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Una band marchigiana sul palco di Bon Jovi

jon_bon_jovi"Ogni ragazzo che abbia preso in mano una chitarra sogna di suonare su un grande palco di fronte ad una folla immensa. Io ero quel ragazzo 25 anni fa", dice Jon Bon Jovi.
Il 17 luglio a Udine questo sogno diventa realtà per una band italiana emergente: i vincitori del Contest per emergenti di Edison-Change the Music apriranno proprio l’unico concerto in Italia dei Bon Jovi davanti a oltre 40.000 persone attese.
I Flamt, gruppo glam rock di Senigallia, sono tra i cinque finalisti selezionati su oltre 500 gruppi che hanno inviato la propria demo su edisonchangethemusic.it e si sono esibiti live nei diversi appuntamenti del progetto nelle università italiane nei mesi scorsi.
Le band finaliste sono Telestar di Empoli, Good Wines di Milano, Flemt di Senigallia (Ancona), Big Ones di Latina e VOV di Cuneo e si sfideranno dal vivo domani 8 luglio a Vigevano al "Festival 10 Giorni suonati". A decretare i vincitori il management dei Bon Jovi.
Grazie a Edison, il concerto dei Bon Jovi sarà emissioni zero. La società elettrica fornirà all’organizzazione del concerto l’energia rinnovabile derivante dalle proprie centrali idroelettriche attraverso il sistema dei certificati di produzione rinnovabile (RECS). I consumi elettrici del concerto dove sono attese oltre 40.000 persone ammontano a 1.100 chilowattora (kWh) equivalenti ai consumi di una famiglia media italiana in 6 mesi.
Edison-Change the Music è il primo progetto italiano per sviluppare la sostenibilità ambientale nella musica. L’obiettivo di Edison è quello di ottenere risultati concreti e misurabili in termini di risparmio energetico e riduzione dell’impatto ambientale attraverso la musica e tutte le sue manifestazioni. Sostenuto da Legambiente, il progetto coinvolge tutti gli ambiti di attività nel settore musicale: dall’organizzazione degli eventi, alla logistica e mobilità nei luoghi di esibizione, fino alla gestione dei rifiuti.
Scheda band
I Flemt nascono “virtualmente” nel 2006,a far nascere l’idea fu il “nuovo” incontro tra Frank Lapini e Michele Trillini, che per lungo tempo, nel corso degli anni ’80, realizzarono un sodalizio dal nome di Ixion’s Wheel, una delle prime band heavy metal marchigiane, senz’altro la prima ad affinare i suoi strumenti a Falconara Marittima. I suoni che uscivano dalla loro sala prove di via Leopardi erano quelli classici del metal di quegli anni: echi delle cavalcate epiche degli Iron Maiden, virtuosismi “alla” AC/DC, linee melodiche e un po’ ruffiane in odor di Scorpions. Dalle ceneri di quell’esperienza, nasce Flemt che, pur non trovando una traduzione letterale nella lingua inglese, ha tuttavia un significato che, per ora, si ritiene opportuno mantenere misterioso.
Flemt trae spunto dal materiale degli Ixion’s Wheel (tredici storiche tracce!) per proporre una miscela musicale assolutamente nuova, liberata dai canoni metal delle origini, e con una sonorità legata alla grande tradizione rock americana. Per avviare il lavoro chirurgico sulle vecchie composizioni Frank Lapini e Michele Trillini hanno iniziato a contattare musicisti ai quali affidare gli altri suoni dei Flemt. Nasce così il loro nuovo sodalizio con Daniele Bianchelli, cantante (Live Killers), Diego Romagnolii, batterista(Live Killers) e Ivano Zoppi, tastiere (Live Killer).

(Fonte: Ilrestodelcarlino.it)

Anfiteatro romano, sogno che si realizza

anfiteatroUn sogno che si realizza. Non può che essere definita così la riapertura dell’Anfiteatro Romano di Ancona alla sua funzione originaria: ospitare spettacoli e rappresentazioni teatrali. Ieri pomeriggio i ragazzi del Centro Teatrale Rinaldini sono stati i protagonisti di un evento a suo modo storico.

Il prezioso sito archeologico dorico, quasi nascosto dal resto della città e inaccessibile a tutti, salvo qualche sporadica occasione, è stato finalmente restituito agli anconetani in modo ufficiale, e soprattutto definitivo. Il palcoscenico su cui ieri sono saliti i giovani studenti attori continuerà ad essere calcato non solo negli altri tre spettacoli di questo primo cartellone estivo (tra l’altro inserito nel progetto regionale Tau - Teatri Antichi Uniti), ma anche in futuro.
Un futuro non lontano: due eventi del prossimo Festival Adriatico Mediterraneo si terranno qui. La strada segnata è questa: teatro antico, ma non solo. Anche concerti. Ieri l’emozione per le centinaia di persone giunte all’anfiteatro è iniziata con il passaggio sotto l’arco Bonarelli, il ‘tunnel’ poco oltre piazza del Senato che da sempre gli anconetani sono abituati ad osservare da lontano. E’ l’ingresso all’anfiteatro, dove si sbuca dopo essere saliti su una scalinata di metallo. Ancora un dislivello, ed ecco il palco, i circa 750 posti a sedere, e soprattutto il fascino di un luogo unico, celebrato anche dai versi del sommo Franco Scataglini.
“Un anno fa questa giornata sembrava un sogno”, dice il sindaco Gramillano, che chiede un applauso per Adriana Stecconi, colei che più di ogni altro si è battuta perché il sogno diventasse realtà. L’altro grazie più sentito il sindaco lo rivolge all’assessore Andrea Nobili, tra i principali artefici della ‘rinascita’ dell’anfiteatro, il quale parla di ‘un bel dono alla città’ e di “primo passo del progetto complessivo di recupero del centro storico monumentale”.
In tanti hanno contribuito all’evento: la Soprintendenza per i beni archeologici, la Regione, la Provincia, la Fondazione Cariverona. Senza dimenticare l’Amat, il cui direttore Gilberto Santini si fa interprete del pensiero di tutti parlando di ‘grande emozione’, di ‘luogo magico, unico’ e di uno spazio “rivificato, recuperato”. Insomma, bentornato anfiteatro.

