poco più di 8 milioni di utili nel 2010 dopo investimenti per 7,7 milioni e margini per quasi 40 milioni (solo 4 riferibili all’acqua) e un debito di 115 milioni. A spartirsi 4,6 milioni di cedola sono stati i comuni di Monza (29%), Como (25%) e la collega di Milano e Brescia A2A (22%). Pochi ma buoni, commenterebbero da Torino, dopo che Acque Potabili, affossata dalle attività siciliane, ha lasciato i soci a secco. Perché l’oro non luccica per tutti, anche se è un’indubbia fonte di cupidigia.

(Fonte: Ilfattoquotidiano.it)

Ricerca automatica

robots-kill-human-sex-chicksStefano Carabelli, docente del Politecnico di Torino e imprenditore, ha una concezione non proprio ortodossa della protezione della proprietà intellettuale.

«All'Actua, azienda di ricerca e progetti nella meccatronica che abbiamo fondato nel 2006 ci siamo accorti di aver sviluppato, negli anni, una tecnologia per il controllo computerizzato di motori e altri sistemi elettrici non proprio banale. E abbiamo deciso di difendere questo patrimonio. Mettendolo gratuitamente in open source».
Un'operazione controintuitiva, ma che Carabelli spiega in modo convincente: «Chi fa prototipi, meccatronici o di veicoli elettrici, vuole disporre di strumenti di sviluppo e di documentazione immediatamente, senza passare da contratti o avvocati. Noi mettiamo in rete sia i nostri strumenti software che gli schemi del nostro hardware, delle schedine di controllo computerizzato e di elettronica di potenza, compreso un sistema operativo. Questo sistema è in teoria riproducibile dall'utente, è aperto, ma questo avviene raramente, come insegnano le esperienze di Arduino e di Open Robotics. In pratica saremo noi a fornire il sistema di sviluppo completo».
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Un progetto, quindi, che mira a replicare nella meccatronica dei controlli e azionamenti lo stesso successo di Arduino, la schedina "aperta" per i designer di prodotti intelligenti, oggi cresciuta a centinaia di migliaia di utenti e a sistema complesso. «Su questo progetto non ci stiamo lavorando da soli – continua Carabelli – ma con altre aziende e con un consorzio in partenza dentro al Mesap di Torino», il polo sulla meccatronica avviato dalla Regione Piemonte e gestito dall'associazione industriali di Torino.
Questo dell'Actua è solo un esempio di un trend in corso, ormai da qualche anno (e anche per necessità) nella galassia delle piccole e medie imprese meccatroniche italiane. «Aggregare per innovare - lo definisce Mirano Sancin, direttore del parco tecnologico Kilometro Rosso di Bergamo». Nei principali distretti dell'automazione le aziende si consorziano sulla ricerca e sviluppo. Oltre al Mesap, l'IntelliMech di Bergamo, il Musp di Piacenza, il Crit Research di Modena, il Crf interno al gruppo Scm s di Rimini (che coordina 23 aziende imprenditoriali) . Strutture consortili autofinanziate, agili e prevalentemente dedicate a tecnologie orizzontali, di interesse per la maggioranza dei soci. «Come la sensoristica avanzata, la simulazione cinetico-fluidodinamica, l'uso delle reti mobili a larga banda per la gestione remota dei sistemi, la lavorazione di nuovi materiali – continua Sancin – e poi, sull'onda di queste competenze orizzontali, partono i progetti specifici richiesti dalle aziende».
«Ci stiamo costruendo in casa, e prevalentemente con le nostre risorse, una rete di ricerca che in qualche modo riempie il buco italiano nella catena tra università e imprese. In Germania hanno i Fraunhofer, istituti puntati alla ricerca applicata – osserva Marco Livelli, amministratore delegato della Jobs di Piacenza – e noi, con il Musp e i suoi 25 ricercatori cerchiamo, per una decina di aziende, di ottenere gli stessi risultati».
Di necessità. Nel primo trimestre di quest'anno, rileva l'Ucimu, gli ordini di macchine utensili sono cresciuti del 19%, riportando al 12% sopra i livelli, pre crisi, del 2005. Ma il dato della ripresa è eloquente anche per un altro aspetto: mentre il mercato italiano appare ancora in calo dell'1,3%, l'export viaggia al 32,7%, vicino alle punte del 2007. E il 14% è fatto da macchine esportate in Cina.
«La meccatronica italiana è ormai un'industria globale - osserva Luigi Galdabini, presidente della Galdabini - andare in Cina significa competere direttamente con i più qualificati produttori tedeschi. Se il tuo prodotto non è allo stato dell'arte e anche oltre, semplicemente non vendi».
Ma l'innovazione meccatronica non è solo incrementale, innestata su linee di prodotto magari con decenni di tradizione. Può essere anche rivoluzionaria, come è il caso dei prototipi di veicoli ibridi dell'Actua (auto elettriche a quattro motori indipendenti capaci di sterzare su se stesse) o dell'Health robotics di Bolzano, azienda nata da ingegneri ospedalieri che ha sviluppato un sistema robotico per il dosaggio in ospedale delle infusioni di farmaci tossici (chemioterapie) che ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Un "laboratorio automatico protetto", attentamente progettato dai tecnologi di Bolzano e Trieste che ha dimostrato una precisione nei dosaggi di questi farmaci critici di gran lunga superiore alle preparazioni umane. E che ora l'azienda sta replicando, in forma più semplice, per tutte le infusioni, quasi sempre affidate a singoli infermieri in ambienti non sterili.
La disponibilità di ambienti di sviluppo meccatronici aperti aiuterà nella ricerca di nuovi spazi innovativi come questi? «Di sicuro oggi, quantomeno sulle macchine ibride e elettriche, molti sono al lavoro – osserva Carabelli». «E l'open innovation - conclude Sancin – ormai si fa strada anche nelle imprese tradizionali».

