Cominciano a lavorare all’imbrunire, in laboratori per lo più fatiscenti dove il rispetto delle regole spesso non c’è. Così la Confartigianato dipinge la situazione dei 40 laboratori “ufficiali” , per lo più tessili, gestiti da cinesi in Vallesina, a cui vanno aggiunti quelli che lavorano in nero. C’è una sorta di specializzazione etnica nei comuni. Alcune aree, secondo una mappatura realizzata dalla Confartigianato, sono diventate “ con gli occhi a mandorla”, in particolare Staffolo, San Paolo di Jesi e lo stesso comune di Jesi. La presenza dei cinesi è diventata “ massiccia”. “Le condizioni igieniche e di sicurezza del lavoro - si legge in una nota - “spesso sono assolutamente precarie”. Giuseppe Carancini responsabile della Confartigianato di Jesi, sollecita un controllo più accurato sui locali adibiti a laboratorio. “Nel comparto delle confezioni c’è la guerra dei prezzi da parte delle grandi firme che tendono sempre a dare lavori al ribasso: ciò comporta l’espansione di questa tipologia di laboratorio che lavora a prezzi assolutamente competitivi, dovuti al non rispetto delle regole. Anche perché, è bene ricordarlo, nel fasonismo si calcola l’effettivo costo al minuto del lavoro, se si scende sotto questi livelli è ovvio che si lavora al di fuori delle regole. Una “macchina produttiva”, quella delle aziende cinesi, che continua a crescere: nella nostra Provincia su un totale di 476.016 residenti, 1.587 sono cinesi (814 maschi/773 femmine, percentuale di incidenza: 0,3%) e si calcola che ognuno mantiene circa 4,1 connazionali.
(Fonte: Corriereadriatico.it)

















