«All'Actua, azienda di ricerca e progetti nella meccatronica che abbiamo fondato nel 2006 ci siamo accorti di aver sviluppato, negli anni, una tecnologia per il controllo computerizzato di motori e altri sistemi elettrici non proprio banale. E abbiamo deciso di difendere questo patrimonio. Mettendolo gratuitamente in open source».
Un'operazione controintuitiva, ma che Carabelli spiega in modo convincente: «Chi fa prototipi, meccatronici o di veicoli elettrici, vuole disporre di strumenti di sviluppo e di documentazione immediatamente, senza passare da contratti o avvocati. Noi mettiamo in rete sia i nostri strumenti software che gli schemi del nostro hardware, delle schedine di controllo computerizzato e di elettronica di potenza, compreso un sistema operativo. Questo sistema è in teoria riproducibile dall'utente, è aperto, ma questo avviene raramente, come insegnano le esperienze di Arduino e di Open Robotics. In pratica saremo noi a fornire il sistema di sviluppo completo».
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Un progetto, quindi, che mira a replicare nella meccatronica dei controlli e azionamenti lo stesso successo di Arduino, la schedina "aperta" per i designer di prodotti intelligenti, oggi cresciuta a centinaia di migliaia di utenti e a sistema complesso. «Su questo progetto non ci stiamo lavorando da soli – continua Carabelli – ma con altre aziende e con un consorzio in partenza dentro al Mesap di Torino», il polo sulla meccatronica avviato dalla Regione Piemonte e gestito dall'associazione industriali di Torino.
Questo dell'Actua è solo un esempio di un trend in corso, ormai da qualche anno (e anche per necessità) nella galassia delle piccole e medie imprese meccatroniche italiane. «Aggregare per innovare - lo definisce Mirano Sancin, direttore del parco tecnologico Kilometro Rosso di Bergamo». Nei principali distretti dell'automazione le aziende si consorziano sulla ricerca e sviluppo. Oltre al Mesap, l'IntelliMech di Bergamo, il Musp di Piacenza, il Crit Research di Modena, il Crf interno al gruppo Scm s di Rimini (che coordina 23 aziende imprenditoriali) . Strutture consortili autofinanziate, agili e prevalentemente dedicate a tecnologie orizzontali, di interesse per la maggioranza dei soci. «Come la sensoristica avanzata, la simulazione cinetico-fluidodinamica, l'uso delle reti mobili a larga banda per la gestione remota dei sistemi, la lavorazione di nuovi materiali – continua Sancin – e poi, sull'onda di queste competenze orizzontali, partono i progetti specifici richiesti dalle aziende».
«Ci stiamo costruendo in casa, e prevalentemente con le nostre risorse, una rete di ricerca che in qualche modo riempie il buco italiano nella catena tra università e imprese. In Germania hanno i Fraunhofer, istituti puntati alla ricerca applicata – osserva Marco Livelli, amministratore delegato della Jobs di Piacenza – e noi, con il Musp e i suoi 25 ricercatori cerchiamo, per una decina di aziende, di ottenere gli stessi risultati».
Di necessità. Nel primo trimestre di quest'anno, rileva l'Ucimu, gli ordini di macchine utensili sono cresciuti del 19%, riportando al 12% sopra i livelli, pre crisi, del 2005. Ma il dato della ripresa è eloquente anche per un altro aspetto: mentre il mercato italiano appare ancora in calo dell'1,3%, l'export viaggia al 32,7%, vicino alle punte del 2007. E il 14% è fatto da macchine esportate in Cina.
«La meccatronica italiana è ormai un'industria globale - osserva Luigi Galdabini, presidente della Galdabini - andare in Cina significa competere direttamente con i più qualificati produttori tedeschi. Se il tuo prodotto non è allo stato dell'arte e anche oltre, semplicemente non vendi».
Ma l'innovazione meccatronica non è solo incrementale, innestata su linee di prodotto magari con decenni di tradizione. Può essere anche rivoluzionaria, come è il caso dei prototipi di veicoli ibridi dell'Actua (auto elettriche a quattro motori indipendenti capaci di sterzare su se stesse) o dell'Health robotics di Bolzano, azienda nata da ingegneri ospedalieri che ha sviluppato un sistema robotico per il dosaggio in ospedale delle infusioni di farmaci tossici (chemioterapie) che ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Un "laboratorio automatico protetto", attentamente progettato dai tecnologi di Bolzano e Trieste che ha dimostrato una precisione nei dosaggi di questi farmaci critici di gran lunga superiore alle preparazioni umane. E che ora l'azienda sta replicando, in forma più semplice, per tutte le infusioni, quasi sempre affidate a singoli infermieri in ambienti non sterili.
La disponibilità di ambienti di sviluppo meccatronici aperti aiuterà nella ricerca di nuovi spazi innovativi come questi? «Di sicuro oggi, quantomeno sulle macchine ibride e elettriche, molti sono al lavoro – osserva Carabelli». «E l'open innovation - conclude Sancin – ormai si fa strada anche nelle imprese tradizionali».
(Fonte: Ilsole24ore.it)

