(Fonte: Ilsole24ore.it)

La banda dei quattro all'attacco di Internet

rivoluzione_internetLa controrivoluzione, la reazione possibile di tappi e regole dei Governi adombrata da Nicolas Sarkozy contro la rete, preoccupa Eric Schmidt, presidente di Google, che incontriamo a Ranchos Palos Verde, poco a sud di Los Angeles. Ma internet ha già la contromossa, per evitare il pericolo di una «balcanizzazione» dice Schimdt, ci sarà una «banda dei quattro», che manterrà vivo lo spirito di libertà.
La «banda dei quattro» di Schmidt include Apple, Amazon, Facebook e ovviamente Google. Saranno loro a formare il nuovo drappello avanzato dell'infotech, per rapidità nel potenziale di crescita («per noi è relativamente semplice sviluppare un nuovo business da un miliardo di dollari» dice) che potrà ostacolare l'intrusione dei «governi». Intrusione per molti versi legittima: la tutela della privacy è centrale al modello di sviluppo del settore e troppo spesso ci siamo accorti che le leggerezza prevale. È su questo che Nicolas Sarkozy ha voluto dare un avvertimento al G8 su Internet organizzato a Parigi nei giorni scorsi. Ma Schmidt è lo stesso preoccupato: «Sarkozy era molto insistente. Mi ha colpito perché nei nostri incontri a porte chiuse lo ha ripetuto più volte, almeno tre volte: sapete, c'è la rivoluzione, ma poi davanti agli eccessi la storia ci dice che alla rivoluzione segue la controrivoluzione. Il problema è che i governi non capiscono i nostri modelli. E questo potrebbe significare limiti alla diffusione, regole per un veicolo per sua natura globale e il pericolo di una balcanizzazione della Rete su livelli nazionali. E se capiterà davvero c'è da preoccuparsi».
Incontriamo Schmidt ai margini del convegno «All Things Digital 9», una passerella dei più infulenti protagonisti del settore organizzata da Walt Mossberg e Kara Swisher, del Wall Street Journal alla quale il nostro giornale è l'unico media italiano invitato. Schmidt, fra i consiglieri esterni di Barack Obama, ha lasciato il ruolo operativo a Google a Larry Page e sempre più si occupa della fenomenologia di Internet: «Oggi sono soprattutto su un aereo, seguo le tendenze, parlo con i governi... e scrivo: sto preparando un nuovo libro». Il nuovo libro è una evoluzione dell'articolo che ha scritto in dicembre su Foreign Affairs con Jared Cohen, un ex giovane funzionario del dipartimento di Stato, «L'impatto Digitale, Connessione e Diffusione di Potere», in cui anticipava con piglio profetico l'impatto di Internet sulle rivoluzioni arabe. Il titolo del nuovo libro è evocativo: «L'Impero della Mente: L'Alba dell'Era Tecno-Politica». «In 100 anni – dice ancora - siamo passati dalla possibilità per l'uomo medio di non avere alcun controllo sull'informazione a un controllo quasi completo sull'informazione globale. Le sfide che si aprono sono immense... dalla trasformazione delle nostre democrazie alle minacce dei terroristi».È in questo contesto allargato dunque, che la «Banda dei Quattro» avanzerà nei territori inesplorati dell'economia digitale. Ci sono ragioni specifiche che giustificano l'identificazione di Apple, Google, Facebook e Amazon fra i Quattro. Per il loro valore, 500 miliardi di dollari di valutazione aggregata. Per la forza innovativa, per le moltitudini che riescono ad afferrare. Ma, soprattutto, perché sono state le uniche ad aver capito – Google in ritardo ammette Schimdt – l'importanza di una piattaforma integrata, con una forte identità, che consente, se necessario, una diversificazione snella. E fa un «mea culpa» per non aver capito subito l'importanza dell'identità: «Mandavo messaggi interni sull'identità, ma poi non ho dato seguito perché ero preso da altre cose e Facebook ha occupato lo spazio facendo cose egregie... L'identità, è straordinariamente importante perché sulla Rete hai bisogno di sapere con chi hai a che fare».
Il messaggio dirompente che deriva dall'identificazione della Banda dei Quattro? Microsoft, che 20 anni fa era l'unico grande protagonista del settore, è secondo Schimdt chiaramente fuori. Una provocazione? Di sicuro, perché nel proiettare una visione articolata e lucida per il futuro da qui ai prossimi cinque dieci anni, Schmidt mette al quinto e sesto posto PayPal e Twitter. «La It come la conosciamo oggi è vicina alla morte» dice a un certo punto. Si riferisce al fatto che sistemi complessi di computerizzazione e di gestione dell'informazione, sia in termini di hardware che di software, saranno rimpiazzati dalla "nuvola", il gestore remoto, il guardiano privato e discreto delle tecnologie per la gestione dell'informazione. E rende omaggio al sistema S3 di Amazon per immagazzinare dati in remoto.
Ma è chiaro che su questo terreno avanza anche Google, con il suo "magazzino remoto", con prodotti che vanno nella direzione di Facebook; o con la "nuvola" per immagazzinare e distribuire musica. Google Music vuole fare concorrenza alla Apple, ma partendo in ritardo è difficile. Anche se osserva Schmidt gli Android, la tecnologia Google per i telefonini diventa il punto di vantaggio e di snodo chiave: «Abbiamo 400.000 nuove attivazioni di Android al giorno» dice Schmidt. Non solo, Google ha presentato proprio qui a Rancho Verde il suo nuovo «Google Wallet» un progetto di vendite scontate a buoni e di pagamenti via telefono che potrebbe disturbare sia Groupon che Square: «Continuiamo a migliorare ogni giorno e resteremo un sistema aperto».
Tutti fanno tutto dunque, con il consumatore al centro di questa battaglia per la crescita e per il dominio del settore. Riferendosi alle dinamiche che regolamenteranno il modello competitivo per la «Banda dei Quattro», Schimidt dice: «Siamo in concorrenza, ma lavoriamo anche insieme e credo che fusioni fra alcuni del gruppo saranno impossibili per problemi antitrust». Questa visione – e questa graduatoria di Schimdt che esclude Microsoft - trova una reazione caustica da parte di Steven Sinofsky, presidente di Windows: «Sappiamo bene come finiscono le bande dei quattro...».
In effetti retrocedere Microsoft è forse prematuro. Sinofsky è anche anche lui al D9 di Rancho Verdes per presentare Windows 8, una evoluzione rivoluzionaria di Windows che introduce elementi tattili molto simili all'esperienza IPad ma con alcuni arricchimenti. Mossberg ad esempio, un esperto di prim'ordine in materia di nuovi prodotti ha giudicato l'innovazione «la più importante per Windows in molti anni». Ma Schmidt non demorde: «Hanno fatto un ottimo lavoro per garantirsi una posizione di predominio nel settore corporate...ma il problema per Microsoft è quello di non aver guidato la rivoluzione del mercato al consumo». Vero. Basta che non ci sia davvero una controrivoluzione. Non dei governi, attenzione, ma dei consumatori stessi, pronti a sfruttare la «diffusione di potere senza precedenti» di cui ha parlato Schmidt, se si sentiranno irrimediabilmente violati nella loro privacy.

