Doppio parere per liberare l’antico abside collocato al centro di corso Matteotti. Il coordinamento guidato dall’ex sindaco Gabriele Fava ha chiamato un legale e un tecnico per dirimere la controversia che si trascina da mesi senza arrivare ad una soluzione, nonostante la mediazione dell’amministrazione comunale.
A chi gli rimprovera il fatto che la valorizzazione dell’anti abside imprigionato dall’ex convento delle Giuseppine, dove sono previsti alloggi e uffici, comporterebbe un onere eccessivo per il Comnune, il presidente del coordinamento ribatte “coi benefici che ne deriverebbero alla città”. Ma una via d’uscita appare difficile da raggiungere nonostante le recenti aperture dell’impresa di costruzioni che ha acquistato l’immobile.
Sono state raccolte finora 500 firme per liberare l’abside. Le ultime 300 sono state consegnate nei giorni ad Andrea Binci, capogruppo Pd e presidente della competente commissione consiliare, in aggiunta alle 200 già depositate in Comune. “La raccolta delle firme - riferisce Fava - prosegue in modo capillare. Non abbiamo inteso posizionare il tradizionale banchetto in piazza, perchè a una raccolta d’istinto preferiamo un contatto personale che consenta di raccontare cosa rappresenta la chiesa per Jesi, perchè valorizzarla, quali benefici per la città ne deriverebbero, perchè sia infondato il timore di chissà quanti soldi debba sborsare l’amministrazione comunale”.
Nei giorni scorsi Fava ha inviato al sindaco Fabiano Belcecchi, all’assessore Simona Romagnoli, allo stesso Binci, e al dirigente del settore urbanistica, Andrea Crocioni, una lettera con le argomentazioni sostenute dal coordinamento costituito su impulso di Italia Nostra, guidata da Aldo Impiglia. “Il contenuto della missiva - specifica Fava - riprende le osservazioni che fin dal primo momento, da responsabile del comitato, cittadino comune quale sono, ma anche, ahimé, vecchio amministratore, circa l’interpretazione delle norme attuative del piano particolareggiato di recupero della città storica per ciò che riguarda il complesso San Nicolò. La novità della lettera sta nel fatto che essa contiene argomentazioni frutto della consulenza fornita da un urbanista e da un legale e che, convergendo con le mie istintive considerazioni, dimostra come nell'edificio delle Giuseppine si possano realizzare solo residenze temporanee e non permanenti, facendo mutare così il valore dell’immobile e facilitando l’intervento dell’amministrazione comunale”.
Il nodo è quello della destinazione dell’ex convento acquistato dalla Unicos che poi ha costituito un’apposita società. “Nella lettera si sostiene che, in diritto, il criterio di specialità secondo cui la norma speciale deroga quella generale esprime uno degli strumenti tradizionalmente utilizzati dagli ordinamenti giuridici per risolvere le antinomie normative. In base a questo criterio l’articolo 25 delle norme tecniche di attuazione prevale sull’articolo 20, ed è l’elemento cardine del nostro ragionamento. L’amministrazione comunale si è pubblicamente messa a riflettere. Non mi pare una forzatura chiedere che a questo punto, dato il tempo trascorso, la città conosca l’esito della riflessione. Credo che ciò, per una amministrazione rispettosa dei suoi amministrati, sia un precipuo dovere”. Si era pure ventilata l’ipotesi di una permuta tra impresa e Comune.
(Fonte: Corriereadriatico.it)

















