La guerra, alla fine, ci sarà. Come pure i rilanci e le scaramucce tra gli operatori di telefonia mobile, certo senza esagerare perché a nessuno si farà mancare un poco di "banda" (larga). Entra nel vivo l'asta sulle nuove frequenze per i cellulari, il famoso 4G, in tutto 255 Mhz di spettro
lasciati senza padrone dopo il trasloco non ancora del tutto compiuto delle tv al digitale terrestre, ma in parte liberate anche dal ministero della Difesa.
Ieri a mezzogiorno sono state aperte le buste con le offerte iniziali dei gestori telefonici, che hanno raggiunto complessivamente 2,3 miliardi di euro, contro l'obiettivo minimo indicato dal Governo di 2,4 miliardi. Un risultato discreto o i primi segnali di una sconfitta che in molti, forse prematuramente, pronosticavano? Di certo al ministero dello Sviluppo l'aria che si respirava nel pomeriggio di martedì era di cauta soddisfazione. Ora la partita si apre davvero con i rilanci di oggi e l'obiettivo di un incasso finale di 3 miliardi sembra possibile.
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Eppure, guardando le offerte, è già possibile tracciare una prima geografia delle intenzioni delle grandi aziende di telecomunicazioni. Che tuttavia hanno messo in campo strategie differenti, per certi versi inaspettate anche se un punto fermo non pare disatteso: tutti hanno cercato di mettere il "cappello" sulle frequenze più pregiate, quelle a 800 Mhz, per un ammontare complessivo dei chip di 1,76 miliardi di euro, anche perché un'offerta furbetta su questa parte della banda darà il diritto a rilanciare su tutti gli altri lotti.
Wind è un po' la sorpresa dell'asta, con un totale di sei offerte su tutto lo spettro, come Telecom. Con una zampata che forse in pochi si aspettavano, la società guidata in Italia da Ossama Bessada si è momentaneamente aggiudicata due dei sei lotti da 800 Mhz. Sempre sugli 800 Mhz la graduatoria pubblicata dallo Sviluppo economico vede in lista H3g, Vodafone e Telecom Italia. Ed è qui che inizierà la tenzone: sugli 800 Mhz un grande operatore ha bisogno di almeno due lotti contigui per offrire un servizio efficiente. I lotti sono sei, ma uno (il primo) è considerato "sfortunato" in quanto confinante con le frequenze televisive, in particolare con quelle di La7, emittente controllata da Telecom Italia. Una vicinanza che potrebbe causare disturbi e interferenze e infatti su questo lotto non sono state fatte offerte. Risultato: due grossi operatori punteranno su quattro lotti (due a testa) ed è probabile che nei rilanci saranno Telecom e Vodafone a spuntarla (quest'ultima con una sola offerta in tutto), considerando che ieri la stessa Telecom è stata momentaneamente battuta nell'aggiudicazione di un secondo lotto.
Sui 1.800 Mhz ha offerto invece solo Telecom con due lotti rimasti scoperti, mentre i 2.000 Mhz sono stati snobbati e nessuno ha voluto investirci in quanto considerati una "replica" dei 1.800. Dieci le offerte sui 2.600 Mhz: due di H3g, quattro di Wind e quattro di Telecom. Considerando che il prezzo base di un lotto a 800 Mhz è di 353 milioni, i 30 milioni di questa parte di banda sembrano peanuts, noccioline. E infatti i 2.600 Mhz sono una frequenza di "rifinitura" da utilizzare nelle aree densamente popolate per aumentare la capacità di trasmissione in termini di megabit, mentre gli 800 Mhz garantiscono la vera capacità di copertura.
Da oggi i giochi si riapriranno di nuovo e tutto potrebbe essere stravolto perché comincerà l'asta vera nella quale i partecipanti potranno effettuare rilanci, incrementando l'ultima offerta di almeno il 3 per cento. H3g ha dimostrato di voler competere e potrebbe essere ancora l'ago della bilancia anche se è difficile immaginare che si potrà aggiudicare due lotti da 800 Mhz. Vodafone, timida in questa prima fase, dovrà tener testa a Telecom mentre Wind, se vorrà davvero mettere in pista i piani di espansione del business, sarà costretta a rilanciare. Robin tax permettendo.
(Fonte: Ilsole24ore.it)

