(Fonte: Ilsole24ore.it)

Vasco debutta in tour ad Ancona:

Vasco_rossiIl tour di Vasco Rossi inizia ad Ancona, con uno stadio gremito di fan pronti a cantare e ad acclamare un cantante che da trent'anni regala emozioni.

Questa volta però oltre alle canzoni anche effetti speciali di luci, prodotte da otto macchine laser che rimbalzano su trenta specchi, e lingue di fuoco su un palco alto ben 52 metri.
Vasco arriva con con una maglietta, un giaccone di pelle nera e l'immancabile berretto. Viene accolto da un boato. Attacca con "Sei pazza di me", per proseguire con "Non sei quella che eri".Due canzoni del nuovo album di 12 "Vivere o niente", uscito il 29 marzo scorso. Il suo messaggio nel segno della tecnologia: "Siamo soli" e "Manifesto futurista della nuova umanità", mentre sui megaschermi (uno da 640 mq e due da 50) corrono treni e girano vorticosamente lancette di orologi. Durante il concerto non risparmia commenti: "La libertà non è una conquista acquisita, ma va sempre difesa, milioni di persone sono morte per questo".
Prossime tappe l'11 giugno a Venezia, poi il 16, 17, 21 e 22 allo stadio San Siro di Milano, il 26 al San Filippo di Messina e il primo e il 2 luglio  all'Olimpico di Roma.

(Fonte: Iltempo.it)

Le scuole vanno in scena con ''Binario 5... Da qui infinito''

teatro_pergolesiTutti i ragazzi e le ragazze delle classi quinte della scuola primaria “Conti” dell'Istituto comprensivo Lorenzo Lotto saranno i protagonisti dello spettacolo “Binario 5...da qui all’infinito” che andrà in scena mercoledì sera (inizio alle ore 21) al teatro Pergolesi. Il tema del viaggio è stato il fulcro delle attività di laboratorio condotte per gruppi misti di alunni delle tre sezioni: giochi con la voce e con il corpo, attività di ascolto e narrazione, improvvisazione, produzione di disegni e testi di vario genere.
I ragazzi hanno sperimentato il piacere di tradurre quello che ciascuno di loro ha nel profondo, un sentimento dinamico e trascinante, capace di dare forma ai loro pensieri e voce alle loro emozioni.?“Il teatro – spiegano gli insegnanti - è soprattutto un lavoro di gruppo che necessita di unità, di più persone che si impegnano per un obiettivo comune. È proprio questa forte valenza educativa che ci motiva, da quattordici anni, a riproporre con passione l’esperienza teatrale, che vede interagire positivamente scuola, famiglia ed enti locali”.

L`Ambito Territoriale Sociale IX assegana contributi per la maternit

mamma_e_figlioL'Ambito Territoriale Sociale IX assegna contributi finalizzati al sostegno della maternità e dell'infanzia. Beneficiari del contributo sono i minori riconosciuti da un solo genitore in stato di bisogno, i minori figli di ignoti esposti all’abbandono, i minori riconosciuti da madri girovaghe, madri o gestanti in stato di bisogno e di abbandono. Possono essere ammessi al contributo coloro che, residenti nei Comuni dell'Ambito Sociale IX (Jesi e la Vallesina), abbiano un reddito Isee non superiore a 7.500 euro.
Il contributo viene erogato a seguito della valutazione dello stato di bisogno o della valutazione dello stato di abbandono definito da un certificato anagrafico che attesti la condizione di solitudine abitativa della persona che presenta domanda, e da indagini sociali, economiche ed ambientali effettuate da parte delle assistenti sociali competenti per territorio da cui si evinca la situazione di abbandono morale e materiale. Il contributo economico, calcolato su base mensile, prevede 200 euro per i minori, 130 euro per le madri o le gestanti. Tali importi verranno erogati, fino ad esaurimento del fondo, a seguito di un graduatoria sulla base dell’Isee in ordine progressivo, dal più basso al più alto.
Le domande di contributo, sottoscritta dal genitore o tutore che esercita la potestà genitoriale o dalla madre o dalla gestante in stato di bisogno o abbandono vanno redatte esclusivamente sugli appositi moduli forniti gratuitamente dai Comuni dell’Ambito presso gli Uffici Servizi Sociali presenti in ciascuna sede comunale. Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il 30 giugno.

