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Il Verdicchio 2016 arriva sulle tavole. Un anno memorabile.

Febbraio è il mese di immissione sul mercato delle prime bottiglie di Verdicchio vendemmia 2016. In attesa di assaporare le qualità di un'annata che si preannuncia ottima, il 2016 è intanto passato agli annali come un anno memorabile dal punto di vista dei riconoscimenti. Scopriamo quali.

Un'ottima annata è il titolo di un film del 2006 di Ridley Scott ma è anche ciò che tutti gli amanti del Verdicchio si augurano di poter dire del 2016. Su questa annata le aspettative sono come sempre alte, sia perché siamo abituati alla qualità e al valore di un vino che rappresenta il marchio di fabbrica del nostro territorio, sia per via delle ottime premesse. Da una parte, infatti, le buone condizioni climatiche avute durante i dodici mesi scorsi e nel periodo precedente la vendemmia lasciano ben sperare, dall’altra il 2016 si è rivelato un anno davvero eccezionale per i vini marchigiani e per il Verdicchio dal punto di vista dei riconoscimenti.
Sono trentadue infatti i vini prodotti nelle Marche che hanno ottenuto il massimo riconoscimento – i “Cinque grappoli 2017 – dalla celebre Guida enologica della Fondazione Italiana Sommelier Bibenda e quattordici di questi riportano la denominazione Verdicchio ( undici Castelli di Jesi, tre Verdicchio di Matelica). Un grande risultato per il Verdicchio, confermato anche dal riconoscimento ricevuto da un’altra prestigiosa guida enologica, la Guida ai Vini d'Italia del Gambero Rosso, che ha nominato miglior vino bianco d'Italia 2017 il Verdicchio Castelli di Jesi Superiore Misco della Tenuta di Tavignano, che per il terzo anno consecutivo ha ottenuto i famosi “Tre Bicchieri” della Guida. Si tratta di risultati eccezionali per tutti i nostri produttori che da anni, grazie al vino, danno risalto all’eccellenza marchigiana e della Vallesina a livello nazionale e internazionale.
Il riconoscimento, però, non si conquista soltanto con le guide e i premi. È notizia di fine dicembre 2016, infatti, che durante la cena di gala svoltasi in occasione dell'assegnazione dei premi Nobel a Stoccolma, come vino da meditazione – formula con cui ci si riferisce ai vini dolci e passiti che possono essere consumati anche a fine pasto o senza l’abbinamento col cibo – sia stato servito proprio un Verdicchio, nello specifico il Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito Tordiruta della Cantina Moncaro Terre Cortesi. Un vino che già in passato aveva ottenuto numerose gratificazioni in Italia e all’estero, così come la cantina che lo produce, la quale nel 2011 venne premiata per il miglior vino bianco del mondo al concorso mondiale di Bruxelles per il suo Verdicchio Riserva Vigna Novali.
E in termini di visibilità internazionale non è ancora finita: tra due mesi moltissime cantine produttrici di questo vino saranno protagoniste della più grande manifestazione dedicata al vino, Vinitaly, che si svolgerà a Verona dal 9 al 12 aprile. Un’occasione per dimostrare non solo agli esperti, ma anche a un pubblico più profano il valore e il carattere vincente dei nostri vini. Insomma, il motto del protagonista interpretato da Russel Crowe nel film di Ridley Scott citato in apertura – vincere non è tutto, è l'unica cosa – sembra proprio addirsi al nostro Verdicchio. Al di là della battuta, è importante sottolineare come non sarebbe possibile ottenere questi successi – che tutti sentiamo un po’ nostri – se dietro a questo prodotto eccezionale non ci fossero la passione e la competenza di coloro che lavorano ogni giorno per ottenere un prodotto che, oltre ad essere di altissima qualità, rispecchia i valori del territorio straordinario in cui nasce. È solo grazie a queste persone che oggi, quando diciamo Verdicchio, parliamo di vitigni e vini destinati alla vittoria. Speriamo che anche l'annata 2016 ce ne regali moltissime.

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