(Fonte: Ilrestodelcarlino.it)

E ora parte la crociata anti-scambisti

scambistiDA TEMPO i residenti della frazione Aspio avevano segnalato all’Amministrazione comunale un traffico di auto in orario notturno nella zona industriale compresa tra le vie Grandi, Volta ed Edison. Ma oltre alla sosta di numerosi camion e tir, c’è di più.

In queste strade malamente illuminate piuttosto pericolose si danno appuntamento scambisti di buona parte del centro Italia. Il fenomeno è risaputo: su Internet e sulle riviste specializzate c’è la riprova di quanto stiamo dicendo.
"Da oltre un anno e mezzo stiamo tenendo questa zona sotto costante controllo", ha esordito il sindaco Simoncini al quale abbiamo chiesto quali provvedimenti siano stati pressi dal momento che questa zona è punto d’incontro di coppie scambiste provenienti dall’Emilia Romagna e dall’Abruzzo.
"ABBIAMO concordato con le forze di polizia, carabinieri e agenti del commissariato, controlli molto ravvicinati – ha proseguito il sindaco - tanto che sono stati effettuati da parte loro anche alcuni raid. E quanto prima in questa area posizioneremo alcune videocamere di sorveglianza proprio per monitorare questo traffico notturno di auto. In verità non ci sono state proteste da parte dei residenti, ma hanno ritenuto giusto segnalare la situazione piuttosto imbarazzante, così come abbiamo invitato spesso a fare per tutelare la loro sicurezza e quella del territorio, quindi un importante segnale di senso civico da parte loro".
Tra l’altro una telecamera girevole sarà posizionata anche nella vicina Via Terme per tutelare il bar Alex con annessa tabaccheria, preso di mira da ladri che durante la notte avevano praticato un buco nel muro del retro dell’edificio, e di giorno da un paio di rapinatori che avevano fatto razzia dei soldi dell’incasso e delle sigarette e dei grattini. Dunque una zona che oltre essere luogo d’incontri clandestini è anche nel mirino della criminalità.
Anche il comandante della polizia municipale, Graziano Galassi, è dell’avviso di controllare questa zona: "In coordinamento con i carabinieri della Compagnia di Osimo, a seguito di accordi presi da tempo, effettuiamo un accurato controllo soprattutto nel fine settimana. E dunque anche in questa. Per sicurezza facciamo in modo che la nostra pattuglia non sia in servizio da sola, dal momento che la zona si estende nella campagna, dove si appostano alcune coppie in auto in cerca di intimità e discrezione. Occorre, comunque, prudenza perché queste strade di notte sono deserte, tranne nei punti dove si raccolgono i camion in sosta, ma anche in questo caso bisogna stare all’erta, perché le reazioni ai controlli da parte di alcuni camionisti specie se stranieri possono essere le più diverse, e anche violente".

(Fonte: Ilrestodelcarlino.it)

Gip: “Tra Milanese e Tremonti stretto e attuale rapporto fiduciario”

tremontiCorruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e associazione per delinquere: sono i capi d’accusa contestati al deputato del Pdl, Marco Mario Milanese, nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei suoi confronti e trasmessa oggi alla Camera dei Deputati per l’autorizzazione all’arresto.
Nelle 73 pagine è ricostruita la rete di favori e ricatti che Milanese ha imbastito dal 2004 sfruttando, scrivono gli inquirenti, la sua “posizione privilegiata” di “consulente del ministro Giulio Tremonti e alto ufficiale della Guardia di Finanza”. Milanese ha un ampio raggio di azione proprio grazie al suo legame con il titolare di via XX Settembre. Secondo il Gip, Milanese riesce a pilotare persino delle nomine, come quella di Fabrizio Testa, già componente del Cda di Enav, a presidente di Tecnosky. Mentre la compagna di Milanese, Manuela Bravi, al ruolo di portavoce affianca l’incarico di consigliere per l’informazione politica di Tremonti. Scrive il Gip: “Nella sua qualità di consigliere politico del ministro dell’Economia, abbia promesso prima, ed assicurato poi, l’attribuzione di nomine ed incarichi in diverse società controllate dal ministero, ricevendo come corrispettivo somme di denaro e altre utilità”.
Le indagini hanno consentito di accertare, “al dì fuori di ogni dubbio” che Milanese abbia effettivamente assicurato la nomina di Guido Marchese a componente del collegio sindacale nelle società a partecipazione pubblica Ansaldo Breda spa, Oto Melara spa, Ansaldo Energia spa, Sogin spa e Sace spa, ricevendo dallo stesso la somma di centomila euro”. Ancora: ”Con lo stesso modus operandi risulta che abbia imposto la nomina di Carlo Barbieri a consigliere di amministrazione di Federservizi spa, società controllata dalle Ferrovie dello Stato”.
La sfera d’azione di Milanese è vasta. Forte del suo ruolo riesce con facilità a coinvolgere Massimo Ponzellini, presidente di Banca Popolare di Milano, come “soggetto finanziatore” nella vendita della Eig all’imprenditore campano Gianni Lettieri, nonché candidato sindaco di Napoli per il Pdl. Come confermato dallo stesso Ponzellini, sentito dai Pm il 13 gennaio 2011. E’ Milanese a organizzare gli incontri in cambio di una provvigione per l’intermediazione. Mentre quando si trova a dover vendere una barca, tramite Viscione, la fa acquistare a Fabrizio Testa in cambio di una nomina.
Milanese agisce su diversi piani. Sempre sfruttando il potere che gli deriva dalla vicinanza con il ministero dell’economia e con la Guardia di Finanza. In via XX Settembre ha l’incarico di sconfiggere l’evasione fiscale e ha quindi accesso a informazioni e notizie riservate sulle aziende che potrebbero finire nel mirino delle Fiamme Gialle. E quando i controlli si concentrano sull’imprenditore irpino, Paolo Viscione, “l’amico” Milanese corre ad avvisarlo promettendogli che “avrebbe sistemato tutto” in cambio di 600mila euro in contanti e altri regali, ricostruiscono gli inquirenti. Che trovano riscontri su versamenti per 450mila euro, auto di lusso (Bentley e Ferrari), orologi (di cui almeno uno destinato, a dire di Viscione, a Tremonti), gioielli, viaggi. Per una somma complessiva di “oltre un milione di euro”. In nero. La vicenda della Ferrari Scaglietti è emblematica. Ricostruiscono gli inquirenti: l’auto è acquistata a leasing da Milanese, ma è Viscione che versa al concessionario 218 mila euro come rata iniziale e poi consegna periodicamente i soldi in contante a Milanese. Così, l’uomo “preposto alla repressione dell’evasione fiscale, pagando grosse somme in contanti, asseconda un prassi dichiaramene evasiva”, scrive il Gip.
Il legame con Giulio Tremonti. Determinante è dunque il ruolo che Milanese svolge in via XX Settembre. E soprattutto il rapporto che lo lega al ministro dell’Economia. Gli inquirenti si dicono convinti del fatto “le dimissioni presentate il 28.6.2011 dal Milanese non facciano venir meno il pericolo, tuttora concerto ed attuale, di inquinamento probatorio, in considerazione del fatto che, nonostante la cessazione dall’incarico, permane una situazione di oggettiva vicinanza tra l’odierno indagato ed il Ministro Tremonti, al quale il primo è legato da un rapporto di stretta fiducia che prescinde dall’incarico formale rivestito dal parlamentare e sopravvive alle dimissioni rassegnate”. Emblematica “dell’attualità del rapporto fiduciario esistente tra i due uomini politici è la vicenda relativa all’immobile sito in Roma, in via (…), di proprietà del Pio Sodalizio dei Piceni. Detto immobile, infatti, è stato concesso in locazione a Milanese Marco per un canone mensile di 8.500 euro, ma viene di fatto utilizzato dal Ministro Tremonti, il quale, a sua volta, risulta aver emesso, nel febbraio 2008, un assegno di 8 mila euro in favore del Milanese”.
Del resto, prosegue il Gip: ”I rapporti finanziari tra Tremonti e Milanese sono assolutamente poco chiari”. Milanese paga l’affitto dell’abitazione in uso al ministro a Roma. Si legge a pagina 70: “Milanese paga mensilmente un canone molto alto il cui complessivo ammontare rispetto alle rate già pagate risulta di oltre centomila euro; le fonti di rimborso da parte del beneficiario Tremonti non risultano dall’esame dei conti esplorati dal Ctu, il quale, riferisce di non aver rinvenuto assegni o bonifici provenienti da Tremonti;  un assegno del febbraio 2008 attiene evidentemente ad altra partita economica tra i due”. Dopo una serie di accertamenti e grazie ad altri elementi acquisiti, si “evince l’esistenza di uno stretto ed attuale rapporto fiduciario tra i due esponenti politici che prescinde, evidentemente, dal ruolo istituzionale rivestito dal Milanese”.
Milanese aveva lasciato l’incarico a fine giugno, spiegando le sue ragioni in un comunicato che faceva riferimento al caso Adinolfi, il generale della Finanza accusato dallo stesso Milanese di avere rivelato segreti sulle indagini che riguardano Luigi Bisignani: “Le ultime vicende che vedono coinvolti altissimi ufficiali della Guardia di Finanza in un’indagine della Procura della Repubblica di Napoli mi vedono interessato quale persona informata sui fatti. Ritengo opportuno rassegnare le dimissioni da consigliere politico del ministro dell’Economia e delle Finanze al fine di salvaguardare l’importante ufficio dalle polemiche sollevate da una doverosa testimonianza”, aveva detto.

(Fonte: Ilfattoquotidiano.it)

Tra urla e fischi la Regione dice si` al rigassificatore Api di Falconara

manifestazione_anconaL’Assemblea legislativa delle Marche ha approvato la risoluzione (firmatari Mirco Ricci, del Pd, Dino Latini, dell’Api, Maura Malaspina, dell’Udc, Paola Giorgi e Paolo Eusebi, dell’Idv) con cui ha condiviso e approvato le comunicazioni fatte in aula dal Governatore Gian Mario Spacca