Il denaro di Pirani forse custodito in una banca di Camerano

piraniUna parte del denaro e degli assegni frutto delle scommesse truccate, per le quali è stato arrestato  il medico odontoiatra di Sirolo Marco Pirani, potrebbe essere custodita in una cassetta di sicurezza di un istituto di credito di Camerano (Ancona). L’indiscrezione è stata confermata in ambienti investigativi. La Squadra mobile di Ancona ha girato la segnalazione alla procura di Cremona, che conduce l’inchiesta sul calcioscommesse, ed e’ in attesa di indicazioni su come procedere. Allo stato non sono stati eseguiti sequestri. Agli atti dell’indagine c’e’ almeno un assegno transitato da un conto corrente di una banca di Camerano, ma il sospetto e’ che Pirani abbia depositato ben altre somme nella cassetta, che risulterebbe intestata ad un familiare.
Con le sue rivelazioni sulle partite di serie A, B e Lega Pro truccate, il medico, ritenuto fra i protagonisti di vertice dell’organizzazione illegale, ha impresso un’accelerazione alle indagini, e martedi’ verra’ interrogato dal pm Roberto Di Martino. ‘’Ha fornito spiegazioni convincenti, e vuole dimostrare di non essere un criminale’’ ripete il difensore, l’avv. Alessandro Scaloni. Pirani dice di essere caduto nel meccanismo delle scommesse illecite per rientrare da un prestito fatto all’ex capitano dell’Ascoli Vincenzo Sommese, ora agli arresti domiciliari.

(Fonte: Ilrestodelcarlino.it)

Rave party a San Marcello Droga sequestrata, denunce

polizia-volanteRaveparty nel mirino. La polizia ha sequestrato marijuana e hascisc e denunciato due giovani trovati in possesso anche di cocaina e ketamina

durante i controlli disposti dal questore di Ancona in occasione del rave party Black Moon Festival, svoltosi la notte scorsa nelle campagne di Poggio San Marcello.
Oltre 300 i ragazzi identificati (su 2 mila presenti alla festa), dieci le contravvenzioni al codice della strada, tre le auto sottoposte a fermo amministrativo perche’ i conducenti guidavano sotto l’effetto di alcolici.

(Fonte: Ilrestodelcarlino.it)

Le condizioni di Bossi: "Svolta su fisco o voto"

bossi.tremonti.calde.ppLa tentazione di Bossi. Sottrarsi al logoramento e stringere col premier un patto di governo a tempo. Otto, nove mesi per andare al voto nel 2012, dopo aver messo a segno pochi ma incisivi provvedimenti in grado di riconquistare consensi al Nord.

"Perché o si cambia o sarà meglio andare al voto subito" è quanto va ripetendo il Senatur (audio 1).
Dovrà fare i conti con la resistenza a oltranza di Berlusconi, che dall'alleato invece pretenderà pieno sostegno per portare la legislatura fino alla scadenza naturale del 2013. Senza strappi e, ovvio, senza alcun passo indietro da parte sua: l'inquilino non lascia Palazzo Chigi.
A chi lo ha sentito nel primo week end di relax trascorso ad Arcore dopo la batosta elettorale, il Cavaliere è apparso più determinato che mai alla vigilia del vertice in programma oggi a ora di pranzo a Villa San Martino. Appuntamento nel quale Angelino Alfano esordirà da neo segretario, assieme ai coordinatori pidiellini, e in cui col leader del Carroccio e i ministri Maroni, Calderoli ci sarà il loro "guru" economico, Giorgetti. Non a caso: tutti i riflettori saranno puntati sul commensale Giulio Tremonti. "Voglio vedere se con l'aiuto di Umberto, che come noi ha perso le elezioni per colpa del fisco e degli imprenditori delusi, riusciremo a convincere Giulio a cedere una volta per tutte".
Incima ai pensieri del presidente c'è la riforma fiscale da annunciare e approvare nel giro di poche settimane, ci sono i famosi cordoni della borsa da allargare. Proprio quelli che il ministro dell'Economia intende tenere sigillati, tanto più alla vigilia di una doppia manovra (giugno e fine anno) che già si preannuncia - e che l'Ue pretende - da lacrime e sangue. Ecco, su questo punto Berlusconi è convinto di trovare proprio in Bossi una solida sponda.
Ai primi punti dell'agenda per il rilancio che gli uomini del Carroccio porteranno ad Arcore, c'è proprio lo stop alla politica di "aggressione fiscale", quella delle ganasce e della lotta spietata all'evasione, per intendersi, che ha portato alla mezza rivolta degli imprenditori di Treviso di qualche giorno fa. "Quella è gente nostra, ha già minacciato che non ci vota più, non possiamo voltar loro le spalle" va ripetendo da giorni il Senatur ai dirigenti di Via Bellerio. Allora, rigore sì, Tremonti resta il loro faro, ma il ministro sarà invitato anche dai "lumbard" a cambiare registro.
Ma un Berlusconi indebolito dalla sconfitta elettorale e incalzato sul fronte interno dal pressing pidiellino sulla successione, sa bene che in questa partita con Bossi si gioca la propria sopravvivenza politica. Sa che dietro l'angolo potrebbe esserci la richiesta da parte dell'alleato di cedere il testimone, alla prossima tornata elettorale. Ecco perché Bossi e i suoi troveranno un padrone di casa piuttosto accondiscendente. Tra le portate della colazione non è escluso che venga servito il più pesante dei ministeri rimasto vacante: quello alla Giustizia liberato da Alfano.
Se finora il premier non si è sbilanciato sull'avvicendamento, è proprio perché intende sondare gli umori leghisti. Il più quotato dei papabili resta il pidiellino Maurizio Lupi, ma il Cavaliere non si straccerà le vesti, raccontano i suoi, per difendere una soluzione interna. Soprattutto se Bossi dovesse proporre Roberto Castelli, già leale e sperimentato Guardasigilli del vecchio governo Berlusconi. Non solo. Dal vertice di oggi il ministro delle Riforme vuole incassare il via libera al trasferimento di almeno un ministero a Milano. Il suo, nella fattispecie, magari con il dicastero alla Semplificazione di Calderoli annesso. Con buona pace degli ex An e del Pdl romano, Alemanno in testa. Il premier proverà a cedere solo dipartimenti, come aveva già abbozzato. Ma Bossi ha deciso di fare di questo uno degli annunci "forti" all'adunata di Pontida del 19 giugno.
Il sospetto che il Senatur stia premendo fin troppo sull'acceleratore con l'obiettivo recondito dello schianto, magari per dar vita entro l'anno a un esecutivo Tremonti e cambiare la legge elettorale, aleggia eccome in casa Pdl. "Speriamo che gli amici leghisti comprendano che non sono i ministeri a Milano a riportare a casa i voti persi - ragiona il berlusconiano doc Osvaldo Napoli - ma piuttosto la capacità di rilanciare l'economia". Già, ma Tremonti accetterà davvero di cambiare registro? La tensione è cresciuta parecchio, in queste ore, al ministero di via XX Settembre, cinto d'assedio su più fronti. "Berlusconi è stato sempre in grado di mediare quel che sembrava inconciliabile - confida l'eurodeputato Pdl Mario Mauro - dalla Lega alle varie anime del nostro partito". Questa volta l'impresa sarà ancora più ardua.

