Riforma incisiva ma equa delle pensioni entro pochi giorni. E' quanto ha annunciato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che si dice pronta al dialogo con le parti sociali prima di lunedì quando i nuovi provvedimenti arriveranno in Consiglio dei ministri. I sindacati intanto annunciano battaglia.
Metodo contributivo pro-rata: è questa una delle misure che sarà presentata lunedì. «Le eccezioni saranno fatte verso il basso e non verso l'alto», ha aggiunto il ministro ricordando che le sole eccezioni saranno fatte per dare di più a chi non ce l'ha fatta.
Tra le nuove misure c'è anche «l'accelerazione di alcuni sentieri di adeguamento sull'età delle donne che già erano stati adottati dal governo precedente con una lunghezza che oggi non ci è più consentita», ha aggiunto Fornero.
Sì al reddito minimo garantito, ha quindi sottolineato Fornero, precisando come quella del reddito minimo sia «una direzione verso la quale il governo lavorerà», inserendola in un pacchetto più ampio ancora da congegnare.
«Da parte mia c'è diponibilità ad incontrare le parti sociali prima del 5, dipenderà dal premier e dai vincoli di tempo», ha poi detto Fornero, ribadendo la sua disponibilità e quella del presidente del Consiglio a dialogare con le parti sociali sulla riforma.
«Sulla spesa pensionistica, il governo ha in preparazione, e verosimilmente sarà annunciata entro pochi giorni, una riforma incisiva ma che rispetta il principio dell'equità tra le generazioni», ha sottolineato il ministro del Lavoro parlando durante una deliberazione pubblica del Consiglio Affari sociali in corso a Bruxelles.
«Abbiamo ben chiari i difetti del nostro mercato del lavoro, il suo dualismo e i principi di flexicurity che dovrebbero ispirarne la riforma», ha aggiunto Fornero spiegando che l'azione del governo sarà centrata su rigore, crescita ed equità. «So che c'è molta attesa sul governo italiano e sulle azioni che prenderà, voglio assicurare che l'Italia aderisce convintamente agli obiettivi ambiziosi della strategia 2020 e che il governo considera lo spirito di partnership e la cooperazione con la Ue essenziali», ha aggiunto il ministro alla sua prima uscita a Bruxelles.
L'Italia, ha spiegato, «è particolarmente impegnata nella riduzione del disavanzo e nella riduzione graduale ma credibile tra debito e pil e per raggiungere questo obiettivo il governo intende fare leva su rigore, crescita ed equità». Il rigore, ha precisato, «non fa riferimento solo ad una dimensione quantitativa ma anche a una diversa cultura del rapporto tra individui e spesa pubblica, mentre l'equità prevede che le misure siano calibrate con l'attenzione all'equilibrio tra le generazioni».
«Non abbiamo informazioni su convocazioni da parte del governo, ma immagino che il governo sappia che ci sono materie come pensioni e lavoro su cui agire per decreto sarebbe molto complicato», ha detto il segretario della Cgil Susanna Camusso, aggiungendo che «è giusto aprire un confronto sul tema».
«E' increscioso, ed è la prima volta che accade, aver affidato alla stampa» un tema come quello della riforma delle pensioni, ha dichiarato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Secondo il leader del sindacato di via Po, «è molto grave che non ci sia alcun confronto» perché il confronto «serve a trovare soluzioni eque». Il segretario generale della Cisl oggi ha fatto poi visita al ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera e «spera» che ci sia un incontro tra il governo e le parti sociali prima del varo delle nuove misure. Tuttavia, ha aggiunto, «adesso mi sembra inesistente la volontà» a convocarci.
«Non mi sembra ci sia un dibattito sulla possibilità di far fuori i privilegi nella previdenza. Ci sono 850mila persone in regime speciale che non sono mai state toccate - ha poi aggiunto -. Faremo di tutto per dimostrare che anche questo governo è sulla scia di chi non vuole trovare soluzioni che distinguano persone e persone. A noi interessa trovare delle soluzioni è molto strano che si arrivi a una soluzione così delicata senza consultare nessuno».
«È una misura palesemente ingiusta». Così, Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, ha commentato la riforma delle pensioni di anzianità: «I sindacati non possono essere d'accordo se si preannuncia il fatto che le persone che continuassero a lavorare dopo 40 anni di lavoro verserebbero contributi che non hanno alcun effetto sulla loro pensione, cioè praticamente pagherebbero contributi 'a vuotò, e non pochi perché in alcuni casi corrispondono ad un terzo del loro stipendio».
L'età media dei pensionati Inps per anzianità nei primi 10 mesi del 2011 è di 58,7 anni in lievissimo aumento sui 58,6 anni del 2010. E di questi i due terzi sono usciti con 40 anni di contributi. Sono dati Inps che l'agenzia Ansa ha avuto modo di consultare. La crescita dell'età di uscita dei pensionati per anzianità è ancora "troppo lenta", secondo il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua.
(Fonte: Corriereadriatico.it)

















