Non rinuncia mai alla sua tenuta d'ordinanza: blue jeans, camicia hawaiana, scarpe da tennis. John Lasseter è fatto così, sempre un po' uguale a se stesso, una vaga somiglianza con Russel, il boy scout di "Up", e un faccione tondo come un cartone animato.
Unica concessione una giacca nera, messa apposta per l'inaugurazione della mostra Pixar a Milano che partirà mercoledì. Stasera invece terrà una conferenza a Meet Media Guru, in diretta sul questo sito a partire dalle 21,00 per raccontare da dentro l'industria dei sogni che ha fondato e che noi conosciamo come Pixar.
"La mia vita è iniziata quando mi hanno detto che chi disegna fumetti e cartoni animati veniva pure pagato. Fu una rivelazione". Figlio di una artista, cresciuto in mezzo a piccole sculture, la sua infanzia la ricorda incollato davanti alla televisione. Poi la scuola d'arte, l'ingresso in Disney come animatore e due film che gli hanno cambiato la vita: Guerre Stellari e Tron. In particolare, il secondo targato 1982 era la "prima volta" della computer animation. Tecnologia e arte, insieme in un fusione non a feddo. "Fu grazie a quel film che capii come la tecnologia potesse davvero ispirare l'arte e l'arte sfidare la tecnologia". Un pensiero rivoluzionario che gli costò il posto in Disney. "Fui licenziato", racconta John Lasseter. Ma fu tutto sommato un bene perché da lì a breve fondò la Pixar. Come regista ha dato luce a Toy Story 1,2 e 3 (la serie ha incassato complessivamente qualcosa come 10 miliardi di dollari), a Bugs Life, Cars 1 e 2. Come produttore ha firmato alcuni tra i più brillanti successi dell'animazione come Monsters&Co, Gli incredibili e l'anno prossimo in veste di produttore lancerà "Brave".
Due volte vincitore dell'Academy Award, John Lasseter ha ricevuto la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame. Ma il suo orgoglio è quello di aver creato insieme a Steve Jobs una bottega di alta tecnologia che ha inventato un nuovo modo di produrre cinema d'animazione. "Non sono mai stato bravo in matematica, quando ho incominciato a lavorare con chi sapeva usare i computer avevo dalla mia solo il fatto di saper disegnare bene. Cioè sapevo trasmettere emozioni con il movimento dei personaggi". Non realistici ma credibili, così dicono alla Pixar. Ma questo che sembra essere uno slogan è solo un piccolo ingrediente di una formula segreta che rende davvero i film d'animazione di Lasseter diversi dagli altri. "Quando decidiamo un soggetto per un film chiedo al mio regista cuore e passione – spiega il direttore creativo di Pixar al Sole 24 Ore.com -. L'emozione deve arrivare dalle fondamenta della storia. Se per esempio il movie è un buddy picture, cioè racconta di due personaggi che prima non si sopportano poi diventano amici inseparabili, devo capire tutto della loro evoluzione. E non attraverso i dialoghi ma dalle immagini, dall'animazione, dalla storia appunto. Poi il secondo elemento è l'ambientazione. Mi chiedo sempre davanti a un soggetto nuovo se è là che vorrei andare, se è un posto misterioso che non ho mai visto prima".
Un elemento della "formula" Pixar è anche il coraggio dei temi trattati. Toy Story parla di giocattoli, qualcosa di intimo nella vita di un bambino. Monster&Co maneggia con sapienza una materia esplosiva come quella degli incubi. Nel bellissimo "Up!" addirittura l'avventura inizia con la morte della moglie del protagonisti. "Quando pensiamo a una sceneggiatura pensiamo a qualche cosa che piaccia a un pubblico adulto ma con una attenzione speciale ai bambini. E' questo il segreto. Anche nei classici Disney c'è la strega, il lupo cattivo, la balena. Pensate a Pinocchio e a quello che gli succede. Credo che in genere non dobbiamo sottovalutare i bambini, sono più smart, più svegli di noi". Sono anche diversi, sopratutto le nuove generazioni, i cosiddetti digital kid. Ragazzini che hanno accesso attraverso ai videogiochi a universi interattivi diversi da quelli che hanno sperimentato le generazioni pre-internet. "Sono diversi ma anche uguali – osserva il regista -. Io sono uno storyteller. Credo che le storie si raccontano ieri come oggi allo stesso modo. Cambiano i soggetti, i personaggi che le animano. Walt Disney Animation Studios ha finito di produrre Wreck-it Ralph (uscirà a novembre negli Stati Uniti). Un film d'animazione dove i protagonisti sono appunti i personaggi dei videogame anni Ottanta. Ma ancora una volta sono questi nuovi soggetti a ispirarci. Le nuove idee, anche tecnologiche nascono così. La tecnologia ispira l'arte. E l'arte sfida la tecnologia. Come ripeto spesso a chi viene in Pixar. Non innamoratevi delle tecnologie. Imparate a usarle".
(Fonte: Ilsole24ore.it)

