(Fonte: Repubblica.it)

E’ allarme per i cani abbandonati

cuccioloVenerdì scorso scorso il recupero del cucciolo abbandonato a Santa Maria Nuova, il weekend precedente gli otto cagnolini trovati da alcuni giovani che rientravano dalla discoteca. Qualche giorno prima i 15 cuccioli trovati ad Apiro. Numeri che la dicono lunga sul fenomeno degli abbandoni e sulla gravità di un gesto così vigliacco compiuto da chi senza troppi scrupoli si libera degli animali sul ciglio delle strade o addirittura nei cassonetti. L’associazione I miei amici animali, presieduta da Valeria Gasparetti, è in prima linea per tamponare questo triste primato.
Il profilo Facebook del gruppo, che conta almeno 25 volontari, viene aggiornato di continuo con i nuovi ingressi, gli appelli alle donazioni, le immagini dei cani che hanno trovato una nuova famiglia. Si tratta di abbandoni e non ci sono dubbi in tal senso, poichè ad essere trovati sono soltanto i cuccioli e non le madri. Nulla a che vedere con il randagismo. L’associazione provvede a gestire il canile sanitario di via Zanibelli a Jesi per conto dell’Asur e quello rifugio di Moie. Nelle due strutture sono impegnati sei operatori che sacrificano anche il tempo libero per non lasciare soli i piccoli animali e rispondere alle chiamate delle forze dell’ordine anche in piena notte. A Moie hanno trovato uno spazio sicuro 150 cani e circa 10 gatti, a Jesi i cani sono 74, i gatti almeno una sessantina. Ma nella struttura jesina, che si trova poco distante dall’oasi di Ripa Bianca, hanno trovato un posto pure 31 cuccioli abbandonati. Animali che necessitano di cure e prodotti particolari.
L’associazione fa il possibile, si affida al cuore e alla generosità di chi contribuisce a sostenere le ingenti spese. Un fenomeno per nulla fisiologico, quello dell’arrivo delle nuove cucciolate di questi tempo. E per questo il fenomeno degli abbandoni diventare ancora più preoccupante. Ne sanno qualcosa a I miei amici animali. Marta Natalini, operatore nella struttura a un chilometro dallo svincolo di Jesi Est, è dovuta intervenire all’alba dopo la chiamata delle forze dell’ordine. In piena notte quattro giovani jesini, di ritorno a casa dopo la serata trascorsa sulla costa in una discoteca, avevano schivato in auto sei cani in mezzo alla strada alla periferia della città. Luca Campanelli, Michele Civerchia, Marco Mimmotti e David Broglia hanno prima chiamato i carabinieri, poi la polizia, quindi hanno rifocillato i cagnolini con del latte acquistato in un bar. Gli ultimi due animali della cucciolata erano finiti tra spini e roghi. Ora sono stati tutti prenotati.

(Fonte: Corriereadriatico.it)

