«Non ci sono prove convincenti che colleghino l'uso dei telefoni e il cancro». I telefonini non fanno male, insomma. Uno studio riapre il dibattito sulla pericolosità dei telefonini per la nostra salute.
Questa volta per dire che «e stata riscontrata la mancanza di meccanismi biologici per i quali i segnali radio dei telefoni cellulari potrebbero innescare lo sviluppo di tumori al cervello come il glioma e meningioma». La ricerca è stata realizzata da un gruppo di ricercatori di Regno Unito, Australia, Stati Uniti e Svezia.
«Anche se rimane qualche incertezza, crescono sempre di più le prove contrarie all'ipotesi che i telefoni cellulari possano causare tumori al cervello negli adulti», hanno scritto gli esperti sul giornale Environmental Health Perspectives. Incoraggiante. Ma c'è da crederci? Gli scienziati sono divisi. Un mese fa l'Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell'OMS dichiarava che «le radiofrequenze generate dalla telefonia mobile potrebbero causare il cancro».
Secondo Anthony Swerdlow dell'Institute of Cancer Research del Regno Unito e presidente della Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni non ionizzanti, le due posizioni non sono necessariamente in contraddizione. Il ricercatore, che ha partecipato allo studio, ritiene che lo IARC avesse bisogno d'inserire i telefoni cellulari all'interno di una determinata categoria di rischio, in base a un sistema di classificazione prestabilito.
Swerdlow e i suoi colleghi hanno analizzato i risultati di diverse ricerche e oltre ad aver rilevato problemi metodologici nelle rilevazioni dei dati (che comunque rimangono pochi visto la portata del problema), non hanno riscontrato indicazioni di un incremento dei tumori al cervello. Secondo Swerdlow la situazione dovrebbe diventare più chiara nei prossimi anni.
«Tuttavia anche considerati i limiti delle prove, questo report evidenzia che ogni rischio sembra essere troppo piccolo per essere rilevato, persino nella massa di persone che ora usa i telefoni mobile», ha dichiarato alla Reuters il professor David Spiegelhalter dell'Università di Cambridge, che non è stato coinvolto nello studio.
(Fonte: Ilsole24ore.it)


















