Le cose stanno peggio di quel che si credeva e di quello che si sperava. Lo dicono gli sguardi sfuggenti di chi sale e scende dal terzo piano del Padiglione Monteggia del Policlinico
dove dall’alba di domenica è ricoverato Antonio Cassano.
«Ictus ischemico» è, secondo quanto annuncia l’agenzia Ansa verso sera, la diagnosi dei neurologi milanesi. Dunque non è stato un virus o un affaticamento ad attenuarne le capacità di movimento e di parola poche ore dopo la partita con la Roma, ma qualcosa di più grave che potrebbe condizionare la sua carriera.
Beppe Bozzo è l’agente di Cassano. Quando alle 21 esce dall’ospedale l’indiscrezione che attribuisce a un ictus ischemico il malore del giocatore è già di dominio pubblico: «A me i medici non hanno detto niente», svicola Bozzo «Per quanto posso capirci io, l’ho trovato bene». Tuttavia non smentisce. Così come non smentisce il Milan che in un comunicato pubblicato sul proprio sito non parla di indiscrezione infondata, ma soltanto di notizia che «non può considerarsi verificata». Soltanto Allegri, da Minsk, insinua qualche dubbio: «Si dicono cose errate».
Intendiamoci, rispetto a sabato notte - quando appena sceso all’aeroporto di Malpensa si era sentito male - Cassano sta meglio. Parla senza difficoltà, si muove normalmente e abbastanza agilmente, riesce a digitare sms al cellulare. Così almeno assicurano i compagni di squadra che lo hanno contattato e gli amici che lo hanno visitato. Il problema dunque non è l’attuale stato di salute ma l’origine della crisi di sabato. E il fatto che il suo tono generale stia migliorando non toglie nulla al fatto che un ictus, per quanto di lieve entità, sia un segnale d’allarme assai preoccupante per un atleta di 29 anni.
Fuori dal perimetro dell’ospedale ci sono fotografi e cameramen tenuti alla larga dal Padiglione Monteggia per evitare il consueto bombardamento di flash che danneggerebbe prima di ogni altro i pazienti del Policlinico. Sotto l’edificio del reparto di neurologia non c’è la ressa di tifosi che ci si aspetterebbe. Nel momento di massima affluenza sono una decina, ma bastano le loro chiacchiere e le loro insinuazioni ad alimentare il clima di apprensione, perfino di sospetto: «Prima Gattuso con la storia dell’occhio, adesso Cassano che si sente male all’improvviso. Cosa succede al Milan?».
I medici non dicono nulla, gli infermieri non dicono nulla. Quando fa buio arriva pure un’addetta stampa del Policlinico, e ci si illude che l’ospedale stia per fornire qualche notizia ufficiale sullo stato di salute del calciatore. Speranza delusa, è li soltanto per annunciare che non ci sarà alcun bollettino medico. Tanto impenetrabile silenzio, invece di tranquillizzare, accende il fuoco delle ipotesi più balzane e strampalate. Si moltiplicano le indiscrezioni fasulle di chi dice di essere a conoscenza di eventi irriferibili: «Me l’ha detto un amico che l’ha saputo da un altro amico».
Perché poi il mondo che si interessa di calcio è così: composto da milioni di commissari tecnici, ma anche da milioni di sedicenti beneinformati. E solo chi sta a un passo dal cuore delle cose che accadono veramente preferisce tacere. Come la moglie Carolina, che sale da Antonio in tarda mattinata, poi di nuovo nel pomeriggio, e lascia l’ospedale quando è ormai sera: sempre senza aprire bocca, con un paio di occhiali da prof che le restituiscono un’aria particolarmente severa, come di chi sa che il momento è grave e delicato.
Da Bari all’ora di pranzo arriva anche la madre Giovanna. Ed è lei, certo involontariamente, la prima a far capire che la situazione del figlio è meno semplice di quanto non si voglia far credere. Ha una tuta di ciniglia e una giacca a vento blu, come se non avesse neppure avuto il tempo di cambiarsi quando le hanno detto che il suo ragazzo si è sentito male. Fatica a nascondere le lacrime mentre sale al reparto di neurologia: «Speriamo, speriamo», è la sola cosa che ripete. Poi non si fa più vedere perché rimane al terzo piano fino a notte chiedendo a ripetizione notizie ai medici. I quali le spiegano che vogliono finire gli esami e le analisi che hanno prescritto prima di azzardare ipotesi sulle possibilità, per il figlio, di continuare ad essere un professionista del calcio.
L’ex giocatore della Roma nei prossimi giorni potrebbe essere trasferito in un altro centro medico, ma oggi - martedì - continuerà il check-up negli ambulatori del Policlinico. La priorità è quella di capire se ciò che ha scatenato l’ischemia sia una causa congenita o sia frutto di fattori esterni, e quindi se il rischio che si possa verificare un’altra crisi è legato all’eventuale ripresa dell’attività sportiva.
(Fonte: Corriereadriatico.it)


