Calcioscommesse, primi interrogatori: tocca a Pirani Risponder

741836-piraniOggi ci saranno i primi interrogatori dell'inchiesta della Procura di Cremona sul 'calcioscommesse'. Protagoniste le persone arrestate. Dovrebbe essere sentito Massimo Erodiani, il pescarese titolare di agenzie di scommesse, che sarebbe tra i promotori dell'organizzazione. Gli interrogatori si terranno davanti al gip di Cremona Guido Salvini.
Inoltre, oggi, potrebbe essere il turno di Marco Pirani, l'odontoiatra di Sirolo arrestato lunedì e ritenuto con Erodiani al vertice del sistema; di Antonio Bellavista Antonio Bellavista, detto 'Makelelè', ex calciatore di seria A e, infine, Marco Paoloni, portiere della Cremonese poi passato al Benevento.
Pirani risponderà al giudice per le indagini preliminari. Lo ha dichiarato prima dell'interrogatorio il suo legale, Alessandro Scaloni, che ha aggiunto: "Il mio assistito si ritiene assolutamente innocente", relativamente alla ricetta con cui Paoloni acquistò benzodiazepine da somministrare ad alcuni suoi compagni di squadra in occasione di Cremonese-Paganese del 14 novembre 2010 per alterare lo svolgimento della partita. Il farmaco causà sonnolenza ed affaticamento nei calciatori. Pirani argomenta la sua estraneità ai fatti, spiegando che, qualora fosse stato consapevole dell'uso illecito, non avrebbe mai prescritto il farmaco sulla propria carta intestata alla moglie di Paoloni, che ne aveva fatta esplicita richiesta. Ancora non si conosce, invece, la volontà di Erodiani: potrebbe rispondere alle domande di Salvini o avvalersi della facoltà di non rispondere.
Ad ogni modo, i suoi legali vogliono contestare l'utilizzabilità delle intercettazioni contenute nell'ordinanza di custodia cautelare per motivi tecnici.

(Fonte: Ilrestodelcarlino.it)

Fondazione dello sport Si accende la polemica

massaccesiIl capogruppo Pdl, Daniele Massaccesi, aveva contestato il taglio da 10 mila euro dal fondo di assistenza per affidare un incarico per la costituzione della Fondazione dello sport. L’amministrazione comunale ha rispedito al mittente le critiche tirando in ballo i tagli imposti dal governo centrale. Poi, Massaccesi è tornato a dire la sua sostenendo che bastava affidarsi a un dirigente comunale o alle associazioni sportive piuttosto che avvalersi di un incarico esterno. Botta e risposta tra Massaccesi e giunta sulla Fondazione dello sport. “Ho già detto che è sbalorditivo - incalza il capogruppo Pdl - che il sindaco, mentre chiede sacrifici a tutti, a cittadini e famiglie, ed agli anziani della casa di riposo, non ha avuto vergogna di promuovere , complice l’assessore Aguzzi, una nuova consulenza per la ’fondamentale’ Fondazione dello sport, tagliando i 10 mila euro del compenso previsto per il consulente dal fondo di solidarietà per famiglie ed indigenti”. Secca la replica dell’amministrazione comunale: “Non corrisponde al vero - si legge in una nota - che le risorse sono state detratte dal fondo di solidarietà. E’ vero invece che sono state ricavate da un’economia ottenuta da altri capitoli di bilancio. Di fronte ad una crisi strutturale e congiunturale che ha pesantemente colpito anche lo sport, il Comune ha individuato una nuova modalità di gestione, condivisa con le società stesse, che sappia ottimizzare, riorganizzare e rilanciare l'attività, nelle sue diverse discipline, con strumenti agili e flessibili”.

(Fonte: Corriereadriatico.it)

Referendum, la sfida corre su Internet L’effetto domino che sfugge al potere

acquaLa Rete toglie il bavaglio agli elettori e permette di costruire campagne dal basso, con effetti domino che il potere non controlla. E la partita referendaria su Internet si annuncia ancor più intensa e virale delle amministrative appena concluse. “Sull’onda lunga della vittoria del centrosinistra e della campagna elettorale di Milano, sul web assistiamo a un’esplosione di creatività sui quesiti del 12 e 13 giugno”, spiega Antonio Sofi, esperto di web e autore di Agorà su Raitre.
La scintilla è stata l’ultima tornata di amministrative e in particolare la campagna di Giuliano Pisapia i cui militanti hanno rilanciato dal basso gli errori del candidato sfidante, Letizia Moratti: dal colpo basso andato in onda nel faccia a faccia a SkyTg24 fino al tormentone di Sucate nato su Twitter, i simpatizzanti hanno rilanciato con ironia gaffe e bugie dei programmi elettorali incassando migliaia di click e ‘mi piace’.
E visto il successo, l’entusiasmo online si è esteso anche ai quesiti referendari. In rete infatti si moltiplicano le iniziative per invitare alla partecipazione o a votare sì, con un particolare interesse per il nucleare e l’acqua pubblica. Gli esempi sono tanti: dal video di Piotta per Greenpeace fino alla campagna “Dimmi di sì” del WWF” e al reality di ipazzisietevoi, il Grande Fratello pro referendum. Ma anche l’iniziativa San Tommaso is back, partita dalla cantautrice Pilar che promette di esibirsi gratuitamente a urne chiuse per chi è andato a votare. Un’idea che recepita a effetto domino anche da negozi e attività commerciali che offriranno gadget, buoni sconto e drink all’esibizione della tessera elettorale timbrata. Le adesioni su facebook sono migliaia e grazie al vademecum chiunque può aderire.
A questi si aggiungono i progetti online per ‘boicottare il boicottaggio’ e raggiungere il quorum, come Battiquorum – io non mi astengo, Referendum. E c’è anche chi si preoccupa di stuzzicare i media tradizionale a informare i cittadini come ValigiaBlu, che ha pubblicato una lettera aperta indirizzata al silenzio di Rai e Mediaset intorno ai quesiti referendari.
“L’Italia sta sperimentando il giocattolo della comunicazione politica sul web”, prosegue Sofi che ricorda la forza virale dei video. “Iovoto.eu, ad esempio, chiama a testimoniare attori e personaggi famosi. Sono pillole caricate su YouTube per ricordare l’importanza di andare alle urne. E hanno un effetto dirompente in Rete”. L’entusiasmo è aumentato dopo avere sperimentato le comunali milanesi, ma l’appuntamento del 12 e 13 giugno è ancor più coinvolgente e ‘dal basso’. Infatti il referendum affronta temi cari ai cittadini che impattano sulle loro vite e non sulla scelta di un amministratore pubblico. In particolare le iniziative online per il Si su acqua e nucleare, prosegue Sofi, “porteranno ad un aumento trasversale della creatività fra i cittadini, anche a ridosso delle votazioni”.
Se in rete tanti siti ad hoc invitano ad andare a votare, è pur vero che le pagine facebook e i video che danno indicazioni di voto sono tutti orientati verso il SI. “Il centrosinistra è molto più evoluto sul web rispetto allo schieramento avversario”, spiega Diego Destro, blogger del seguitissimo Daw. “In più, trascinati dalla vittoria dei ballottaggi hanno moltiplicato le iniziative per il SI, forti di staccare di gran lunga gli avversari politici, almeno in Rete. E la differenza di forze e impegno – chiosa- è vergognosa”.
Nonostante questo, Destro ritiene che la comunicazione sul web non sia in grado di cambiare le opinioni dei lettori. “Le campagne online, per quanto coinvolgenti, non spostano neanche un voto e si rivolgono a chi è già interessato a quei temi. Ma in Rete danno risultati. Lo abbiamo visto per Pisapia: una massa unita e compatta contro i pochi sul web del centrodestra. Uno squilibrio di forze impareggiabile”, spiega. E a funzionare di più, anche per la campagna referendaria, sono facebook e twitter, seguite da video virali rilanciati in rete o da testate nazionali. Che fanno informazione quando i media tradizionali tacciono. “Senza Internet, nessuno parlerebbe dei quesiti referendari”, conclude Destro. E senza Rete a Milano avrebbe vinto la Moratti? “Difficile dirlo. Certamente non sarebbe nato il personaggio di Giuliano Pisapia”.

