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Commemorazione dei “Martiri XX Giugno”: ecco la tragica storia di quanto accaduto il 20 Giugno 1944

Si rinnova domani (martedì 20) il ricordo dell’eccidio di Montecappone e dei sette giovani martiri caduti sotto i colpi dei nazifascisti.

E l'Amministrazione comunale anche quest'anno ha voluto caratterizzare la cerimonia con una forte impronta giovanile, nel solco di un percorso volto a coinvolgere sempre più le nuove generazioni nella conoscenza dei protagonisti della Resistenza e della Liberazione, così da rafforzare, attraverso la memoria, l'impegno civile di pace, solidarietà e giustizia sociale. Ecco perché, insieme al sindaco Massimo Bacci ed al sen. Luigi Manconi, presidente della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani che sarà il relatore ufficiale, interverrà anche Riccardo Ciampichetti, giovane studente del Liceo Scientifico che in questi mesi ha approfondito gli studi sui luoghi simbolo della Resistenza.
La commemorazione di quelli che sono ricordati come i “Martiri XX Giugno” si aprirà alle 19, con la formazione di un corteo al bivio Bellavista di Montecappone. Da qui si raggiungerà il “cippo martiri” dove, alle 19.15, si terrà la commemorazione ufficiale. Un pulmino verrà messo a disposizione gratuitamente dal Comune per accompagnare quanti vorranno partecipare. Effettuerà le seguenti fermate: 18.15 in piazza della Repubblica, 18.30 presso l'arco Clementino, 18.45 in via Roma.

Ecco la tragica storia di quanto accaduto il 20 Giugno 1944

Nel pomeriggio di martedì 20 giugno 1944 una squadra di soldati tedeschi e fascisti fermarono nel centro del comune di Jesi una ventina di ragazzi, intenti a discutere lungo via Roma, all’altezza dell’edicola del Crocefisso, dei fatti del giorno. Le forze nazifasciste bloccarono gli accessi della via e fecero mettere in fila i giovani, per poi obbligarli a incamminarsi verso villa Armanni, in contrada Montecappone, dove si era acquartierato da qualche giorno il loro comando. Giunti alla villa, i rastrellati furono rinchiusi nella bigattiera del colono Massacci, perquisiti, minacciati, bastonati e infine rimessi in libertà, tutti, meno sette: Armando Angeloni, Luigi Angeloni, Vincenzo Carbone, Francesco Cecchi, Calogero Craceffo, Alfredo Santinelli e Mario Severi.
La selezione avvenne dopo che tutti sfilarono davanti a una porta, al di là della quale, al buio, si suppone vi fosse il comando fascista insieme ad una spia, una ragazza di Fabriano, in base alle cui  indicazioni i giovani vennero suddivisi in due gruppi: una parte fu rilasciata e rimandata a casa, l’altra, costituita da presunti partigiani, fu trattenuta e condannata senza alcun processo a morte. A nulla servirono le grida di dolore e le implorazioni, i giovani furono seviziati e torturati, tanto che quando vennero condotti in un vallone a circa 200 metri di distanza dalla villa, sarebbero apparsi irriconoscibili per le violenze subite. Furono uccisi con qualche scarica di mitraglia e finiti, secondo le testimonianze, con i pugnali e i calci dei fucili.
Quando i liberati fecero ritorno a casa, impauriti e senza notizie sulla fine dei loro compagni, alcuni familiari dei trattenuti, sempre più preoccupati per la sorte toccata ai congiunti, si recarono a Montecappone. Ma di fronte alle loro lagnanze, i fascisti risposero solamente che lì non c’era più nessuno, che erano stati tutti liberati già da tempo. Da parte loro, i contadini della zona, che avevano sentito e visto tutto, completamente terrorizzati per l’accaduto, non ebbero sul momento il coraggio di esporsi, uscendo di casa e raccontando la verità ai familiari.
Il giorno dopo i reparti fascisti ripartirono con tutti i mezzi, dopo aver  mostrato, secondo le testimonianze, grandi ritratti di Mussolini nel corso di una stravagante processione per le strade cittadine. Fu solo dopo la loro partenza che i familiari tornarono nuovamente in contrada Montecappone, dove stavolta scoprirono finalmente i cadaveri dei loro ragazzi, gettati dentro a un fossato. Fu data loro una  degna sepoltura e nei mesi successivi i loro resti saranno solennemente trasferiti nel Famedio dei Caduti.

 

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