È stato un successo, e non era scontato. Lanciare in orbita una navicella spaziale è un esercizio complesso che espone agli imprevisti, e riportarla a casa integra, sulla terra o tra le onde dell'Oceano Pacifico è stato fino a ieri privilegio riservato alle superpotenze.
L'Unione Sovietica, gli Stati Uniti d'America, la Cina: la lista è corta e i nomi sono pesanti. Ora bisogna aggiungere quello di Elon Musk, sudafricano classe 1971 fondatore del sistema di pagamento PayPal grazie al quale ha poi finanziato i progetti di Tesla Motors e Space X, quest'ultima con l'ambizione dichiarata di fornire un sistema di trasporto spaziale completo di lanciatore e capsula per il trasporto in orbita di persone e cose.Lancio da Cape Canaveral sulla testa del razzo Falcon 9 poco dopo le 16 italiane, due giri intorno al nostro pianeta e poi – a meno di tre ore dal via - lo splashdown 500 miglia al largo del Messico. DEMO-1 è stata una missione di breve durata ma di importanza storica per la navicella Dragon, meno di 7 metri cubi pressurizzati di tecnologia sviluppata in California, ieri imbottiti di strumenti per la misurazione delle condizioni registrate durante il volo. Nella fase di rientro in atmosfera la temperatura esterna sale ben oltre il punto di fusione del ferro e uno dei compiti delle indagini del dopo missione sarà proprio la verifica delle condizioni delle vivibilità a bordo e la verifica capillare della tenuta strutturale.
Creata nel 2002 in California, Space X ha incrociato la crisi profonda della Nasa traendone involontari quanto enormi benefici. Dopo il disastro dello shuttle Columbia del 2003 gli americani sono rimasti a terra per 907 giorni di fila e quando il Discovery è tornato in orbita nell'estate del 2005 il destino della navetta shuttle era comunque segnato. Troppi anni, troppi voli, troppi dollari per mantenerlo operativo sulla rotta della Stazione spaziale internazionale (Ssi). Mentre gli Shuttle venivano rimessi a nuovo con costi esorbitanti i russi mantenevano in vita la stazione lanciando con imbarazzante regolarità la vecchia ed economica Soyuz. Tagliato dall'amministrazione Obama il programma Constellation sostenuto da Bush Jr., l'accesso all'orbita bassa (la cosiddetta LEO) dove vola la Ssi ormai completata è diventata una priorità nazionale, anche se non ha il fascino della grande esplorazione interplanetaria. Arrivarci con regolarità, e senza dover pagare un miliardo di dollari l'anno a Mosca per il servizio di trasferimento degli astronauti Usa, vale l'investimento a sostegno dei privati che la Nasa gestisce per conto di Washington attraverso il programma COTS (Commercial Orbital Transportation Service).Con il successo del test di volo della navicella Dragon, Musk si candida ora più che mai a recitare la parte del leone nella prossima tornata di finanziamenti. Ora i voli DEMO-2 e 3, che dovranno comunque precedere la prima missione operativa del nuovo sistema americano, sembrano più vicini e il calendario operativo scritto da Space X si fa serrato. Stando a Musk la compagnia potrebbe essere pronta al volo inaugurale nella versione cargo già alla fine del 2011, per poi aprire la fase del trasporto umano. Il tutto, naturalmente, al netto degli imprevisti, che sono sempre in agguato. Ancora una volta però la fortuna di Musk incrocia il declino dello shuttle: il Discovery attende da novembre sulla rampa di lancio del Kennedy Space Center di compiere la sua ultima missione e oggi, rinvio dopo rinvio, la prima data possibile è fissata a febbraio inoltrato.
(Fonte: Ilsole24ore.it)


