(Fonte: Ilfattoquotidiano.it)

Alta Definizione in bilico

Mergo1Cercasi società, gruppo, cordata di imprenditori o cooperativa.

Non vorrebbero gettare la spugna i sessanta dipendenti di Alta Definizione di Mergo come lo ha fatto di botto, senza avvisaglie, il consiglio di amministrazione un mese fa.
Però l’assenza di pretendenti ad affittare od acquistare la loro azienda li costringe a prendere atto che per la loro ditta un futuro non c’è. Pertanto hanno dato mandato ai loro delegati per sollecitare un incontro con Marco Luchetti, assessore regionale al Lavoro e formazione. “Un appuntamento purtroppo programmato a breve - spiega Gilberto Zoppi, il segretario della Filcem Cgil Marche, che affianca dall’inizio i lavoratori e le loro famiglie - perchè devono essere cambiate le motivazioni della cassa integrazione straordinaria che da indennità per ristrutturazione o riorganizzazione diventa un ammortizzatore sociale per cessazione di attività”.
E mentre su Internet beffardo, il sito di Alta Definizione rime attivo con una musichetta prorompente ed immagini di prodotti che non ci sono più, da mercoledì scorso, Hera, acronimo di Holding energia risorse ambiente ha chiesto all’Enel di interrompere la fornitura di elettricità. Un altro tassello che dà al liquidatore campo libero per proseguire. Quanto alla Telcom Spa, il gruppo di Ostuni, grande protagonista nel settore della trasformazione della plastica, su cui in molti fondavano speranza, non ci sono ripensamenti. Il suo interessamento, all’inizio della crisi, di completare la sua diversificazione investendo in Vallesina non avrebbe resistito ad una prima verifica della clientela e alle prospettive reali di mercato. Eppure, operai ed impiegati che hanno lavorato in Alta Definizione rimangono convinti che grandi investimenti per riposizionarsi sul mercato non necessita. Dopo tutto l’azienda lavora in un settore - il packeging - dove se si giocano bene le carte della flessibilità e della creatività, i mercati si conquistano soprattutto considerando che vanta un valido portafoglio clienti dove ci sono la creme delle multinazionali dei pannolini e della carta ad uso domestico.

(Fonte: Corriereadriatico.it)

Il centrosinistra verso la piena unit

1199379095645_ConsiglioComunale61Al momento di premere il pulsante per approvare o bocciare il bilancio dei sacrifici non c’era nessuno tra i banchi del Movimento democratico