dando mandato alla Giunta di autorizzarlo a sottoscrivere l’accordo Regione-Api e ad esprimere l’intesa nel procedimento di autorizzazione del terminale di rigassificazione gnl Api di Falconara Marittima.
A favore 28 voti bipartisan (di consiglieri di centrosinistra e di centrodestra), contrari nove consiglieri (Massimo Binci di Sel, Raffaele Bucciarelli della Federazione della Sinistra, Gianluca Busilacchi del Pd, Adriano Cardogna dei Verdi, Giancarlo D’Anna del Pdl, Enzo Marangoni di Liberta’ e Autonomia, Moreno Pieroni del Psi, Franca Romagnoli e Daniele Silvetti di Fli), un astenuto (Giulio Natali del Pdl). Approvato anche un emendamento dei consiglieri Pd Fabio Badiali e Enzo Giancarli, che rafforza la previsione che l’accordo Api-Regione faccia parte integrante dell’intesa, e che prevede l’istituzione di un comitato tecnico-scientifico interistituzionale da affiancare all’Arpam.
Gli 'eserciti' contrapposti dei sì e dei no ai rigassificatori di Falconara e Porto Recanati si eranoschierati uno di fronte all'altro fuori dalla Regione nella mattinata. Erano circa 450 persone a manifestare, in attesa che il consiglio approvasse la richiesta d'intesa per l'avvio dell'impianto.
Per il 'no' c'erano i Comitati cittadini, i centri sociali marchigiani ed i rappresentanti del Parco del Conero. Per il 'sì', invece, 300 operai dell'Api ed i rappresentanti delle categorie interessate (ormeggiatori, rimorchiatori) all'attuazione della riconversione.
Esposte anche bandiere delle organizzazioni sindacali di categoria di Cgil, Cisl e Uil. Secondo Loris Calcina, rappresentante dei contrari agli impianti, la manifestazione, nonostante la presenza di alcune bandiere di partiti politici (Comunisti italiani) “è assolutamente trasversale”. La manifestazione è presidiata dagli agenti della questura di Ancona in tenuta antisommossa.
Una delegazione di una trentina di operai della Fincantieri di Ancona ha fatto irruzione nell'aula dell'Assemblea legislativa per protestate veementemente contro la Regione Marche e in difesa dell’occupazione. Al grido di "Fincantieri non si tocca", "Lavoro, lavoro", e "Vergogna, vergogna" ai vertici della Regione e agli assessori competenti, i lavoratori hanno accusato la Regione di averli "strumentalizzati su una questione in cui la nostra vertenza non c’entra", applauditi dagli operai dell’Api presenti.
Successivamente altri manifestanti rimasti fuori dalla sala hanno bussato per entrare, con grida come "ci avete rotto...". Il presidente dell’assemblea Vittoriano Solazzi ha permesse l'ingresso di una piccola rappresentanza e il Governatore Gian Mario Spacca ha iniziato la sua relazione. Ma la seduta è stata sospesa poco dopo per le continue interruzioni dei 150 (numero superiore alla capienza della sala)  intervenuti tra il pubblico. Spacca ha comunque provato a illustrare l’ipotesi di accordo tra Regione e Api sulla quale l’Assemblea sarebbe chiamata oggi a pronunciarsi dando il mandato necessario per formulare il parere regionale da presentare alla Conferenza dei servizi in programma il prossimo 12 luglio. A nulla, però, sono valsi i richiami di Solazzi, che poco dopo si è dovuto rassegnare di fronte agli slogan gridati a squarciagola. infine, la seduta è ripresa e il presidente delle Marche ha potuto svolgere la sua relazione.
Spacca non ha comunque nascosto la sua “delusione” per l’atteggiamento (contrario all’impianto) degli operai Fincantieri: “E' stata una delusione - ha detto - perché noi ci siamo sempre fatti carico dei loro problemi, e loro avrebbero dovuto farsi carico dei problemi occupazionali dei lavoratori Api e dell’indotto’’. Critiche anche ai Comitati cittadini, che hanno interrotto più volte la sua relazione: ‘’I comitati - ha osservato Spacca - non hanno permesso con la loro condotta in aula le condizioni di un confronto, e quando cio’ avviene vuol dire che c’è pregiudizialità".

(Fonte: Ilrestodelcarlino.it)

Il Pd pone le condizioni per le primarie di coalizione

lorenzo_fiordelmondoCostruire un nuovo gruppo dirigente, creare un laboratorio politico, dare vita a un partito “vero e plurale”, capace di esprimere “un sindaco autorevole al quale affidare la guida della città”. E soprattutto pensare sin da subito alle primarie

di coalizione se verranno presentate le candidature entro tre mesi, altrimenti di partito, con l’auspicio, però, che “il Pd si esprima in maniera unitaria”.
Sono i punti essenziali del lungo e articolato documento illustrato martedì scorso all’Unione comunale dal coordinatore cittadino del Pd Lorenzo Fiordelmondo. Tredici pagine in cui il segretario fissa le linee guida e le priorità da qui all’appuntamento elettorale della prossima primavera, quando Jesi dovrà eleggere il nuovo sindaco. Dopo aver analizzato il voto amministrativo e referendario in Vallesina, rilevando anche qui “il vento che cambia”, Fiordelmondo passa ad illustrare il “Progetto di governo per la città di Jesi”. Primo punto: la questione primarie. “La mia proposta – fa sapere il segretario – è che per la fine di ottobre ogni forza politica di alleanza consegni il proprio nominativo alla coalizione. Solo allora allestiremo primarie di coalizione e ci doteremo di un regolamento ‘di alleanza’ che la nostra direzione sarà chiamata ad approvare. Altrimenti, se le uniche candidature espresse saranno quelle o quella del Pd, non è mia intenzione permettere che siano altri a scegliere il nostro candidato. Se ci sarà più di un candidato del Pd e nessuno delle altre forze alleate, allestiremo primarie interne, aperte alla città, che esprimeranno il candidato del Pd e a quel punto dell’intera alleanza. A tutt’oggi, viste le richieste che arrivano dalle altre forze politiche, credo che le primarie di coalizione rappresentino il contesto ideale attraverso il quale tracciare le linee di un progetto e di una alleanza di governo. L’auspicio, non l’obbligo, è che in questo caso la candidatura del Pd possa essere unitaria. Se così non sarà, saranno le diverse proposte, connesse alle responsabilità politiche, ad esprimere le candidature del nostro partito alle primarie”.

(Fonte: Corriereadriatico.it)

Parrucchiera a domicilio ruba gioielli ai clienti e li rivende ai 'compro oro'

CarabinieriUna parrucchiera a domicilio è stata denunciata per il furto di gioielli del valore di 40mila euro ai clienti. La cifra, però, sarebbe relativa solo all'ultimo anno. I carabinieri indagano sulla possibilità che siano state raggirate altre persone.

La donna, una 50enne, avrebbe rivenduto la refurtiva ai compratori di oro usato.
La più colpita è stato l'abitazione di una signora, da cui sono spariti nel tempo preziosi per 20mila euro. Dapprima, i sospetti erano ricaduti su un'altra donna, che ha sostituito l'indagata per un breve periodo.
Di fronte alle accuse, la 50enne accusata dei furti si è difesa dicendo di non avere abbastanza denaro per pagare le bollette. Parte del bottino, per circa 5mila euro, è stata recuperata e restituita ai proprietari, ma il resto è finito in fusione.

