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Giornata contro la violenza sulle donne: il peso della violenza in Vallesina

Una donna ogni 2 o 3 giorni è vittima di femicidio. La manifestazione della violenza maschile sulle donne è sempre più diffusa e le statistiche di Casa delle Donne di Jesi confermano i dati nazionali. Pagare con la vita il fatto di lasciare un uomo ed essere vittima di violenza psicologica, fisica, economica, stalking aumenta. Come cresce l’indulgenza culturale nei confronti degli uomini che agiscono violenza sulle loro compagne. L’anno 2013 segna un incremento del dato nazionale rispetto all’anno precedente, con 180 donne uccise. Esso va ritenuto sottostimato perché per avere la reale dimensione del fenomeno sarebbe necessario avere a disposizione tutti i dati provenienti dalle Questure oltre possedere il numero di casi di violenza gravissima e di morte nell’anima registrati dai centri antiviolenza, di tutti i centri.

A Casa delle Donne quest’anno sono state accolte 30 donne e noi operatrici siamo certe che queste sfuggiranno alla cronaca e alla conta.

La questione della violenza è un problema politico di prim’ordine che parte anche dal riconoscimento dei centri come Casa delle Donne che si occupano di aiutare le donne, per mettere in campo politiche strutturali ed efficaci oltre ad un cambiamento della cultura che sostiene e alimenta la violenza.

Siamo poco più di una decina. Determinate, multiprofessionali, informate, formate, appassionate. E volontarie. Tutte lavoriamo gratuitamente. Mensilmente dedichiamo 400 ore alle attività dello Sportello AntiViolenza, disponibili negli orari e nei giorni più favorevoli a chi chiama, anche festivi. Siamo donne che ogni giorno diamo supporto e aiuti concreti ad altre donne che subiscono maltrattamenti e violenze. Una risorsa per il territorio, di cui però si parla pochissimo e che si sorregge ancora meno. Il gruppo dal 2007 lavora per dare ascolto, sostegno psicologico e consulenza legale prendendo in carico ogni storia personale fino alla sua risoluzione e aiutando donne prive di mezzi, di autostima, fiducia, impaurite e traumatizzate. Un enorme servizio sociale che però raramente e con grandi difficoltà viene riconosciuto a dovere dallo Stato, dalla Regione e dagli enti locali. Svolgiamo il lavoro quasi pienamente in solitudine, senza pressoché alcun tipo di sostegno economico. Noi volontarie ci autotassiamo per pagare il telefono, la benzina per andare dalle donne, anche quelle in pericolo, accompagnarle al pronto soccorso, alle forze dell’ordine o nelle case rifugio, per i loro fabbisogni nelle emergenze. E ancora per stampare brochure informative, per organizzare iniziative culturali, per la formazione e l’aggiornamento continuo di noi operatrici e non da ultimo per la gestione dei locali di cui abbiamo la fortuna di godere. Teniamo come bene incommensurabile ad una convenzione con il Comune di Jesi per la concessione degli spazi dove accogliere le donne, ma nessun fondo erogato, ne sovvenzioni dal pubblico e tantomeno dal privato. Lasciare tutto questo sulle sole spalle delle volontarie significa chiudere la porta o il telefono a donne, laddove ai loro figli, e rimandarle a casa a subire violenza. Significa dire no alle scuole che gratuitamente chiedono i nostri interventi di prevenzione. Perché la professionalità, la qualità del servizio, il tempo vanno riconosciuti. Significa prima o poi ritirarsi e fare cordata per mantenere almeno in vita centri provinciali riconosciuti e ad oggi i soli beneficiari di contributi pubblici. Significa che una donna di Jesi, Maiolati Spontini, Santa Maria Nuova, Castelbellino, Apiro, Belvedere Ostrense, Cupramontana, Staffolo, Filottrano, Chiaravalle,ecc, deve fare molti chilometri per essere ascoltata invece di sentirsi tutelata in un luogo a lei vicino. E quindi demotivare e far desistere dal denunciare. Lo Sportello non ha programmi a lungo termine ma fa appello alla sensibilità e alla generosità di quanti hanno a cuore questo problema. Intanto martedì 25 nella Giornata Contro La Violenza Sulle Donne ci sarà il presidio in Piazza della Repubblica a Jesi con un gazebo informativo, i volantini consegnati ai commercianti della città e mercoledì 26 alle ore 21.30 presso il Centro Donna di via Colocci il recital letterario tratto dal testo di Eve Ensler “I Monologhi della Vagina”.

Oltre a rischiare di diminuire le ore di aiuto, scongiurando la chiusura, per noi operatrici il rischio più grave che ne consegue è quello culturale per cui il lavoro di cura spetti alle donne senza darne alcun valore, quale servizio dovuto.

da Casa delle Donne

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