fatta eccezione per Vincenzo Argentati dell’Udc subentrato al dimissionario Augusto Melappioni. Assenze che qualcuno a Palazzo già registra come un segnale preciso. In precedenza l’ex sindaco Marco Polita, tra i fondatori del movimento, aveva annunciato la sua astensione.
La maggioranza ha dimostrato prova di compattezza sulla manovra finanziaria segnata dai tagli. Ma è già partita la corsa elettorale in vista delle elezioni del prossimo anno quando la città sarà chiamata ad eleggere il nuovo sindaco. Il centrosinistra verso la piena unità, mentre il capogruppo di Jesi è Jesi, Matteo Marasca, frena e assicura che fino alla fine del mandato il movimento resta all’opposizione. C’è da sciogliere il rebus legato al ruolo dell’ex assessore regionale alla Sanità che molti indicano come probabile candidato a sindaco. Melappioni si è dimesso da consigliere e nei giorni scorsi il segretario Pd, Lorenzo Fiordelmondo, aveva detto che spetta proprio a lui decidere il riavvicinamento con il partito.
D’ora in avanti l’atteggiamento di Polita non sarà quello di un consigliere d’opposizione, ma valuterà caso per caso le delibere che verranno poste al voto. “Ho espresso - dice - un giudizio personale dipeso dal corso intrapreso dalla nuova segreteria Pd che considero positivo. Una linea che ha finito con l’imprimere la propria impronta sull’azione amministrativa contrariamente alla precedente segreteria sempre appiattita sulle scelte dell’esecutivo”. Per l’ex sindaco il Movimento democratico ha ormai raggiunto i suoi obiettivi: “Con l’uscita di Melappioni e l’adesione dei giovani del nostro movimento al Pd ormai si sono concretizzati i progetti che ci eravamo posti”.
Insomma, a sentire Polita le condizioni per un ricompattamento del centrosinistra ci sono tutte, mentre al momento appare improbabile un’intesa con il Prc. Quanto basta a far intervenire il capogruppo Pdl, Daniele Massaccesi, secondo il quale serve un chiarimento politico: “Vogliamo capire - ha detto al momento di votare contro il bilancio - se il Movimento democratico è all’opposizione oppure è parte integrante o stampella della maggioranza”. Marasca però frena. Anzi, assicura che il suo gruppo rimane collocato all’opposizione: “Non intravedo - dice - nessun nuovo corso. Nessuno ci ha chiamato e sul bilancio non siamo stati coinvolti. Le scelte relative ai tagli delle consulenze sono dipese da quanto imposto dal governo centrale. Jesi è Jesi rimane all’opposizione di una maggioranza che non ha amministrato in maniera corretta, deluso e i risultati sono evidenti”.
Fiordelmondo si dice soddisfatto della prova di compattezza dimostrata dalla maggioranza nell’approvare il bilancio dell’ultimo anno di amministrazione a guida Belcecchi: “Si è fatto - dice - un sforzo notevole no partendo dalla carenza di risorse. Una prova importante perchè maturata a un anno dalla fine del mandato e quindi dal voto”. Siamo al rush finale e già si guarda avanti per “creare un progetto concreto e forte”. Ora il confronto si sposta sull’ingresso dei privati nella società di trasformazione urbana.

(Fonte: Corriereadriatico.it)

Arrestato il dentista col vizio delle giocate facili

ADG.calcio.scommesse.300x223CHI POTREBBE mai credere che un medico odontoiatra, neanche troppo conosciuto nel suo ambiente

, potesse essere una delle menti pensanti della nuova calciopoli italiana? A leggere l’ordinanza di 611 pagine con cui il Gip del Tribunale di Cremona, Guido Salvini ha accolto la richiesta di custodia cautelare per sedici persone, tra cui l’ex bomber della Nazionale, del Bologna e della Lazio, Beppe Signori, c’è veramente da ricredersi sul ruolo ricoperto dal dottor Marco Pirani, classe 1956, nato a Numana e residente a Sirolo dove gestisce uno studio dentistico.
Pirani sulla carta è un odontoiatra, ma di fatto ha sempre masticato calcio. Già ai tempi dell’Ancona di Pieroni si era guadagnato un ruolo di accompagnatore. Ma di lui le cronache sportive narrano poco.

(Fonte: Ilrestodelcarlino.it)

2 giugno, Berlusconi tra i fischi. Presenti 80 delegazioni diplomatiche del mondo

2giu241Nel 150esimo dell’Unità d’Italia, la Festa della Repubblica si fa più internazionale che mai.

Le delegazioni diplomatiche di 80 Paesi sono volate in una Roma blindata, guidate da diversi capi di Stato. Almeno 40, tra cui il presidente russo Dmitrij Medvedev, quello israeliano Shimon Peres, quello dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen, re Juan Carlos di Spagna e il segretario di Stato delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. In rappresentanza degli Stati Uniti partecipa il vicepresidente Joe Biden. Accolto tra moltissimi applausi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, mentre alcuni fischi hanno raggiunto il premier Silvio Berlusconi. Per la prima volta alle celebrazioni partecipa anche il ministro dell’Interno, Roberto Maroni.
Accanto ai tradizionali festeggiamenti – come la deposizione della corona d’alloro sulla tomba del Milite ignoto, all’Altare della Patria, e la parata militare ai Fori imperiali – il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha in programma una serie di incontri. Prima un trilaterale con Medvedev e Biden, seguito subito dopo da quello con il presidente dell’Unione europea, Herman Van Rompuy, e quello afgano Hamid Karzai. Che intanto ha parlato fitto il vicepresidente Usa, seduto accanto a lui, poco prima dell’inizio delle celebrazioni. Domani per Berlusconi appuntamento con il presidente dell’Anp Abu Mazen. Chiusura con il gran galà al Quirinale: un’affollata cena e un concerto, omaggio del presidente della Repubblica alle delegazioni. E proprio Giorgio Napolitano aveva già incontrato ieri la presidente dell’Argentina, Cristina Kirchner, il segretario dell’Onu Ban Ki-moon e il vicepresidente cinese Xi Jinping, oltre a Biden e Medvedev.
I media israeliani non escludono oggi neanche un incontro a tre fra il rappresentante statunitense Biden e i presidenti di Israele e Anp, a margine delle celebrazioni del 2 giugno. Prima della partenza per Roma, Peres si era detto “pronto” a incontrare e a “stringere la mano come sempre” ad Abu Mazen. Che è stato definito dal collega “un partner per la pace” e “un interlocutore credibile”. Una linea più morbida, scelta da Peres, rispetto a quella del premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Per l’evento, comunque, la città è blindata. Alla massiccia presenza internazionale corrisponde un dispiegamento di forze dell’ordine. Con più di 2mila tra soldati e agenti, tiratori scelti sui tetti e forze speciali. Vietato sorvolare la Capitale dall’alba fino alle 22 di stasera, mentre per l’accesso al pubblico all’area della celebrazione sono stati previsti due varchi, uno in piazza Venezia e l’altro in piazza del Colosseo. Già ieri, Roma era sotto controllo, con la bonifica delle sedi dove alloggiano le delegazioni e servizi di scorta per i loro spostamenti.

(Fonte: Ilfattoquotidiano.it)

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