Interrogato per oltre 5 ore, il giocatore vuota il sacco L’ex del Piacenza tira in ballo quindici calciatori
Una vita in difesa. E forse per questo Carlo Gervasoni, calciatore del Piacenza ormai fuori dai giochi per l’infamia del Calcioscomesse, ha pensato che solo «attaccando» potrà parare i colpi contro di lui.
Così ieri ha cominciato a fare i nomi di altri colleghi, una quindicina di giocatori ma nessun campione, disposti a vendere le partite anche di serie A forse anche a gruppi diversi da quello scoperto dalla Procura di Cremona. Sono una decina le partite descritte al pubblico ministero, coinvolte Albinoleffe, Piacenza, Mantova e Cremonese in serie B e Lega Pro (squadre in cui ha giocato, ndr), più tre incontri di serie A, due dei quali sarebbero stati truccati.
Nel mirino degli inquirenti ci sono Palermo-Bari (2-1), Lecce-Lazio (2-4) e Lazio-Genoa (4-2). Il gruppo degli zingari, pronto a finanziare la corruzione e l’insider trading sportivo con centinaia di migliaia di euro, sarebbe riuscito a insinuarsi anche nel centro sportivo di Formello, quartier generale della Lazio. Un episodio poco chiaro ancora al vaglio degli inquirenti e su cui devono essere compiuti tutti gli accertamenti del caso, anche perché i tentativi falliti di incidere sugli incontri sono stati moltissimi. Intanto Stefano De Martino, portavoce della Lazio (il presidente Lotito non può parlare perché sospeso), precisa: «La nostra società è totalmente estranea a qualsiasi indagine sul calcioscommesse».
Un racconto quello di Gervasoni che gli investigatori devono ancora verificare, visto che finora sono emersi solo sospetti su alcune squadre ma nessuna prova di coinvolgimenti diretti o indiretti. Su Lecce e Bari si era già focalizzata l’attenzione degli investigatori, mentre su Lazio, Genoa e Palermo bisognerà ora approfondire con riscontri e altri interrogatori. Le dichiarazioni del difensore comunque non potranno che allungare la lista degli indagati dell’inchiesta e portare gli inquirenti anche ai tempi supplementari.
L’interrogatorio davanti al pm Roberto Di Martino è durato poco più di cinque ore: Gervasoni ha nuovamente ammesso, come aveva fatto già davanti al giudice per le indagini preliminari Guido Salvini il 22 dicembre scorso, di aver manipolato la partita Atalanta-Piacenza del 19 marzo scorso, finita 3-0, che ha portato all’arresto di Cristiano Doni, ex capitano dell’Atalanta indagato dall’estate scorsa. In quell’incontro, finito da subito sotto la lente degli investigatori, Gervasoni provocò un rigore facendo fallo. Il difensore di Legnano, 30 anni il 4 gennaio, ha negato l’episodio del Minias con l’«avvelenamento» dei giocatori della Cremonese che ha dato l’avvio all’inchiesta, ma ha spiegato di aver iniziato la propria carriera di «piazzista» a Bergamo, quando era in forze all’Albinoleffe, società dalla quale provengono altri calciatori coinvolti nell’indagine, come Filippo Carobbio e Paolo Acerbis. Squadra, quella bergamasca, che secondo Wilson Ray Perumal, cittadino di Singapore arrestato in Finlandia per scommesse abusive e collaboratore anche degli inquirenti cremonesi, sarebbe stata sotto il «controllo finanziario» di Eng Tan Seet, cittadino di Singapore detto Dan, uno dei capi della cupola di scommettitori.
Il controllo sarebbe stato però impossibile su club di livello maggiore, che tuttavia l’organizzazione, impegnando fino a un milione di euro sulle partite, tentava comunque di esercitare, come ha raccontato Massimo Erodiani, uno degli arrestati del giugno scorso. Il «tabaccaio» aveva spiegato agli inquirenti, in uno dei suoi interrogatori estivi, come in un’occasione il gruppo degli zingari avesse fatto sapere che una delle partite su cui scommettere era Palermo-Napoli. Gli altri match su cui puntare, sempre secondo Erodiani, sarebbero stati Napoli-Chievo e Inter-Chievo, già considerate sospette nella prima fase dell’inchiesta.
Altre indiscrezioni parlano non solo di partite di cartellone ma anche di importanti giocatori che avrebbero scommesso su alcuni incontri. Ma se e quando l’inchiesta si allargherà a nomi da nazionale è ancora tutto da vedere.
(Fonte: Lastampa.it)


