(Fonte: Ilrestodelcarlino.it)

Maxi operazione anti-contraffazione Sette arresti e 7 milioni di beni sequestrati

guardia_finanza2Smantellata un’organizzazione criminale dedita alla produzione e commercializzazione di calzature contraffatte. L’operazione della Guardia di Finanza, denominata “Olimpya 3000”, ha portato all’arresto di 7 persone e al sequestro di beni per oltre 2 milioni di euro. Il Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Ancona, nell’ambito dell’operazione ‘’Olimpya 3000’’, al termine dell’ indagine di polizia giudiziaria, diretta dal Sostituto Procuratore Dda presso il Tribunale di Ancona, Giovanna Lebboroni, ha scoperto che il sodalizio criminale operava anche a livello internazionale.
Tutte le fasi della catena produttiva, dalla stampa delle suole e di altri componenti, venivano gestiti nelle Marche mentre per il successivo assemblaggio si passava in Campania, dove veniva realizzato il prodotto finito e avviata la relativa distribuzione ai clienti dislocati su tutto il territorio nazionale. Parallelamente alla produzione dei beni contraffatti in territorio nazionale, l’organizzazione criminale aveva impiantato anche fabbriche in Moldavia, per la contraffazione di calzature destinate esclusivamente al mercato ‘’nero’’ marchigiano. Le scarpe, chiamate in gergo ‘’Boston’’, ‘’Capri’’, ‘’Barbie’’, erano di buona fattura e venivano vendute in ‘’nero’’ a rivenditori all’ingrosso, sia in Campania che su tutto il territorio nazionale, al prezzo di circa 30/35 euro al paio.
Il prezzo finale di vendita delle calzature oscillava tra i 60 e gli 80 euro.
Delle sette persone arrestate, tre sono finite in carcere e quattro agli arresti domiciliari. Quaranta i responsabili segnalati all’A.G., coinvolti a vario titolo nelle illecite attivita’ e oltre 50.000 paia di scarpe sequestrate nelle diverse fasi dell’indagine, sequestrati beni per oltre 2 milioni di euro.

(Fonte: Ilrestodelcarlino.it)

Rai, lo scandalo della Struttura Delta cosi` Berlusconi ha ingannato gli italiani

