«Chiamatelo decreto salva-Italia». Così il premier Mario Monti ha definito ieri la dura manovra da 30 miliardi lordi (20 di correzione) varata dal governo. Secondo il presidente del Consiglio l'intervento, che prevede una stretta sulle pensioni e una stangata sulla casa, è l'unico modo per non far precipitare l'Italia
ma è anche più equo di quanto non sia stata dipinto perché non è di sole tasse e non colpisce i soliti noti. La Borsa festeggia il varo della manovra con un balzo del 3%, a picco lo spread fra Btp decennali e Bund tedeschi.«Confido che saremo sostenuti in Parlamento», ha detto oggi il premier nel corso di un intervento alla stampa estera, nel corso del quale ha ricordato che l'Esecutivo è sostenuto da forze politiche che «fino all'altro ieri non si parlavano e si combattevano».
«Senza questo pacchetto l'Italia crolla, va in una situazione simile a quella della Grecia, verso la quale abbiamo grande simpatia ma che non vogliamo imitare», ha sottolineato quindi Monti. «Abbiamo la stretta necessità e la profonda convinzione di salvare l'Italia in modo che tutti contribuiscano a questo sforzo», ha sottolineato il premier.
«Credo che abbiamo le mani legate meno di altri governi in Parlamento e non abbiamo il pensiero della rieleggibilità», ha poi spiegato il premier, sostenendo che il suo governo non ha «ambizioni elettorali». Non abbiamo, ha spiegato il premier, «una prospettiva o un'ambizione di sopravvivenza politica elettorale al di là del nostro periodo in carica e al di là della missione dificcile che ci è stata affidata».
«Insieme ce la faremo», aveva già assicurato ieri sera il premier dopo il varo della manovra. «Per certi aspetti abbiamo da tirare la cinghia e per altri mettiamo subito in opera meccanismi per la crescita dell'Italia».
Monti ha parlato di crisi «gravissima»; della necessità di salvare i «sacrifici di almeno quattro generazioni». Ha spiegato che il debito pubblico, vero fardello che impone la manovra, non è colpa degli europei ma degli «italiani» che non hanno guardato all'interesse delle future generazioni. Ha insistito sul taglio ai costi della politica contenuti nel decreto legge, citando in particolare l'eliminazione dei consigli provinciali e il ridimensionamento delle Authority, aggiungendo che il governo non si fermerà qui. Ma soprattutto ha annunciato di voler rinunciare al suo stipendio da presidente del Consiglio e ministro dell'Economia, eliminando le doppie retribuzioni per tutti i membri dell'esecutivo. Con i partiti, l'obiettivo - come ha ammesso lui stesso - è scontentare tutti in egual misura. L'unica grossa concessione è quella di far saltare l'aumento dell'Irpef presente in diverse bozze e fortemente avversato da Pdl, Pd e persino dal Terzo Polo.
Il professore dosa bene il bilancino. Al Pdl consente di poter dire che non c'è una patrimoniale e che l'Irpef non sarà più salata, ma impone il ritorno dell'Ici sulla prima casa, un salasso sulle altre e delle liberalizzazioni che a livello parlamentare saranno difficilmente digeribili. Al Pd permette di festeggiare per la tassazione dei capitali scudati, ma la riforma delle pensioni è durissima, come dimostra l'ira dei sindacati. Al Terzo Polo regala l'eliminazione dei tagli lineari previsti nella delega fiscale, sostituiti con un eventuale aumento dell'Iva.
Manovra pesante. Ma sono modifiche che non intaccano la struttura di una manovra che resta molto pesante. Soprattutto sul fronte delicatissimo delle pensioni. Tanto che la stessa Elsa Fornero si commuove alla parola «sacrifici». Monti invece resta impassibile e illustra con grande calma i provvedimenti, dando la parola come un professore fa con gli alunni ai diversi ministri che lo accompagnano.
Monti ha sottolineato la necessità di «tirare la cinghia», ma anche le misure per rilanciare la crescita. Ha parlato di misure incisive sul fisco, di sacrifici distribuiti con equità. Del bisogno che l'Italia torni ad essere orgoglioso, non «derisa» nel mondo. Ha negato che si tratti di una manovra di sole tasse o che colpisca i «soliti noti». Quanto al futuro del decreto, Monti si affida al «senso di responsabilità» dei partiti, pur non escludendo il ricorso alla fiducia. Ricorda a tutti che la vita dell'esecutivo non termina con il varo della manovra. Ma quando gli chiedono se non veda un futuro in politica dice che probabilmente al termine di questa esperienza «ne avrà abbastanza».
Le misure. E' pesante la manovra varata domenica da Monti e subito salutata come «tempestiva e ambiziosa» dall'Unione europea. Il decreto varato, che addossa un grosso onere sulla previdenza e sui piccoli risparmiatori esentando i grandi patrimoni, scommette anche su una serie di misure che dovrebbero stimolare crescita ed occupazione. Comunque, ha sottolineato il ministro Piero Giarda, non ci sono alternative: «Vi immaginate cosa sarebbe successo se non avessimo assunto queste misure?».
Dunque sacrifici, innanzitutto sulle pensioni, con una stangata sull'anzianità e il blocco dela scala mobile (per tutte escluse tutte quelle sotto i 960 euro). Il mantenimento dell'adeguamento del caro vita per le pensioni basse viene compensato con una una tantum dell'1,5% sui capitali rientrati dall'estero con lo scudo fiscale di Tremonti, che viene incontro alle richieste del Pd. Mentre il Pdl incassa l'assenza di una patrimoniale su beni mobili e immobili, chiesta invece dai Democrat.
In ogni caso niente aumento delle due ultime aliquote Irpef, quella del 41% per i redditi oltre i 55.000 e del 43% per i redditi dai 75.000 euro in su. Misura su cui il Terzo Polo aveva sollevato obiezioni così come Pd e Pdl. Il ceto medio e medio alto si ritrova però sul groppone una nuova imposta sul bollo che graverà su tutte le forme di risparmio, dai Fondi di investimenti alle polizze vita. Il bollo rispetto ad una patrimoniale sui beni mobili colpisce più i piccoli risparmiatori, ma d'altra parte Monti ha detto che una patrimoniale sulle «grandi ricchezze» come in Francia
avrebbe provocato una «fuga» in attesa di essere attuata.
E sulle famiglie piomba anche il ritorno dell'Ici, che il federalismo fiscale reintroduceva nel 2014. Ci sono però detrazioni che potrebbero esentare del tutto le case di minor valore.
Monti ha insistito che il decreto avrà anche un impatto positivo sulla crescita, contrariamente a quanto «frettolosi e valenti economisti amici» (cioè Alberto Alesina e Roberto Giavazzi) avevano sostenuto sul Corriere della Sera. Il governo ha puntato tutto su una serie di misure ritagliate sulle imprese, come la defiscalizzazione dei capitali reinvestiti in azienda, o la detassazione della parte Irap sul lavoro. Incentivi anche per l'occupazione di donne e giovani. Il tutto dovrebbe bastare a compensare l'inevitabile contrazione dei consumi dovuto alla contrazione del reddito disponibile e all'aumento dell'Iva dal secondo semestre del 2012.
(Fonte: Corriereadriatico.it)

















