Ci vorranno almeno due mesi per conoscere la verità sulla morte di Orazio Fontana, il tecnico jesino di 48 anni morto in Indonesia dove lavorava per conto dell’Imesa alla realizzazione dei quadri elettrici che accenderanno il cantiere della Saipem.
Il tecnico, marito affettuoso di Irina Lobonova, padre premuroso di Denny e Roman, e nonno di un bimbo che riempiva di coccole, è stato trovato agonizzante nella camera di un albergo dove alloggiava nell’isola di Karimun. Secondo le autorità locali, l’uomo, originario della provincia di Caltanissetta in Sicilia, è stato stroncato da un malore.
L’adorata moglie vuole vederci chiaro e per questo ha presentato un esposto ai carabinieri che poi l’hanno inviato in Procura. E’ stato il magistrato a disporre l’autopsia sulla salma dell’uomo che è stata sottoposta a trattamento conservativo, un sorta di imbalsamazione, per evitare la putrefazione. Nella palazzina di via Toscana, al civico 6, solo il rumore del girello con cui il piccolo scorrazza in casa rompe il silenzio che da giorni è impenetrabile. La tragedia che si è consumata a migliaia di chilometri ha lacerato una famiglia che da una decina di anni vive a Jesi, prima in via Galleria della Sima, poi nella zona di via Ancona. “Mio marito - confida la signora Irina trattenendo a stento le lacrime - non hai avuto problemi di salute, non ha mai sofferto di patologie”. Anche lei non ha sospetti, ma vuole che sia fatta chiarezza per sgombrare ogni dubbio e abbracciare per l’ultima volta il marito in Sicilia, dove la salma verrà tumulata.
“L’ho sentito il giorno prima, per gli auguri del suo compleanno: stava benissimo e aveva in mente di fare acquisti di oggetti di elettronica per il ritorno a casa”. Da tre settimane si trovava in Indonesia. La partenza subito dopo il rientro dalla vacanza vacanza con la moglie negli Usa. Lavorava spesso all’estero e ogni mese rientrava a casa. A lui il Gruppo Imesa della famiglia Schiavoni aveva affidato la gestione del cantiere. “Viveva per la famiglia e per il lavoro - aggiunge la donna di origine russa - non si risparmiava mai per l’azienda, era sempre pronto a farsi in quattro”. Il tecnico ha accusato un malore alle 5,30 dello scorso 14 ottobre. Ha contattato un collega che lo ha poi raggiunto in albergo con i sanitari. Non c’è stato nulla da fare. I medici hanno accertato alle 6,15 l’ora del decesso. La moglie non si da pace, e come lei anche i figli che per rendere più sopportabile la disperazione hanno continuato i lavori nel garage di casa cominciati dal padre. “Non so cosa sia potuto accadere - riferisce la donna - ma se si trovava in casa quell’attesa prima dell’arrivo dei soccorsi non sarebbe stata così lunga”. Tanti i messaggi di cordoglio sul profilo facebook di Orazio e Irene. Ad eseguire l’esame autoptico ci ha pensato la dottoressa Loredana Buscemi nell’istituto di medicina legale di Torrette, al rientro della salma in Italia martedì scorso, ma si annunciano tempi lunghi e altri accertamenti.
(Fonte: Corriereadriatico.it)

