berlusconiI DOCUMENTI sonori che le inchieste di Repubblica/l'Espresso vanno pubblicando nella sezione dedicata del sito dimostrano qualche fatto ostinatissimo.
In Rai, nel sistema pubblico televisivo, è stata all'opera - e nessuno può escludere che ancora lo sia, se solo si guarda a quel che combina ogni sera il direttore del Tg1 - un sodalizio che, al servizio di un solo uomo, proprietario di Mediaset e capo del governo, ha manipolato l'informazione. Ha corrotto il linguaggio. Ha falsificato la realtà. Ha concordato l'agenda dell'attenzione pubblica con il network concorrente. Ha schedato, discriminato e danneggiato i discordi, ovunque fossero in quell'azienda: nelle redazioni, sul palcoscenico, tra i funzionari e dirigenti della Rai.
Il manipolo di infedeli (li si può definire così? O come altro li si può definire?) ha tradito i più elementari principi di correttezza aziendale e, quel che più conta, ha ingannato i telespettatori, i cittadini, l'opinione pubblica.
È questo inganno lo scandalo perché - con un'informazione che nasconde i fatti, li manipola e li confonde, li omette o addirittura li sopprime - la libertà d'opinione viene umiliata, la possibilità del cittadino di formarsi in autonomia una convinzione sullo "stato delle cose" diventa una burla.
A fronte di questo scandalo, è uno scandalo doppio l'indifferenza che vuole nascondere quel che è avvenuto e ancora avviene. Sono di palese evidenza le trascuratezze complici della politica, i silenzi colpevoli degli attori istituzionali. A cominciare dalla magistratura. Per dire meglio, dalla procura di Roma sempre all'altezza dell'antica definizione di "porto delle nebbie".
L'inchiesta che consente di raccogliere le conversazioni del drappello di uomini di Berlusconi al lavoro, nel suo interesse, nel corpaccione della Rai nasce a Milano. S'indaga per una bancarotta fraudolenta. Quando i pubblici ministeri ascoltano quelle conversazioni saltano sulla sedia. La notizia di reato è limpida. Ipotizzano l'abuso d'ufficio, per cominciare. Impacchettano ogni cosa - intercettazioni e brogliacci - e spediscono i documenti a Roma, competente per territorio.
Nella Capitale, l'affare è assegnato al dipartimento della pubblica amministrazione della Procura, diretto dall'"aggiunto" Achille Toro. La toga, oggi nei guai per aver violato il segreto istruttorio a vantaggio dei corrotti e corruttori del "sistema Protezione Civile", è sempre prudente quando in ballo ci sono interessi e destini politici. Lo sarà anche in questo caso. Prima di mettersi in movimento - e nonostante le intercettazioni confermino in modo nitido gli abusi - l'inchiesta s'affloscia in una frettolosa archiviazione. È soltanto la prima omissione, il primo nascondimento.
Oggi con sotto gli occhi le interferenze dirette e indirette di Berlusconi e dei suoi uomini sulla programmazione e l'informazione della Rai qualcosa Viale Mazzini doveva muovere. Anche soltanto per dimostrare di essere ancora in vita. È un paradosso fragoroso: se oggi il direttore generale Lorenza Lei e il consiglio d'amministrazione, presieduto da Paolo Garimberti, possono presentarsi davanti alla commissione parlamentare di vigilanza con in mano una mossa, una replica, una qualche reazione allo scandalo, lo devono non alla loro personale volontà di fare chiarezza, ma alla determinazione di un alto dirigente (Gianfranco Comanducci), oggi vicedirettore generale, di uscire pulito dall'"affaire".
È per sua iniziativa che la Rai ha messo in movimento la struttura aziendale dell'internal auditing che condurrà un'indagine interna. "Sia ben chiaro - dice però la Lei - che non mi presterò e non consentirò che l'azienda possa vedere pregiudicata la propria immagine sulla base di processi sommari, prima ancora che siano accertate eventuali responsabilità sulla base di fatti puntualmente dimostrati".
Non si capisce quale dimostrazione puntuale attenda ancora Lorenza Lei. I documenti sonori resi pubblici da Repubblica danno ragionevolmente prova di tre circostanze.
1. I dirigenti piovuti in Rai da Mediaset o addirittura dalla segreteria di Berlusconi (come Deborah Bergamini) concordano con i dirigenti Mediaset (come Mauro Crippa) il palinsesto in modo da non danneggiare gli ascolti del network privato del Cavaliere.
2. I dirigenti della Rai di provenienza Mediaset definiscono con il capo azienda (Flavio Cattaneo) e alcune direzioni giornalistiche la manipolazione dell'informazione come accade con l'occultamento della sconfitta di Berlusconi alle Regionali del 2005.
3. Quel sodalizio politico-professionale, che chiamiamo per semplificazione giornalistica "Struttura Delta", è organizzato e guidato direttamente da Silvio Berlusconi (è con "il Dottore" che definisce le linee strategiche del lavoro) e ha, tra l'altro, la missione di fare della Rai un'articolazione del partito di Forza Italia.
Ora non interessano i "processi sommari". Né importa il destino personale della squadriglia di infedeli, sempre che facciano un passo indietro e non coltivino l'ambizione di restare ai vertici dell'azienda pubblica. Quel che conta è comprendere e neutralizzare il sistema di comando che il tycoon di Mediaset e capo del governo ha imposto al servizio pubblico radiotelevisivo e chiedersi se le tossine di quegli anni avvelenano ancora la governance della Rai.
Per venirne a capo è necessario sapere che cos'è la "Struttura Delta". Prima che un sodalizio, la "Struttura Delta" è un dispositivo, un metodo di lavoro che consente di disegnare la trama stessa della realtà, di eliminare ogni differenza tra ciò che accade e ciò che la politica vuole raccontare. E' questo il lavoro della "Struttura Delta". Per dirla con uno slogan, la sua missione è rendere impossibile separare i fatti dalle costruzioni ideologiche o dalla pubblicità politica. Chi ricorda, per fare solo un esempio, il 2001 elettorale quando i telegiornali raccontavano le città italiane attraversate da bande assassine di malavitosi mentre Berlusconi, con il sostegno della Lega, incardinava la sua offerta politica nella sicurezza in pericolo?
Il lavoro della "Struttura Delta" non è altro che l'estensione all'informazione Rai e quindi al discorso pubblico dei vecchi comitati editoriali della Fininvest. E' noto. Una volta al mese, "i principali responsabili e attori della comunicazione del gruppo" si incontravano ad Arcore con il Cavaliere per "un franco e approfondito scambio di informazioni e di idee e tra gli opinion makers".
Vediamo quali sono i presenti in una riunione per molti versi storica (le notizie sono tratte da Passionaccia di Enrico Mentana). È il 20 marzo del 1993 e per la prima volta Berlusconi sostiene che "l'attuale situazione è favorevole come non mai per chi provenendo da successi imprenditoriali voglia dedicare i propri talenti al governo della cosa pubblica". È l'annuncio che il Cavaliere vuole farsi leader politico. Quel giorno lo ascoltano, nella rituale riunione mensile, il fratello Paolo, Letta, Confalonieri, Dell'Utri e Del Debbio (allora in Publitalia), i mondadoriani (Tatò, amministratore delegato; Mauri, direttore dei periodici; Monti, Panorama; Briglia e Donelli, Epoca; Bernasconi e Vanni dei femminili; Orlando, il Giornale; Vesigna, Sorrisi e Canzoni), i televisivi (il capo delle produzioni di Roma Vasile, Costanzo, Ferrara, Fede, Gori, Mentana). Con il tempo si aggiungeranno Paolo Liguori, direttore di Studio Aperto, Paolo Guzzanti che avrebbe condotto un talk show televisivo, Vittorio Sgarbi e Giuseppe Dotter, il direttore de La Notte.
Nel tempo sono cambiati i nomi e gli incarichi, non il metodo. Ora immaginiamo la squadra di Berlusconi, che già controlla buona parte dell'informazione e dell'intrattenimento, allargata al direttore generale della Rai, ai direttori di Rai 1 e Rai 2, ai direttori del Tg1 e del Tg2, come a dire quasi del tutto all'altra metà dell'informazione e dell'intrattenimento. Questa "squadra", questa "Struttura" consente a Berlusconi, presidente del Consiglio, di decidere buona parte dell'attenzione pubblica perché il 40 per cento non legge un giornale mentre tutti gli italiani (98.5 per cento) guardano la televisione e per il 70 per cento il telegiornale è la sola e unica finestra sul mondo.
Il Cavaliere si ritrova così tra le mani il controllo pieno dell'agenda dell'informazione. Decide quel che avrà la posizione principale nelle news televisive e sulle prime pagine dei giornali e, quel che più conta, stabilisce ciò che il Paese saprà di se stesso e che cosa gli sta accadendo. Ordina quel di cui discuterà o di che cosa non si discuterà.
È di questo dominio incondizionato sull'attenzione pubblica e sulla realtà che parlano i documenti sonori resi pubblici da Repubblica. Sollevano una questione politica decisiva perché, come scrisse Carlo Azeglio Ciampi nel messaggio alle Camere del 23 luglio 2002, "la garanzia del pluralismo e dell'imparzialità dell'informazione costituisce strumento essenziale per la realizzazione di una democrazia compiuta".
Quel che il dispositivo della "Struttura Delta" mette in gioco è quella garanzia e dunque la qualità della nostra democrazia, la sua compiutezza, il diritto di informazione garantito dall'articolo 21 della Costituzione. E' un diritto che può dirsi soddisfatto, si legge in una sentenza della Corte Costituzionale (155/2002), "dal pluralismo delle fonti cui attingere conoscenze e notizie - così da porre il cittadino in condizione di compiere le proprie valutazioni avendo presente punti di vista e orientamenti culturali e politici differenti - e dall'obiettività e dall'imparzialità delle dati forniti, e infine dalla completezza e dalla correttezza dell'informazione".
È impossibile anche per un mago conciliare queste parole con l'inganno imposto ai cittadini dalla posizione dominante della "Struttura Delta". Lo scandalo è qui. Interpella la Rai, certo, ma anche la politica e chi ha a cuore le parole della Costituzione.

