Venerdí, 18 May 12

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Favino e Volo figli delle stelle: la commedia al tempo della casta

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Arriva il film di Lucio Pellegrini su un'esilarante banda di trentenni inetti e idealisti fra terrorismo, precariato e voglia di riscatto. La commedia ai tempi della casta.

 Tempi in cui l'insegnante di ginnastica precario (Pierfrancesco Favino) non ha il coraggio di dire alla madre che non ha avuto nessuna supplenza, ma che lavora, quando può, all'autogrill. Tempi in cui l'amico del cuore del portuale morto sul lavoro (Fabio Volo) quando si ritrova in tv faccia faccia con il ministro (Fabrizio Rondolino in un convincente cameo) a cui vuole urlarne quattro si lascia usare dall'abile politico per la sua propaganda. Tempi in cui la giornalista (Claudia Pandolfi) con contratto a termine non riesca staccarsi dalle storie che racconta e si porta, letteralmente, il lavoro a casa e l'assistente sociologo precario sogna la rivoluzione ma manda i figli a scuola dalle suore (Giuseppe Battiston). E' Figli delle stelle di Lucio Pellegrini, la commedia in uscita il 22 ottobre in 250 copie, distribuita dalla Warner Bros. La storia ruota intorno a un cast da applausi Pierfrancsco Favino, Fabio Volo, Giuseppe Basttiston, Claudia Pandolfi, Giorgio Tirabassi, Paolo Sassanelli.
Un'improbabile banda di «brave persone, ma del tutto incapaci, personaggi sfigati al limite dell'autodistruzione», li descrive il regista Pellegrini. A tenerli insieme è un'impresa all'insegna della più beata follia: rapire il ministro del Lavoro. Ma le motivazioni di ognuno sono diverse: risarcire la vedova dell'operaio morto, vendicarsi contro la casta di gira con l'auto blu, invertire il corso della storia, seguire le ragioni del cuore.

RAPIMENTO - Arrabbiati e pasticcioni i «figli delle stelle» di Pellegrini, che rapiscono il politico sbagliato (l'onestissimo sottosegretario Tirabassi). Velleitario e idealista proprio come i suoi rapitori. «E' la logica conseguenza della sfiga dei nostri personaggi, che finiscono per sequestrare l'unica mosca bianca del panorama politico che vorrebbero punire per i soprusi che subiscono. Nel finale non c'è assoluzione, ma un riconoscersi vicini tra due mondi diversi», dice il regista. Una commedia surreale ma nello stesso tempo molto contemporanea. «Volevo un film profondamente ancorato alla realtà», ha spiegato Pellegrini «per questo siamo partiti da una serie di sensazioni quotidiane, dall'osservazione della realtà conflittuale dei nostri giorni, dalla difficoltà delle persone di aderire a chi ora li rappresenta in politica. E abbiamo voluto ripercorrere i passi della commedia all'italiana che ci piace, che parte dal reale per arrivare al grottesco e al surreale».
E infatti, i riferimenti abbondano, da Monicelli, a Germi, a Pietrangeli. Ma i riferimenti della banda di trentenni vagamente nostalgici sono gli anni '70 e '80, evocati, involontariamente, dalla casetta in Val d’Aosta in una casetta chiusa da 30 anni zeppa di reperti vintage, tute da sci anni ’80 e dischi di vinile. Il titolo nasce proprio da una canzone. «Uno dei dischi che abbiamo immaginato si potessero trovare in una casa chiusa da tempo e unisce i personaggi sognatori, così come il loro disagio esistenziale. C’è sempre il tono della commedia, è un film astratto e di fantasia che racconta con ironia una generazione bloccata che ha difficoltà a sognare: c'è un tocco vintage anche nei sogni che fanno», dice Pellegrini. «E’ bello per una volta parlare di un disagio, essere cinici e sorridere delle situazioni che ci opprimono. Sono dei nostalgici? Non esattamente, sono fuori sincrono con il mondo, spaesati, sempre di rincorsa rispetto al presente in cui non si riconoscono»  Concorda Fabio Volo: «Sono tutti in attesa di qualcosa, il loro è un precariato esistenziale».

ESKIMO - Dritti dal mondo reale arrivano due camei: c'é Fabrizio Rondolino, ex portavoce di D'alema, che realizza quello che forse è stato in passato un suo sogno: fare il ministro. E Antonello Piroso che conduce una puntata del suo programma Ndp. «Ci tenevo» spiega il regista «che in quei momenti trasparisse qualcosa di reale». Assolutamente autentico è anche l'eskimo che Battiston porta per tutta al durata del film: «Ci tengo a dirlo, l'ho comprato anni fa. Ero certo che, prima o poi, mi sarebbe tornato utile».

(Fonte: corriere.it )

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