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Chiaravalle: un biglietto ai familiari, poi si toglie la vita

Quanta fragilità può nascondersi nell'animo di un ragazzo prima che si spezzi il sottile filo che lo lega alla vita, ad un'esistenza che avrebbe dovuto essere gratificante e piacevole?

Dove arriva la sensibilità, la sopportazione del dolore di un giovane di ventinove anni che all'improvviso, o forse no, vede nero dove c'è il bianco, scorge il buio dove c'è luce, abbandona la speranza per abbracciare la morte? Michele era sereno. O forse, sembrava sereno. Michele era solare e gioioso. Forse faceva di tutto per sembrare solare e gioioso.

E così, presumibilmente all'alba di ieri, Michele Bora Saracinelli ha deciso che nulla contava più per lui. O almeno non c'era nulla per cui valesse davvero la pena vivere.

Si è tolto la vita nella sua casa di via Trieste 1 a Chiaravalle, una cittadina che ha appreso attonita la notizia del suicidio del giovane ma una città che per lui era anonima e distante. Non aveva amici a Chiaravalle ed a Chiaravalle non conduceva una vita sociale.

Michele era di Falconara e lavorava, come macellaio, ad Ancona nel supermercato degli Archi di Gianluca Panzone e Massimo Bartolini. Con Panzone, che abita anch'egli a Chiaravalle, viaggiava tutti i giorni all'andata ed al ritorno perché non aveva la macchina. Appuntamento alle 6,25 di fronte alla pensilina dell'autobus in via Verdi, vicino alla rotatoria.

Era lì che avrebbero dovuto vedersi anche ieri mattina, come tutti i santi giorni comandati in cui si va al lavoro: tutti i giorni tranne la domenica. "Non c'era e l'ho subito chiamato - dice affranto Panzone - ma il telefono squillava a vuoto. Una cosa inusuale per Michele. Ed allora sono andato a suonare il campanello di casa ma anche lì non ho ricevuto risposta. Mi sono preoccupato: ho chiamato il padre che abita a Montignano mentre la mamma risiede a Falconara".

Il resto è triste, dolorosa, amarissima cronaca. I genitori, col cuore in gola ma con la speranza che il figlio sia altrove, arrivano insieme a Chiaravalle e con le chiavi di riserva aprono la porta dell'appartamento di via Trieste e vengono trafitti al cuore. Urlano il loro indicibile dolore, la loro disperazione. E tutto il peso del mondo cade loro addosso come un macigno insopportabile. Michele il dolce, Michele il solare, Michele il sereno, Michele il grande tifoso di calcio e della Juve, Michele che amava la mountain bike e la domenica ed il giovedi pomeriggio la inforcava felice per scarpinare tra valli e colline…Michele non c'è più. Se ne è andato per sempre.

Ha lasciato due biglietti dove, forse, chiede scusa, dove, di certo, scrive ai genitori che li ama e che li amerà per sempre. E le domande si accavallano e rimangono senza risposta.

Michele aveva una ragazza che conosceva fin da adolescente e che ogni tanto lo andava a prendere al lavoro. Una ragazza minuta, dai capelli castani e gli occhi azzurri. Da un paio di mesi sembra non si frequentassero più. Eppure lui lavorava sodo, non parlava mai del suo privato ed era solare, sereno. O forse, sembrava solare e sereno e, magari, felice. Forse, ieri mattina, quegli occhi azzurri devono essergli sembrati troppo lontani, forse ieri mattina la vita deve essergli sembrata insopportabile e troppo, troppo pesante. Forse…

da Gianluca Fenucci

 

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