(Fonte: Repubblica.it)

In catene davanti alla stazione

catene“Così non si può andare avanti. La situazione è ormai insostenibile, al punto che, se non otterremo risposte in tempi brevi, potremo anche ipotizzare gesti eclatanti”. Si alza forte la protesta dei 20 lavoratori della Cpma, ditta che si occupa della pulizia dei treni

ieri rappresentati da Graziano Biondi e Francesco Salvia, incatenatisi davanti all’ingresso principale della stazione ferroviaria di Fabriano per sottolineare pubblicamente la drammatica vicenda che li sta torturando. La loro rabbia è tutta rivolta contro la Kalos, un’impresa che opera su scala nazionale, di cui sono stati dipendenti per circa un anno e mezzo (la Cpma è subentrata il 9 giugno scorso) e dalla quale devono ancora avere molti soldi.
“Dovevamo essere pagati il 10 giugno – spiegano Biondi e Salvia – ma così non è stato e tuttora non sappiamo niente. E dire che ognuno di noi deve ricevere somme di una certa entità”.
In effetti, si parla di diverse migliaia di euro, cifre che, soprattutto in una fase economica e sociale delicata come quella che la città sta attraversando, non sono certo di poco conto. “Non veniamo pagati da oltre due mesi – osservano con decisione i due artefici della protesta – poiché l’ultimo stipendio risale ormai ad aprile. Ci spettano maggio, la quattordicesima, sei mesi della tredicesima, i primi sette giorni di lavoro di giugno, il Tfr e le ferie. Ogni dipendente deve avere, grosso modo, dai 7.000 agli 8.000 euro, in qualche caso anche 10.000. Molti di noi hanno famiglia, mutui da pagare e tante altre incombenze, perché le situazioni sono variegate. Come possiamo andare avanti senza soldi?”.
E’ struggente il racconto di Biondi e Salvia, che alle 8 di ieri mattina si sono piazzati davanti all’atrio della stazione ferroviaria incatenati e con tanto di cartelloni attaccati al corpo a mo’ di sandwich per esprimere a tutti il proprio disagio di lavoratori a cui in questo momento non vengono riconosciuti i diritti più elementari. “La Kalos, stando almeno a quanto ci hanno detto i sindacati, ha avuto i soldi da Trenitalia – affermano i due lavoratori – ma noi non veniamo pagati. Stiamo continuando a lavorare regolarmente, ma non riusciamo più a far fronte alle spese quotidiane. Finora abbiamo atteso, ma la pazienza ha un limite. Siamo qui in rappresentanza di una ventina di dipendenti che come noi faticano a vivere. Adesso, siamo arrivati al culmine. Non sentiamo più ragione: se non avremo quanto ci spetta, metteremo in piedi altre iniziative”.

(Fonte: Corriereadriatico.it)

Ex Sadam, c`

sadam1Tutti soddisfatti per l'accordo sulla riconversione dell'ex Sadam di Jesi (“salvo ratifica degli organi istituzionali”), a parte i commercianti della Vallesina.

Il giorno dopo la firma di Palazzo Raffaello ad Ancona, dove si sono riuniti Regione, Provincia, Comune, Gruppo Maccaferri e organizzazioni sindacali, il 'Movimento democratico per la difesa del commercio' denuncia “una speculazione edilizia perpetuata ai danni del commercio della Vallesina, che non necessitava di altri tre megastore nel suo territorio”, e che l’accordo ha sì “garantito la cassa integrazione per due anni agli operai dello stabilimento”, ma ha anche creato i presupposti per “un’altra disoccupazione, quella commerciale, che non ha l’aiuto di nessuna cassa integrazione”
Critiche anche dal consigliere comunale del Pdl Daniele Massaccesi, secondo il quale l'accordo “inciderà pesantemente sul prossimo futuro di Jesi”.
Il piano prevederebbe la ricollocazione dei 136 dipendenti dell'ex zuccherificio entro il primo aprile 2014 e l'insediamento nel sito di via della Barchetta dapprima della New.Co., azienda di componentistica nel settore movimentazione merci, nella quale già dal prossimo anno potrebbero essere inseriti 13 lavoratori; poi quello di di Jesi Cube (un incubatore di imprese costituito fra Politecnica delle Marche, Comune ed Eridania Sadam per lo sviluppo di spin off universitari); infine, dal 2013 i tre megastore di 2500 metri quadrati.
Inoltre, dal 2014 dovrebbero partire l'insediamento di un parco commerciale di 30mila metri quadrati e le opere di urbanizzazione su altri 60mila metri quadrati preliminari all’insediamento di aziende del settore commerciale, artigianale, industriali e del terziario, tra le quali un parco tecnologico (agroalimentare, biotecnologie, Itc, energia e meccanica avanzata) e la lavorazione dei sottoprodotti della filiera vitivinicola (impiego delle vinacce per produrre biogas tramite una nuova centrale da 1 mega watt).
Il sindaco Fabiano Belcecchi ha ribadito oggi soddisfazione per l’accordo raggiunto, “sia in termini di ricollocazione del personale che di prospettive industriali per il territorio”, precisando però che “l’intesa è da ratificare fra gli organi istituzionali” e cioè - per quanto riguarda Jesi - sarà necessario per un definitivo via libera il placet del Consiglio comunale di fine luglio.

(Fonte: Ilrestodelcarlino.it)

Il self service va in tilt: benzina gratis per tutti

benzina-self-serviceSELF SERVICE di un distributore di benzina va in tilt, benzina gratis per tutti. Attraverso un incredibile tam-tam lunedì sera decine di anconetani hanno pensato bene di fare un pieno gratis, senza immaginare le conseguenze.

Una sera di follia quella che si è verificata alla stazione di servizio IP all’inizio di via della Montagnola (all’angolo con piazza d’Armi) dove in barba a qualsiasi regola del senso civico in tanti si sono riversati e hanno atteso in fila pazientemente il loro turno. Decine di pieni di benzina verde, il tutto a causa di una malfunzionamento dell’apparecchio del self-service. In pratica la pompa ogni volta che veniva riposta nel suo vano si azzerava, ma rialzandola la benzina continuava ad essere erogata senza soluzione di continuità.
È stato sufficiente che un primo automobilista si accorgesse di questo disguido tecnico e poco dopo l’area era piena di macchine in attesa del proprio turno. Si racconta di scene davvero assurde. Per il timore delle telecamere a circuito chiuso in molti hanno preferito non servirsi direttamente alla pompa con l’auto, scegliendo di arrivare al distributore con delle taniche di varia grandezza riempite di ‘verde’. Nel farlo si sono viste persone che avevano travisato il loro volto con cappelli, occhiali, foulard, bandane in modo da non essere riconoscibili ad una attenta analisi attraverso il sistema di telecamere di cui ogni distributore è dotato. Si calcola che siano stati fatti decine di pieni di benzina.
Molti sono stati avvisati via telefono, con chiamate ed sms, gruppi di conoscenti che hanno assaltato la stazione di servizio. La brutta sorpresa è stata quella che si è trovata davanti il gestore ieri mattina: “La macchina del self — spiega il gestore mentre sta ancora facendo i calcoli di quanta benzina sia stata sottratta e per quale importo — presenta un’anomalia, non se si tratti di un guasto o se qualcuno ci abbia messo le mani, lo scopriremo più avanti. Io ho fatto regolare denuncia ai carabinieri, il resto se lo vedranno i responsabili, i numeri delle targhe sono stati presi. In ogni caso io non c’entro nulla, chi ha sbagliato pagherà, mentre per il guasto dell’apparato ne risponderà la società che lo ha montato. 20mila euro di benzina sottratta? Forse meno, ma fino a che non avrò concluso i conteggi non lo posso dire”.

(Fonte: Ilrestodelcarlino.it)

Tagliano tutto, ma le province non si possono toccare

cameraLa manovra viaggia ormai verso il varo tracciando solchi di profondo sacrificio per i cittadini comuni, ma la politica ha deciso ieri di lasciare intatto il suo peso confermando una delle sue istituzioni più discusse: le Province.

Massimo Donadi, Idv, era riuscito in un mezzo miracolo, cioè mettere in calendario alla Camera un disegno di legge per abolire l’ente nonostante nessun altro partito avesse spinto per infilare la norma in giorni tesissimi di grande manovre (non solo economiche). Eppure il testo è arrivato in aula e tutti gli onorevoli hanno potuto finalmente esprimersi in modo netto: Province sì o no? Voti contrari: 225, cioè quasi tutto il Pdl e la Lega. Favorevoli: 83 tra Idv, Terzo Polo e qualche cane sciolto. Astenuti: 240, praticamente il Pd intero. “Si è verificato un tradimento generalizzato degli impegni e dei programmi elettorali fatti da destra a sinistra”, ha tuonato Antonio Di Pietro. Aggiungendo: “Dell’abolizione delle Province si parla dal 1960 ma c’è stato un comportamento patetico anche nella nostra coalizione, qualcuno ha chiesto l’ennesimo rinvio per riflettere. C’è una maggioranza trasversale che possiamo chiamare ‘maggioranza della casta’, tipica da Prima Repubblica. E spiace che la Lega, che parla tanto di sprechi e costi della politica, sia poi in prima fila quando si tratta di sistemare le cadreghine locali”.
Di Pietro insomma è arrabbiato con tutti, ma più di tutti col Pd, che nel suo programma elettorale 2008 così dichiarava: “Eliminazione, entro un anno, di tutti gli Ambiti Territoriali Ottimali, settoriali e non, attribuendo le loro competenze alle Province. Eliminazione delle Province là dove si costituiscono le Città Metropolitane”.
In realtà nessuno ha voluto intervenire sulle amministrazioni locali innovando la distribuzione delle competenze, e tantomeno si potrà parlarne ora che la legislatura volge al termine (magari anticipata al 2012). Meglio concentrarsi sulla manovra imposta dall’Unione europea e dagli squali della speculazione giocando anche qui su un doppio binario: rinvio dei provvedimenti più pesanti e nessun taglio sulla rappresentanza politica.
Perché se è vero che all’articolo 1 del decreto della manovra si parla di riallineare gli stipendi dei parlamentari e degli amministratori locali alla media europea, ciò accadrà solo in base agli studi che appronterà una costituenda commissione, e solo per i mandati futuri.
Nel frattempo, i partiti politici vedranno decurtarsi i rimborsi di ben 7,67 milioni di euro a partire dal 2013, mentre le stangate vere saranno sui trasferimenti a Regioni e Comuni, sulla sanità (il cui taglio arriva alla cifra di 7,5 miliardi), sulle pensioni e sul prevedibilissimo aumento delle assicurazioni. Soldi in uscita? Qualcosina per smuovere i patti di stabilità dei Comuni (200 milioni) e un gruzzoletto di 5,8 miliardi di euro per attuare la manovra di bilancio 2012. Insomma quel filo d’aria prezioso per un anno che sa già di nuove elezioni.

(Fonte: Ilfattoquotidiano.it)

Jesi : La citta dell’ “eccellenza”

The Victoria CompanyIl  giorno 17 giugno 2011 presso la sala consiliare del Comune di Jesi si  è concluso il progetto “borse di studio  The Victoria Company”; che ha provveduto all’erogazione di 70 borse di studio a titolo gratuito agli studenti più meritevoli di diverse scuole pubbliche della città di Jesi.

Il Progetto è stato sviluppato con la collaborazione di diversi dirigenti scolastici delle scuole jesine  e dell’ assessorato  ai Servizi Educativi, specificatamente nella persona della Dott.ssa Bruna Aguzzi.

L’erogazione della  borse di studio ha significato sostenere un programma sociale denominato UNLOCK THEIR FUTURE, con obiettivo di promuovere tra i giovani differenti passioni abbinate alla lingua inglese come strumenti creativi e formativi per prepararli ad affrontare le sfide del domani.

L’ avvenimento  ha offerto cosi  l’opportunità  di poter condividere e festeggiare  la voglia di eccellere della citta di Jesi  (la dedizione dimostrata dai ragazzi, la disponibilità dei dirigenti scolastici e l’appoggio del comune di Jesi)  per costruire un ponte tra le varie strutture del territorio, cosi da dare vita a nuovi  e più innovativi progetti come il futuro Shakespeare in a box. Progetto  che ha come tema l’impresa, i giovani e l’arte, con l’obiettivo di favorire il rapporto tra il mondo della formazione giovanile e quello delle imprese, per mostrare a caratteri ancora più profondi la voglia di migliorare del territorio.

(Fonte: thevictoriacompany.it)

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